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Di Mariella De Francesco – Delegazione di Firenze

La nuova stagione di degustazioni a cura di Leonardo Romanelli, ospitate a Villa Olmi, conferma la riuscita collaborazione di Fisar Firenze con il noto giornalista/critico/blogger enogastronomico. L’appuntamento di ottobre del ciclo “Le Delizie di Leonardo” è stato dedicato allo Chardonnay.

Il classico “bravo scolaro”, diligente e dotato, cosi lo definisce Leonardo, in virtù della sua versatilità e generosità sensoriale. Re nella Borgogna bianca e in Champagne, onnipresente nel Vecchio come nel Nuovo Mondo, si potrebbe dire globalmente buono; ma non per questo prevedibile o banale. Cambia veste a seconda del territorio e delle intenzioni, raffinato o più immediato, disinvoltamente trasversale: questo l’assunto che ha portato a selezionare dieci interpretazioni del vitigno da parte di altrettante tenute toscane, diverse per suoli, microclima e stili produttivi.

Cominciamo dalla zona del Chianti Classico raddese con il Poggio alle Fate 2018 del Castello di Albola: profumo vegetale e fresco, appuntito e sapido, la traccia amarognola finale suggerisce ancora un po’ di attesa. Da Gaiole il Molino delle Balze 2018 di Rocca di Castagnoli: noci fresche, pesca bianca ed erbe aromatiche, palato di avvolgente morbidezza. Più a sud con Avane 2018 di Azienda Agricola San Felice: pesca gialla e noce moscata, leggero caramello, ampiezza controbilanciata da fresca chiusura. Dal Valdarno Superiore il Quarto di Luna 2018 di Tenuta San Jacopo: si torna ad un’espressione più fresca, con note di mela verde e bocca lineare e snella. Vicino a Castelnuovo Berardenga con il Lugherino 2018 di Vallepicciola: frutto che torna maturo con mela golden, note di camomilla, sapidità lieve e freschezza decisa.

Il Sommelier Magazine Chardonnay di Toscana a Villa Olmi

 

Consueto intermezzo gastronomico, stasera con gli ottimi salumi della storica norcineria Mannori di Prato: finocchiona IGP, soprassata e pancetta arrosto (quest’ultima è una loro deliziosa esclusiva).

Riprendiamo il viaggio andando a ritroso con le annate, verso Barberino Val d’Elsa con lo Chardonnay 2017 del Castello di Monsanto: fiori di campo ed erbe mediterranee, pesca matura, spezie e tostature delicate; equilibrio tra potenza, ampiezza e acidità finale. Il più settentrionale della serata è il Quattro Chiacchiere a Oltrepoggio 2017 di Colognole: mela cotogna ed erbe officinali con accenno piacevolmente ossidativo, sapido e dichiaratamente fresco. Da Gaiole lo Chardonnay 2016 di Capannelle: agrumi maturi e mango, spezie ed erbe aromatiche, potenza e struttura austere. Ancora Castelnuovo Berardenga con I Sistri 2016 di Felsina: lieve nota lattica, rotondità di tostature e spezie dolci, disteso e strutturato. Infine al margine sud della Toscana, Capalbio, con lo Chardonnay 2016 di Monteverro: note burrose, mandarino, miele, in armonia la sapidità e la freschezza con la generosa rotondità.

Premessa (e promessa) mantenuta: Romanelli, affiancato dalla squadra composta dai nostri abili sommelier, ci ha proposto declinazioni marcatamente diverse di questo vitigno, tra le quali è un piacere ritornare, ai tavoli dei singoli produttori, per scegliere i calici che accompagneranno i piatti del delizioso buffet autunnale di Villa Olmi.

 

 

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