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di Ugo Baldassarre

Storia

Tra i discendenti del Greco, vitigno importato dalla Tessaglia dai Pelagi, progenitori del popolo greco, il clone che si è ambientato in alcuni areali della Campania è sicuramente quello che presenta caratteristiche più particolari.

La coltivazione del vitigno si diffuse all’inizio sulle pendici del Vesuvio e successivamente in altre zone interne e nella provincia di Avellino, dove prese il nome di Greco di Tufo perché coltivato proprio attorno all’omonimo paesino. Il ruolo del Greco, nell’espansione della vitivinicoltura, dell’Irpinia e della Campania poi, è stato fondamentale: basti pensare che a partire dagli anni Settanta, proprio partendo da Tufo e dal vino che lì si produce, la linea ferroviaria Rocchetta – S. Antonio, fino a quel momento utilizzata principalmente per il trasporto dello zolfo, ricchezza della zona che comincia ad andare in crisi, diventa il mezzo per trasportare la nuova ricchezza e prende il nome di “ferrovia del vino”.

Il Sommelier Magazine FOCUS ON: IL GRECO DI TUFO

Il vino

Il Greco è anche vino dai due volti. Già, perché il Greco è gentile e scontroso, raffinato e popolano, elegante ed a volte pacchiano. Dal passato più antico, in cui si prestava all’utilizzo del bere quotidiano locale, ai fasti cui è assurto più di recente, questo vino ha finito per rappresentare emblematicamente nell’immaginario comune il vino bianco di qualità del Sud.

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