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Il Sommelier Magazine Rabbiosa Pat del Colmèl L’Azienda Agricola Vitivinicola ed Agrituristica Pat del Colmèl si trova nel territorio di Castelcucco in linea d’aria a metà strada tra Monfumo e ad Asolo, lo scenario che si attraversa per raggiungere l’Azienda è un incredibile crocevia di poggi e boschi all’interno del complesso collinare prealpino che collega da est a ovest il Piave con Bassano del Grappa, colline scenografiche dai profili dolci e armonici che beneficiano di una protezione importante fornita dalla linea eroica dei Monti Tomba, Monfenera e Grappa che si ergono alle loro spalle, colline che sembrano disegnate dalla natura per sbalordire gli sguardi e rendere faticosa l’opera dei viticoltori che lavorano questi terreni.

Ad accogliermi come un ospite in casa facendomi presto dimenticare di essere un visitatore c’era Gabriella, moglie di Lino Forner che dopo avermi accompagnato in cantina a salutare “el Paròn” mi riceve all’interno della locanda agrituristica per una piacevole chiacchierata al gusto di un caffè, da dietro il bancone e nonostante l’inevitabile mascherina le si vedono gli occhi sorridere orgogliosamente quando mi racconta la storia degli ultimi anni, le soddisfazioni ed i premi, al contempo, quegli occhi non riescono ad nascondere il risentimento per qualche inevitabile delusione, tuttavia la luce nel suo sguardo ritorna fulgida quando si parla della ritrovata notorietà e diffusione del vitigno Recantina, molto per opera e merito di suo marito, e quando mi accenna dei loro progetti, sia materiali e pratici come l’allargamento della cantina ma anche enologici, questi ultimi grazie soprattutto alla passione ed alla dedizione del figlio Matteo che ha avviato un percorso di valorizzazione e sviluppo dello sconosciuto vitigno autoctono Rabbiosa, una strada che è ancora sentiero in cui mi addentro con tutta la mia attenzione e curiosità.

Ho avuto, per gentile concessione e ringrazio infinitamente, il privilegio di poter sfogliare una copia numerata, in bella mostra nell’atrio di ingresso, dello splendido volume “Ampelografia Generale della Provincia di Treviso promossa dal Comizio Agrario di Conegliano e compilata dalla Commissione Governativa per ordine e provvedimento del Ministero d’Agricoltura Industria e Commercio del Regno d’Italia”, edito nell’anno 1870, nella sezione dei vitigni a bacca bianca classificata al n°35, raccolta nel Distretto di Asolo, è raffigurata un’uva volgarmente detta Rabbiosa bianca, avidamente ne leggo la descrizione analitica cercando di interpretare la calligrafia amanuense ottocentesca, il registro suddivide

le caratteristiche del vitigno per Terreno, Lavoro, Tempo, Parti Legnose, Parti Erbacee in cui si apre una sottosezione approfondita, Difetti della Vite, Nemici, Uva e Vinificazione, gli occhi corrono veloci tra le righe alla ricerca di dati interessanti e informazioni curiose, le mani accarezzano queste pagine con la giusta devozione e profondo rispetto, nella sezione Tempo vi è scritto, sulla riga Epoca dell’introduzione, la parola…remota, ed è proprio in quel momento che sento il bisogno di gettare lo sguardo fuori dalla vetrata, verso quell’anfiteatro naturale di vigneti che guardano Asolo e i suoi colli, per fermare qualche attimo il mio tempo e tentare umilmente di vedere questo Territorio con gli stessi occhi di un vignaiuolo della Repubblica Serenissima.

Non è stata una scelta semplice quella di decidere qualche anno fa di non estirpare vecchie piante di varietà autoctone recuperate tra i filari a discapito di vitigni più produttivi e redditizi, Lino e Matteo tuttavia hanno seguito il loro istinto, senza dubbio la loro passione, i risultati non sono tardati a giungere per il lavoro svolto con il vitigno Recantina, non è per nulla scontato, in qualsiasi mestiere, rimettersi nuovamente in gioco, con sacrifici e investimenti, impegno e lavoro, ripartire da zero verso nuovi traguardi, anzi, ci vuole coraggio, quel coraggio audace che hanno coloro i quali credono fermamente in qualcosa e che sono disposti a lottare, su tutti i fronti, per ottenere l’obiettivo, e quelli del Pat su al Colmèl quando prendono una strada arrivano in fondo, c’è da scommetterci, come per il prossimo futuro di questo Vino rifermentato, in questa versione semplicemente frizzante in cui le uve del vecchio vitigno Rabbiosa, raccolte a mano da circa 1500 piante di cui un terzo centenarie, si esprimono in splendida purezza assieme ai leviti depositati sul fondo della bottiglia, un Vino che rivede la luce pur nella sua velata torbidezza e che torna ad espirare delicati profumi nell’aria liberando le sue note fruttate ed esotiche, che rivive una nuova libertà dopo un lungo oblio e con la sua freschezza riporta il piacere del gusto riaccendendo di entusiasmo queste giornate autunnali di ottobre come… una meraviglia che allieta il cuore dell’Uomo.

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