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Di Emanuele Cenghiaro

Foto: Consorzio DOC Delle Venezie

C’è voglia di Pinot grigio nel mondo: ne è convinto il Consorzio DOC Delle Venezie, che di questo vino fa la sua bandiera. Costituito solo nel 2017, è alla sua terza vendemmia ed è già una delle denominazioni italiane più vivaci e produttive, oltre a essere anche la più estesa in Italia visto che copre gli interi territori di Veneto e Friuli Venezia Giulia oltre al Trentino. E, se quasi la metà della produzione mondiale di Pinot grigio proviene dal Belpaese, le cantine aderenti alla Doc Delle Venezie ne forniscono l’85%, pari al 40% del totale mondiale, potendo contare su 26.500 ettari vitati che nel 2018 hanno prodotto 1,7 milioni di ettolitri e 200 milioni di bottiglie.

Sono numeri che ben chiariscono l’importanza di quello di cui si sta parlando; numeri su cui si è riflettuto lunedì 14 ottobre 2019 all’hotel Amadeus, sede del primo convegno promosso dal Consorzio Doc Delle Venezie dal titolo “Pinot grigio, stile italiano”, affiancato dalla degustazione di oltre 80 etichette della vendemmia 2018.

La conferma che il Pinot grigio sia il vino bianco fermo italiano più esportato nel mondo lascia però aperta anche qualche domanda. Il suo successo in passato ne ha fatto, in Italia come all’estero, quasi una “commodity”, un termine emerso molte volte durante il convegno. Ora, il 96% del prodotto prende la via dell’estero, e di questa quota il 37% va negli Stati Uniti e a seguire in Gran Bretagna (il 27%), mercati dove si trova a competere con produttori europei – il celebre Pinot gris alsaziano un tempo noto come Tokay d’Alsazia, il tedesco Rulander e il Grauburgunder – ma anche statunitensi e australiani. La competizione è spesso sul “prezzo”, non sulla “qualità”, e l’immagine del Pinot grigio come prodotto “premium” è oggi appannata. In Italia non va molto meglio.

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Uno dei compiti per cui la Doc Pinot grigio Delle Venezie è nata, sostituendosi alla ex Igt, è proprio il tentare un riposizionamento del Pinot grigio italiano, facendo comprendere ai consumatori, soprattutto stranieri, il plus di valore che può dare l’origine italiana del prodotto.

Il nostro lavoro – ha dichiarato il Presidente del Consorzio Delle Venezie Doc, Albino Armani – vuole garantire un Pinot grigio nazionale capace di distinguersi per personalità e qualità, grazie a una riduzione delle rese per ettaro e a una meticolosa attività di controlli e analisi organolettiche. L’obiettivo è offrire un vino che vada oltre il vitigno per mostrarsi con un’immagine diversa, in cui emergano territorio e uva di eccellenza”.

È un percorso in salita, che non dovrà vedere spettatori le altre 19 Doc che nel Triveneto hanno nei disciplinari questo vino. Già la vendemmia 2018 ha mostrato la crescita della qualità, come hanno confermato le degustazioni, e la 2019 si preannuncia ancora migliore. Basterà? Il marchio del Consorzio, un “ferro” di gondola che rende universalmente intelligibile la provenienza della bottiglia, proverà a convincere i consumatori a scegliere il Pinot grigio italiano.

Un primo passo da compiere è tornare a far conoscere il Pinot grigio. Ad esempio, c’è ancora chi si stupisce di trovarne una versione… colorata. C’è da sapere che non si tratta di un’uva a bacca realmente bianca, essendo il Pinot grigio una mutazione del Pinot noir di colore più scarico. Se vinificato a contatto con le vinacce assume una tonalità tra il ramato e il rosato carico, e “Vin ramato” era il nome con cui si usava indicarlo ai tempi della Repubblica veneta. Il successo è arrivato nel secolo scorso con la vinificazione in bianco, così purtroppo oggi il ramato lo fanno in pochi, e meno ancora sono quelli che lo imbottigliano.

L’eterogeneità del territorio di provenienza, così ampia da andare dalle Alpi al mare, fa sì che nel Pinot Grigio Delle Venezie Doc non sia facile riscontrare un’unica caratteristica del terroir che lo contraddistingua inequivocabilmente. Dotato di acidità e al contempo di buona corposità in bocca, ricco di profumi fruttati, è invece un vino versatile. Scelto spesso come aperitivo, è anche l’ideale compagno per molti piatti a base di pesce e carni bianche, non solo leggere.

 

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