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Di Alice Lupi

Siate pronti” recita uno dei motti scout. In ogni sentiero il viandante è un esploratore che vive e traccia sempre percorsi nuovi. Egli sa anche vedere, le medesime cose, da altri punti di vista; così, tutto ai suoi occhi appare nuovo. In quest’ottica, le guide e gli esploratori vivono insolite esperienze che poi diverranno storie, uniche ed autentiche, che potranno un giorno raccontare.

Una linearità a cui si affianca, e spesso domina, un’oscillazione tra il tempo presente, la realtà attuale e i cambiamenti in corso, e il tempo passato, il rassicurante detentore di una felicità che non può tornare. Il denominatore comune rimane sempre il coinvolgimento, l’emozione tra nostalgie e nuove occasioni. In fondo, la continua dualità è il leitmotiv del Sommelier, incastonato in una dicotomia emozionale tra il desiderio di ripercorre, attraverso l’esame organolettico di un vino, un ricordo vissuto e, al contempo, quello di vivere nuove sensazioni.

Se dà una parte il vino è emozioni personali, dall’altra esso è anche socialità. Nella socialità, ovvero come noi ci presentiamo al mondo, il vino è un mezzo distintivo. La distinzione sociale passa e si esprime anche attraverso un linguaggio narrativo che, ahinoi, a volte circola per descrizioni pittoresche e rocambolesche del nettare di Bacco. Il fascino narrativo (orale e scritto che sia) e la distinzione fanno giocoforza coppia, l’uno nutre e sostiene l’altra.

Il contesto descritto aiuta ad inquadrare il nostro modus operandi, nel  quale, ad esempio, si incorniciano sia le parole del Presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella che espone quella che lui chiama la sindrome dell’esploratore – riferendosi alla figura dell’enologo che ha bisogno di trovare sempre nuove strade da percorre – che il frame di un nuovo apporto al linguaggio narrativo del vino  con l’introduzione del neologismo Enogramma, ideato dal prof. Vedovelli e dal prof. Salvatore Speranza – che indica come il vino possa, attraverso i suoi elementi (bottiglia, etichetta, tappo…), comunicare autonomamente senza avvalersi necessariamente della parola dell’uomo.

Punti di vista che, ogni comunicatore del vino, dovrebbe approfondite per una risemantizzazione più attuale della narrazione dello stesso.

Da questo puzzle di elementi descritti – seppur brevemente di storie da apprendere, da vivere, vissute e da raccontare (in primis a sé stessi) – la Redazione de Il Sommelier ha scelto di scrivere una storia insieme: fatta di novità e di cambiamenti, di informazioni e aggiornamenti, di una visione non solo enologica ma anche enoica. Certo, resisterò alla tentazione di elencare tutto ciò che abbiamo pensato, ideato, realizzato… ma non ad affermare che la Redazione ce l’ha messa tutta per costruire un numero professionale all’altezza di questa prestigiosa rivista, con l’entusiasmo e l’emozione che caratterizzano chi traccia un inconsueto sentiero, con la prontezza e la dedizione delle guide e degli esploratori ma, soprattutto, con la passione di chi ha una storia nuova da raccontare, quella dei narratori del vino.

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