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Alice Lupi Direttore Responsabile

“Faccio oggi quello che facevo ieri” spiegava così la società tradizionale il sociologo Franco Ferrarotti durante le sue lezioni universitarie. Una società che attraverso la ripetizione di gesti portava avanti il suo patrimonio culturale e grazie alla parola pronunciata e ripetuta (detti, racconti…) trasmetteva il suo sapere. Un modo per non perdere il filo, potremmo dire. Una società prevalentemente orale, come la chiamerebbe Walter J. Ong, quella della Grecia antica che attraverso la narrazione mitologica riferiva gesta che servivano ad indirizzare il comportamento collettivo, ad orientare le scelte ma ancor prima a dare significato e risposta all’uomo sul mondo circostante. Basti pensare ai racconti di Arianna e Teseo, al viaggio di Ulisse, al volo di Icaro.
A tutto ciò erano funzionali gli oggetti (come brocche, vasi, calici…) che l’arte impreziosiva ispirandosi ai miti. In questo senso la mitologia è un artefatto umano (non esiste in natura), proprio come gli oggetti vi rientrano a pieno titolo. L’anfora, manufatto fittile dalle diverse varianti, contenitore di vino e di diverse derrate alimentari, ha permesso, grazie all’archeologia e agli interpreti della storia, di far comprendere parte della cultura dell’epoca (ad es. il commercio).

Oggi, l’anfora, nel nostro caso vinaria, affascina ancora, per la storia che porta con sé, per l’ingegno e le abilità di chi le realizzava, per le sue forme arrotondate, armoniose, per la sua sinuosità. Conteneva il prezioso nettare di Dioniso (Bacco per i romani) che già al tempo custodiva il mito che ancor oggi detiene “l’intero repertorio dei gesti rituali”, come scrive il prof. Giuseppe Zanetto nel suo I miti greci. La società attuale non smette di ammirare il mondo classico e, grazie alle ricerche, si rimane esterrefatti dall’ingegno e dalle destrezze del tempo. La recente ricerca del prof. Scienza, dedicata ai vini in anfora, va in questa direzione “ripercorrere una tecnica di lavorazione che nel IV e V secolo a.C. era
rara e davvero particolare”. Rara e particolare come la meravigliosa anfora “da spumante” in copertina, che ci è stata concessa dal Museo delle Navi Antiche di Pisa, e raccontata dettagliatamente dall’archeologa Pace.

L’intero speciale de Il Sommelier è un omaggio al tempo classico quale diffusore della vite e del vino. In questo numero, noi della Redazione, ci siamo anche occupati del contemporaneo. Abbiamo intervistato il Direttore Generale dell’OIV Roca per capire meglio il ruolo della donna oggi nel nostro settore. Mentre l’intervista al prof. Morcellini ci aiuta a comprendere cosa sia una fake news e perché oggi si generi con facilità anche nel comparto enoico; lo storico Ognibene ci testimonia che le false notizie, in questo settore, esistevano anche nel periodo classico. Oramai, la diffusione delle notizie è molto veicolata da internet che ha cambiato il nostro modo di comunicare, ha inciso sulle nostre abitudini anche in termini di consumo, così abbiamo voluto capire la realtà dell’acquisto del vino in Italia tramite l’e-commerce.

La messa online, nei giorni scorsi, del sito web ilsommeliermagazine.it, ci ha permesso di introdurre, in alcuni articoli, il QR-Code e vista la platea internazionale con cui Fisar, e, giocoforza, Il Sommelier, entrano ormai in contatto, abbiamo cominciato a proporre
al pubblico alcuni articoli anche in lingua inglese. Un numero questo de Il Sommelier che racconta il presente (anche affrontando agli albori il tema del Covid-19 rispetto ai riflessi economici sul mondo agroalimentare) e il lontano passato avvalendosi di articoli e interviste che sono un’interpretazione di due società distinte in rapporto al mondo vinicolo. In particolare, la mitologia fa parte della nostra esistenza intellettuale (cfr. la psicanalisi con
il complesso di Edipo, i videogiochi chiamati con i nomi degli dei dell’Olimpo). Di fondo la mitologia classica è un’interpretazione allegorica di concetti senza tempo, che si esprime anche in modi di dire come non perdere il filo (del discorso) che fa riferimento al gomitolo rosso tenuto da Arianna srotolato per aiutare il suo amato Teseo a non perdersi nel labirinto di Cnosso; proprio questo fil rouge fa aggiungere che ella, abbandonata dal giovane amato, sposò Dioniso, il dio dell’ebbrezza e del vino di cui, noi sommelier e appassionati di vino, ne portiamo avanti la cultura.

HOLDING THE THREAD

Alice Lupi Editor in Chief

“I do today what I did yesterday”. This is how the sociologist Franco Ferrarotti used to explain traditional society during his university lectures; a society that transferred their cultural heritage and knowledge to posterity by re-enacting gestures, using speech and
the repetition of words (proverbs, tales…). One way not to “lose the thread”, one could say. A predominantly oral society, Walter J. Ong would declare referring to ancient Greece. Using mythological narratives, Greek society would describe deeds that served to guide collective behavior and drive choices; but, more importantly, to provide mankind with a meaning for its surroundings. Just think of the tales of Ariadne and Theseus, of Ulysses’ journey, of Icarus’ flight. Objects (such as jugs, vases and chalices…), embellished with
mythological figures, which fell within the wide world of transmitting cultural heritage. Exactly like these objects, mythology can be considered a human artefact (as it doesn’t exist in nature). The amphora, a clay artefact in its different variations -both container of
wine and different foods- has enabled archaeologists and historians to interpret the culture of the time (e.g. trade).

Today, we continue to be fascinated by the wine amphora for the history it conveys, for the ingenuity and ability of the” potters who produced it, for its rounded, harmonious forms, and for its sinuosity that contained the precious nectar of Dionysus (Bacchus for the Romans). Already, at the time, the amphora contained the myth which, in turn, contained “the entire repertoire of ritual gestures” states Prof. Giuseppe Zanetto in his book Greek Myths. Modern society continues to admire the classical world and, as research progresses, we are constantly amazed by the ingenuity and dexterity of the time. A recent research by Prof. Scienza on wine amphoras confirms this when he underlines the importance of “retracing a processing technique that in the 4th and 5th century BC was rare and very special”.  Rare and unique as the wonderful “sparkling wine” amphora on the magazine cover, which was given to us by the Museo delle Navi Antiche in Pisa, and described in detail by the archaeologist Pace.

This whole special issue of Il Sommelier is a tribute to classical times and their role in the diffusion of both the vine and wine. In this issue, we, the editorial team, have also considered contemporary times. We interviewed the Director General of OIV Roca to better understand the role of women in today’s winemaking industry. While the interview with Prof. Morcellini helps us understand the meaning of fake news and why it is easily generated even in the wine industry; the historian Ognibene tells us that fake news in this industry also existed in the classical period. Nowadays, news is mostly conveyed via the Internet, changing the way we communicate and affecting also our consumption patterns. Thus, we wanted to understand what it means to buy wine online in Italy using e-commerce.

The recent online launch of the website ilsommeliermagazine.it has allowed us to introduce the QR-Code in some articles, while, given Il Sommelier’s and Fisar’s increasing interaction with international audiences, we have started translating some of the articles into English.  This issue of Il Sommelier describes the present and the distant past using articles and interviews that are an interpretation of two separate societies in relation to the world of wine. In particular, mithology is part of our intellectual being (e.g. psychoanalysis for the Oedipus complex, or the video games named after the Olympian gods). Ultimately, classical mythology can be considered an allegorical interpretation of timeless concepts, which is expressed in common expressions such as “not losing the thread” (of a conversation). This expression refers to the red ball of thread that Ariadne unrolled in the labyrinth of Knossos to prevent her beloved Theseus from getting lost; precisely the same thread (with the color red as a common theme) by which she, abandoned by her young beloved, ended up marrying Dionysus, the god of inebriation and wine.

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