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Di Giampaolo Zuliani

 

Nella pratica di degustazione, la valutazione del colore di un vino assume un valore assai rilevante poiché, se ben approfondita, può suggerire un insieme di informazioni interessanti. In particolare, possiamo capire dalla tonalità aspetti quali il livello di maturazione delle uve, le aree climatiche di coltivazione, le pratiche enologiche, i tempi e i contenitori di affinamento. Il colore viene perciò ad assumere quella valenza di contenitore e anticipatore di informazioni che possono aiutare il degustatore nel prosieguo dell’analisi sensoriale. Una delle variabili in gioco, che distingue il buon degustatore da un degustatore alle prime armi, è la consapevolezza che ognuno di noi possiede dei “preconcetti” visivi che possono inquinarne la valutazione. Un particolare condizionamento è conosciuto come “il sapore visivo” ossia la predilezione a valutare con maggiore apprezzamento alcune tonalità rispetto ad altre e, in tal modo, perdere l’oggettività dell’analisi. Allo stesso modo, il “sapore visivo”, applicato alla percezione degli odori, può portare ad associare, con poca profondità ed attenzione, il colore rosso con le sole molecole olfattive di frutti rossi così come si può tendere ad associare il colore bianco esclusivamente con le molecole odorose della frutta bianca.

Il Sommelier Magazine L’analisi organolettica del colore nei vini

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