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A cura di Marco barbetti – Miglior Sommelier FISAR 2018 – Trofeo Rastal

 

Lo immaginavo, certo, ma ancora non sapevo che l’areale del Cortonese fosse quell’autentico gioiello paesaggistico che mi sono trovato davanti agli occhi.

 

Un panorama e una zona che non hanno ancora raggiunto la fama che meritano: i dolci pendii e l’ampia valle disegnano uno sfondo leggero e bucolico, caratterizzato da vigneti ordinati, casali e castelli, uno sfondo interrotto solo dalla città di Cortona e da alcuni paesini perfettamente inseriti nel contesto.

Qui, si respira la storia: tutta la zona era costellata da insediamenti etruschi, il più importante dei quali proprio Cortona, oggi importante centro turistico apprezzato soprattutto dai turisti americani.

Questo è il contesto (raccontato male, fidatevi: è ancora meglio) in cui insiste la denominazione Cortona Doc., tutelata da un fervente consorzio che ha stretto una bella collaborazione con Fisar: è per questo motivo che mi trovo qui, a visitare i produttori di questo territorio.

 

Adesso, un po’ di storia.

Costituito nella primavera del 2000, il consorzio si è impegnato, tra le altre cose, per concretizzare il lavoro iniziato diversi anni prima: diffondere il Syrah nel proprio territorio, che oggi conta circa 300 ettari di produzione. Questo antico vitigno, originario della valle del Rodano, pare sia stato importato in Toscana dal Conte di Montecarlo di Lucca nei primi anni del 1900. Con l’aiuto del professor Attilio Scienza dell’università di Milano, negli anni Settanta vennero eseguiti degli studi pedoclimatici dell’areale Cortonese che evidenziarono un’analogia con quello della costa del Rodano. In seguito, fu avviata la coltivazione sperimentale di diversi cloni di Syrah per valutare quale si adattasse meglio al territorio. Oggi la denominazione consente l’uso, per quanto riguarda i vitigni a bacca rossa, di Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese e Syrah, che rappresenta circa l’80% della produzione totale. Tutto il territorio, che si trova tra i 300 e i 600 metri sul livello del mare, risente del benefico influsso del vicino lago Trasimeno, che favorisce la maturazione delle uve grazie al suo potere di mitigazione sul clima.

 

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Il mio tour, che conterà in totale la visita di otto aziende, inizia un sabato mattina nella località di Petraia di Cortona, nell’azienda “I Vicini” di proprietà di Romano Antonioli. Già il nome ha una bella storia: l’azienda si chiama così perché la proprietà si trova in prossimità di noti produttori che hanno fatto onore alla viticoltura italiana. La famiglia dell’avvocato Antonioli, che da generazioni praticava l’attività vitivinicola in Abruzzo e a Padova, si trasferì in Toscana negli anni Settanta, dove acquistò tra le altre cose 20 ettari di vigneti.  Qui fa freddo, perciò iniziamo subito la degustazione, durante la quale l’avvocato mi illustra le caratteristiche dei terreni e delle tecniche di produzione. I vigneti, tutti ripiantati nel corso degli ultimi anni, insistono su un terreno di medio impasto. Viene praticata la viticoltura naturale e tra i filari sono coltivate diverse piante, soprattutto rape e brassicacee, che rilasciano alcune sostanze utilizzate con grande risultato dalle viti. Tra i punti d’orgoglio dell’azienda c’è l’utilizzo dell’abies siberica al posto del verde rame. Questa prassi, appresa durante un soggiorno in Russia, consente di far assorbire alla pianta parte delle informazioni contenute nel patrimonio genetico dell’abete. Una soluzione che dovrebbe evitare o limitare l’uso di altri antiparassitari. L’azienda produce una linea di vini D.O.P chiamata “Laudario” e una linea di vini I.G.T, chiamata “Arengario”. Per entrambe vengono usati in taglio o singolarmente Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese grosso.

La degustazione inizia con gli I.GT. “Arengario”. Provo un blend del 2016 a prevalenza Merlot con Sangiovese e Cabernet, dal colore rosso rubino e dall’intenso sentore di marasche mature; un Sangiovese rosè del 2018, dalle lievi note floreali ed agrumate; un Syrah rosè del 2017 dagli intensi sentori floreali e piccoli frutti rossi. Successivamente passo alle D.O.P. “Laudario”, tutti con un affinamento che varia dai 16 ai 18 mesi in barrique di rovere francese.  Passo a un Merlot del 2013 e uno del 2015. Interessante è l’evoluzione olfattiva del frutto che passa da una ciliegia appena matura in quello più giovane a una versione più concentrata della stessa ciliegia che, però, vira sulle note di confettura in quello più vecchio. Proseguo con un Cabernet Sauvignon del 2011 dalle note evolute di prugna e peperone rosso supportate da note terziarie di spezie e boise e con un Sangiovese del 2010 che sviluppa sentori terziari di cuoio e spezie supportati da un frutto maturo. Concludo con il Syrah, per il quale confronto il 2013 con il 2015. Il più giovane nel bicchiere si manifesta con un bel colore rubino intenso e poca densità. Al naso è intenso e fine con forti sentori speziati di pepe e vegetali di erba tagliata. Successivamente si fa spazio il frutto con una marmellata di more, vaniglia ed un sentore di gerani. In bocca entra con una grande struttura, ma il vino non è pienamente morbido. Il tannino ben presente non è ancora del tutto maturo, indice di una futura longevità per questo vino. Il 2013 si presenta con un colore rosso rubino intenso. Al naso è intenso e oltre a sentori di spezie e frutti, è possibile sentire soprattutto note terziarie evolute come caffè, pellame e cuoio. In bocca si manifesta strutturato, morbido e dal tannino evoluto a trama fitta. Termino il tutto con una visita alle cantine, prima di passare alla seconda tappa.

 

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L’azienda Baldetti, di proprietà di Alfonso Baldetti, dista solo qualche centinaia di metri.

Dopo il mio arrivo iniziamo subito la visita in cantina, mentre in cucina vengono ultimati i preparativi del buonissimo pranzo che ci aspetterà a tavola. Mi raccontano che la viticoltura ha sempre ricoperto un’attività importante per la famiglia, visto che già dai primi anni del 1900 i Baldetti producevano vino a base Sangiovese per il consumo personale. La svolta avvenne negli anni Sessanta quando Mario, il padre dell’attuale proprietario, rinnovò tutti i vigneti di proprietà. Una decina di anni dopo furono tra i primi a commercializzare vini in bottiglia, tra cui il bianco vergine della Valdichiana D.O.C.. Quando fu costituita la denominazione Cortona, l’azienda rinnovò ulteriormente i vigneti. Attualmente la produzione riguarda il Grechetto e lo Chardonnay per i vini bianchi e Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah per i vini rossi. Le vigne, poste circa a 300 metri sul livello del mare, insistono su un terreno di medio impasto costituito da sabbia, argilla e limo. Viene praticata una viticoltura ecoresponsabile che cerca di limitare il più possibile l’utilizzo di sostanze chimiche. Le uve, raccolte manualmente, vengono inviate alla cantina che è dotata dei più moderni macchinari per la pigiatura e la vinificazione. La visita prosegue nei locali di affinamento dove accanto alle barrique, tutte di rovere francese di media tostatura, vedo anche dei caratelli, le piccole botticelle di legno che contengono il prezioso vin santo toscano. Rimango sorpreso di trovare anche delle pupitre. Colgo nel segno: con un sorriso divertito i Baldetti mi spiegano il loro nuovo progetto. Dal 2011 è iniziata una produzione di metodo classico a base di Chardonnay e Grechetto, affinato 24 mesi sui lieviti. Arrivato il momento del pranzo, ci accomodiamo a tavola dove ci aspetta la degustazione. Partiamo proprio dal metodo classico, annata 2015, che nel bicchiere appare di un bel colore dorato intenso con un perlage fine e persistente. Il naso è fruttato con richiami a vari frutti bianchi freschi e note minerali e di lievito. In bocca è molto fresco e leggermente sapido sostenuto da un buon corpo.  Proseguo con l’I.G.T. Toscana rosè “Piet rosè” 2017 a base Merlot, Syrah e Sangiovese. Di un colore chiaretto intenso, esprime note floreali di rosa, prugne fresche e lievi sentori erbacei. Piacevolissima la freschezza che gli dona una buona beva. Passo dunque ai rossi con il Cortona D.O.C. “Marius” 90% Sangiovese e 10% Merlot. Questo vino, dedicato al nonno, affina in cemento (il Sangiovese) e in barrique (il Merlot), entrambi per 8 mesi. Di un rosso rubino chiaro, sviluppa un complesso bouquet di frutta rossa molto matura, violette, erbe aromatiche supportate da una sfumatura di boise. In bocca è caldo con un tannino non invadente che può ancora maturare. Giungo finalmente al Cortona D.O.C. Syrah “Crano” 2013. Nel bicchiere è di un bel colore rubino intenso. Il naso esprime le tipicità del vitigno, con sentori di ciliegie mature supportate da note speziate di pepe nero. A corredo ci sono note balsamiche, floreali e vanigliate. In bocca è equilibrato con un tannino non eccessivo ma evoluto. La mia esperienza si conclude nel migliore dei modi, con il Cortona D.O.C. Vin santo 2003. Molto denso ed ambrato, il vino è complesso al naso, ricco di note di frutta secca e spezie. Completano il corredo olfattivo note di caramello, vaniglia e legno. In bocca spicca una piacevole sapidità e morbidezza. Il pranzo, nemmeno a dirlo, termina con dei meravigliosi cantucci fatti a mano. Ma è arrivata l’ora del terzo appuntamento.

 

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Con un po’ di ritardo arrivo in località Il Castagno presso l’azienda Dionisio.

Vengo accolto da Fabrizio ed Alessandra, i titolari, che mi mostrano subito l’azienda. Possiedono 15 ettari di cui 12 a San Lorenzo e 3 ha proprio sotto la tenuta. Il terreno è vario, e quello che si trova al Castagno è ricco di scheletro. Nel 2000 è iniziata un’opera di sostituzione dei vigneti con cloni di Syrah accuratamente selezionati in Francia. L’obiettivo dell’azienda è una produzione di bassa resa a favore di un’elevata qualità. La produzione è di circa 40mila bottiglie l’anno. Dopo avermi mostrato i tini di fermentazione, i titolari mi portano in un altro edificio in pietra molto vecchio, la bottaia. Appena entrato rimango colpito dalla bellezza di questo posto. Le botti sono sistemate verticalmente lungo il muro più lungo, adagiate su di un’elegante intelaiatura in metallo. Vista la temperatura rigida che il sole non è riuscito ad addolcire, ci rifugiamo in casa ed iniziamo la degustazione.  Mi propongono tre vini, tutti a Syrah 100% ma con tipologie di affinamento differenti. Inizio con il Cortona D.O.C. Syrah 2017 “Il Castagnino”, che matura 6 mesi in cemento. Nel bicchiere si presenta di un colore rosso rubino con sfumature porpora. Al naso è fine con sfumature di piccoli frutti rossi freschi e ciliegie, che si affiancano a note floreali e speziate di pepe. In bocca è abbastanza equilibrato ma i tannini, in presenza ottimale, sono ancora un po’ aggressivi e non perfettamente sviluppati: giusto, vista l’età del vino. Proseguo con il Cortona D.O.C. Syrah 2015 “ Il Castagno”, affinato 2 anni in barrique di legni diversi. Il vino è di colore rosso rubino ed esprime note complesse di confettura di ciliegie arricchite da sentori di boise e l’immancabile speziatura di pepe. A corredo leggere sfumature minerali ed ematiche, liquirizia e caffè. In bocca spicca la piacevole sapidità ed il tannino, che nonostante l’affinamento, non è ancora del tutto maturo, segno di una buona longevità. Termino con Cortona D.O.C. Syrah 2013 “Cuculaia”, che affina 3 anni in barrique. Nel bicchiere questa volta il colore si fa più intenso, di un piacevole rosso granato. Anche le sensazioni olfattive sono più intense con confettura di prugne e ciliegie, note vanigliate e balsamiche. Chiude un’importante speziatura di pepe e noce balsamica. In bocca è ricco e strutturato ma equilibrato. I tannini ora sono maturi a trama fitta e carnosa. La freschezza dona al vino una bella beva. Saluto, anche se a malincuore: non posso arrivare ancora in ritardo al prossimo appuntamento.

 

 

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Avvalendomi del famoso “quarto d’ora accademico”, riesco ad arrivare più o meno in orario alla tenuta “la Bracesca”, di proprietà Antinori, a Montepulciano. Ad attendermi ci sono Elisa e Nicola Masiello. Rassegnato al fatto che la temperatura d’ora in poi potrà solo abbassarsi, iniziamo la visita all’esterno. Elisa mi mostra parte dei 340 ettari di vigneti che Antinori acquistò nel 1990. La tenuta si trova al confine tra le denominazioni di Cortona e Montepulciano. La produzione è dunque un melting pot che riassume le tradizioni dei due lati opposti della stessa vallata. Il sottosuolo Cortonese è composto da medio impasto, mentre quello di Montepulciano è di tipo vulcanico, con argilla rossa. Prima di entrare in sala degustazione, vengo introdotto nella barricaia. Varcata la porta a vetri, rimango a bocca aperta. La stanza è così ampia ed alta da sembrare una cattedrale. Quattro navate separate da file di sei alti pilastri, sorreggono un bianco soffitto a volta. Su ogni colonna, come delle moderne fiaccole, delle lampade di luce calda illuminano lo spazio, rendendo visibili lunghe fila ordinate di barrique. A lato si trovano anche delle botti grandi. Risaliamo dunque le scale per raggiungere i vini da degustare. Mi vengono serviti il rosso di Montepuliciano “Sabazio”2017 e il vino nobile di Montepulciano 2015. In rappresentanza dell’areale Cortonese, posso assaggiare invece il Cortona D.O.C. “Achelo” 2016, 100% Syrah, affinato per il 30% in acciaio e la restante parte in barrique usate. Nel bicchiere manifesta la sua giovinezza con un colore rosso rubino e riflessi porpora. Al naso è intenso con sensazioni alternanti di piccoli frutti rossi freschi e vanigliate. Seguono note mentolate e terziarie di caffè e cacao. Immancabile la speziatura di pepe. In bocca è equilibrato e morbido con un tannino non invasivo a trama fitta. La degustazione termina con il Cortona D.O.C. “Bramasole” 2013, 100% Syrah affinato in barrique di primo e secondo passaggio per 15/18 mesi.  Il colore si fa granato intenso. Il naso è evoluto e complesso. Si rincorrono note di ciliegie in confettura e vaniglia, muschio e sottobosco, resina e vegetali. Dopo poco compaiono i sentori di salvia appassita e fiori secchi come rose e viole. Chiude la speziatura con l’immancabile pepe, il cacao ed il caffè. In bocca è potente e strutturato. L’alcolicità presente e la morbidezza vengono equilibrate da una buona acidità supportata da una nota salina percepibile e soprattutto da un tannino ben presente ma maturo, con trama fitta e carnosa. Ormai è buio, ma ho ancora un’ultima tappa, dunque mi congedo e riparto in direzione azienda Mezzetti.

 

 

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L‘incontro è fissato a Tuoro sul Trasimeno presso La Casa Colonica, dove cenerò e mi sistemerò per la notte. Scopro che la degustazione accompagnerà le portate della cena.

Con me c’è l’agronomo dell’azienda, che mi racconta che la proprietà è costituita da 9 ettari di vigneti, e che l’età media delle piante è di 10 anni.

Iniziamo con il Cortona D.O.C. Cabernet Sauvignon 2016 affinato 15 mesi in barrique. Il colore rubino ed i sentori di frutta matura, spezie e peperone sono tipici del vitigno. Proseguo con il Cortona D.O.C. Merlot 2016, affinato un anno circa in barrique di 3° e 4° passaggio, che esprime note evolute di confettura di ciliegie, eucalipto e cacao. Successivamente mi viene servito il Cortona D.O.C. Sangiovese 2015 affinato 18 mesi in barrique. Il naso è fine con sentori di frutta rossa, fiori e una bella speziatura. Concludo con il Cortona D.O.C. Syrah. 2016 affinato oltre un anno in barrique di 2° e 3° passaggio. Nel bicchiere presenta un bel colore granato intenso. Al naso è fine con note eleganti di ciliegie mature e fiori. Si alternano successivamente note di liquirizia e balsamiche. Ben presente il tipico sentore di pepe nero. In bocca è corposo e caldo, con un bel equilibrio. La morbidezza è ben bilanciata dal tannino, che dimostra ancora possibilità di evoluzione.  Dopo un buonissimo dolce arriva per me l’ora di dormire.

 

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La sveglia domenica mattina suona presto: alle 9.30 ho appuntamento alla località Farneta per visitare la Cantina Canaio. Ad attendermi Mirko, uno dei proprietari, che mi illustra subito l’azienda. Di recente fondazione, ha prodotto la sua prima annata nel 2014 con circa tredicimila bottiglie. Possiedono 1,5 ettari di vigne a 350/400 metri sul livello del mare che insistono su suoli calcarei argillosi. Dopo avermi mostrato i tini di fermentazione e la barricaia, dove scorgo qualche caratello per il Vin Santo, saliamo per la degustazione.

Iniziamo con il Toscana I.G.T.  “Il calice” 2016 100% Syrah, affinato in acciaio e tonneaux. Dal colore rosso rubino intenso, al naso esprime note di piccoli frutti rossi e neri in confettura, arricchito da sentori di boise e sottobosco. Segue una nota fresca di erbe aromatiche come alloro e fiori freschi. Ben presente la nota speziata di pepe e noce moscata. In bocca è pieno ed equilibrato, con un tannino abbastanza maturo. Proseguo la degustazione con lo stesso vino ma di diversa annata, ovvero 2016. Cambia la denominazione che diventa Cortona D.O.C. Syrah e cambia anche l’affinamento, solo acciaio. Il colore rimane pressoché invariato, con una tonalità intensa di rosso rubino. Il naso invece perde ovviamente di complessità, acquisendo una maggiore freschezza ed immediatezza con note di piccoli frutti rossi maturi, spezie e un leggero sentore floreale. In bocca è abbastanza equilibrato, dominano leggermente la sapidità ed il tannino, ancora da maturare. Un vino dalla beva piacevole. Passo quindi al Cortona D.O.C Syrah 2016 “Terrasolla” affinato in tonneaux di 1°, 2° e 3° passaggio. Nel bicchiere dimostra un bel colore rosso rubino mentre al naso si avvertono note complesse di piccoli frutti rossi in confettura, vaniglia, pepe e fondi di caffè.  In bocca dimostra una buona struttura e un bell’equilibrio. Il tannino, questa volta ben percepibile, è morbido e carnoso. La visita termina degustando il Toscana I.G.T. Merlot “Chiorre” 2016 affinato in barrique di rovere americano e acciaio. Il colore vira su un rosso granato intenso mentre al naso si avvertono sentori balsamici ed erbe officinali, corredati dalla tipica nota di peperone verde e rosso. Si avvertono in seconda analisi note fruttate di prugna e ciliegia, vaniglia e tabacco da pipa. Anche questo vino in bocca è strutturato e con un buon equilibrio. Il tannino, ben presente, ha dei margini di miglioramento, perché risulta lievemente aggressivo. Che finale, Mirko.

 

 

 

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Parto dunque alla volta di Chianacce. Qui mi aspetta cantina “Il Fitto”. L’azienda, che ha anche un agriturismo, conta circa 15 ettari coltivati prevalentemente a Syrah, ma comprende anche Sangiovese e Merlot. I suoli sono vari, limo argillosi e limo tufacei. La produzione è responsabile, evita il più possibile l’utilizzo di sostanze chimiche. Dopo la visita ai tini di fermentazione e alla barricaia, dove trovo anche qui caratelli per il Vin Santo, rientriamo in casa.  Edda, la titolare dell’azienda, ha preparato un ottimo pranzo: non c’è che dire, un’ottima chef.  Mentre pranziamo mi viene offerto il Toscana I.G.T.  2017 , 80% Sangiovese – 20% Merlot, affinato 6 mesi in barrique usate, che esprime un bouquet fine di frutta rossa matura e un leggero boise. Saliamo di intensità successivamente con il Cortona D.O.C. Sangiovese 2015, affinato dodici mesi in barrique miste di 1° 2° e 3° passaggio. Il naso è ovviamente più complesso con sentori di ciliegie mature e spezie. Finiamo la degustazione dei vini rossi con il Cortona D.O.C. Syrah 2015, affinato quindici mesi in barrique miste di 1° 2° e 3° passaggio. Nel bicchiere veste un colore rosso rubino intenso e al naso offre intensi sentori di ciliegie mature e balsamici, supportati dall’immancabile speziatura di pepe. Il pranzo si conclude, con mia grande gioia, con un calice di Vin Santo. Ringrazio Edda, il marito e i figli simpaticissimi, poi mi dirigo verso la mia ultima tappa, Cantina Faralli, in località Fasciano.

 

 

Arrivo e Andrea, uno dei titolari dell’azienda, mi mostra la cantina mentre mi racconta la breve (per ora) storia dell’azienda, una storia che ha inizio nel 2003. Poi, la degustazione. Dopo un Toscana I.G.T. Vermentino mi vengono serviti i vini rossi. Iniziamo dal Cortona D.O.C. Syrah 2016 affinato in acciaio e barrique. Nel bicchiere si presenta con il classico rosso rubino. Al naso sentori di piccoli frutti rossi supportati da una leggera nota vanigliata e speziata. In bocca è di corpo con un tannino presente ma non pienamente sviluppato.

Proseguiamo con un Cortona D.O.C. 2015 90% Sangiovese – 10% Merlot affinato in cemento. Con un colore rosso rubino, esprime sentori di frutta fresca rossa e una piacevole sensazione di timo.  Finiamo la degustazione con il Toscana I.G.T. ”Il Sorbo” 2015 50% Sangiovese – 50% Merlot. La fermentazione avviene in vasche di cemento mentre l’affinamento in acciaio e barrique esauste. Il vino si veste di un colore rosso rubino intenso. Al naso si percepiscono note di piccoli frutti rossi in confettura, boise ed erbe officinali. In bocca dimostra una bella struttura con un bel tannino evoluto.

Così si conclude il mio tour, con un saluto caloroso ad Andrea e alle sue terre e a quelle degli altri produttori che ho avuto la fortuna di incontrare in questi giorni.

 

Cosa resta, di questo viaggio? Tanti volti e tanti mani, espressione del duro lavoro che da sempre vivifica il vino e gli dà corpo e musica. Il Cortona D.O.C., questo mi sento di dire, penso abbia davvero ancora molto da raccontare, soprattutto tramite la voce del Syrah. Il consorzio che lo tutela è giovane, ma ha dalla sua parte tanti produttori che hanno voglia di sperimentare e di cercare la loro strada, di dar corpo alla loro interpretazione di questo antico vitigno. Differenziarsi, pensare in modo diverso: non saprei trovare diktat migliore per queste realtà così piene di storia e di futuro.

Sentiremo parlare presto del Cortona D.O.C., per qualità e valore commerciale. Sarò lì, con il mio calice di Syrah ben stretto nella mano.

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