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LOOKDOWN: IL MONDO DEL VINO PARLA FINALMENTE
DIGITALE?

Stefania Zolotti

I nodi che il mondo del vino italiano aspettava da anni sono arrivati al pettine ma potrebbe essere, in realtà, un colpo di fortuna inaspettato: la comunicazione non era mai stata tra le principali virtù nazionali eppure l’emergenza del virus ha di colpo creato le condizioni per uno stress test acceleratissimo che sta insegnando in fretta sia a chi vende che a chi compra.

In appena due mesi sono cambiate in contemporanea tutte le variabili legate al consumo di vino, destabilizzando il cosa, il dove, il come e il quando. Anche sul quanto, i dati hanno qualcosa da dire perché l’impossibilità di uscire, anche per bere un bicchiere di vino in enoteca – oltre al blocco di tutto il settore Horeca che incasserà i problemi più seri insieme allo stallo del turismo del vino – avrebbe potuto portare ad una disfatta ma così non è stato. Una ricerca Nomisma di fine aprile attesta che il 30% degli italiani ha ridotto i consumi ma che hanno comunque messo mano al portafogli per non restare mai in casa senza bottiglie. La grande rivoluzione di questo 2020 in emergenza è che la comunicazione del vino ha scoperto il digitale e che gli acquisti online stanno consolidando una nuova abitudine. Chiusi in casa da marzo a maggio, gli italiani hanno dimostrato di comprare bottiglie mediamente meno care ma di farlo molto più spesso di prima: la paura del futuro frena quindi la capacità di spesa ma non riesce a trattenere la frequenza e per gli addetti ai lavori andrebbe letto come un successo. In emergenza, l’analisi dei comportamenti sociali diventa oggetto prezioso di studio da parte dei migliori uffici marketing (le aziende del vino prendano nota di come si stanno comportando gli italiani e si affrettino a riadattare strategie e campagne) e anche i Sommelier potrebbero approfittarne iniziando a prendere coscienza che la fisicità del vino sarà limitata ancora a lungo e che anche loro sono chiamati all’appello del web come nuovo spazio d’azione, di relazione e di misura.

Le nuove piattaforme di vendita online spuntano adesso come funghi, accanto a quei nomi veterani che da più di dieci anni trainavano già un segmento di acquisto finora snobbato rispetto a Cina, Regno Unito, Stati Uniti, Nord Europa. Balza agli occhi che le piattaforme online del vino abbiano fatto capolino tra i palinsesti pubblicitari televisivi in prima serata: non più, quindi, investimenti a basso costo nel web ma nella vera pancia del pubblico generalista e nazionale.

Online si è trasferito tutto il mondo del vino: dai corsi agli aperitivi, dalle degustazioni agli incontri coi buyers stranieri. Dall’hashtag nazionale #iorestoacasa – che per la prima volta nella storia è stato usato indistintamente da cittadini, aziende, politica e istituzioni – al ben più sintomatico #iobevoacasa che ha spopolato sui social.

Non poche le app aziendali create negli ultimi due mesi e rese gratuite nei Paesi esteri in modo da favorire la conoscenza e il supporto al vino tricolore in un momento tanto svantaggioso: la sospensione delle fiere e degli incontri commerciali ha generato il bisogno di tenere solidi i legami e i contatti. Chi non ha perso lo spirito, rimarca quanto si siano almeno abbattuti i costi di viaggi e trasferte.

Il Sommelier Magazine CORONAVINUS, CHE FARE?

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