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A cura di Cristina Baglioni e Karen Casagrande

In provincia di Viterbo, al confine fra Lazio ed Umbria, la Teverina, una zona vitivinicola di altissimo pregio, ove spiccano splendidi vigneti tra i borghi caratteristici e i paesaggi suggestivi.

La Fisar in Rosa il 10 agosto 2019 nella bellissima location del Muvis a Castiglione in Teverina, ha organizzato un Wine Tasting/Tavola Rotondacon le aziende vitivinicole protagoniste di questo territorio. Sono intervenute Enrica Cotarella-Famiglia Cotarella, Maria Teresa Verdecchia -Cantina Tenuta La Pazzaglia, Beatrice Scorsino – Agronoma Sergio Mottura, Madoka MiyazakiDoganieri Miyazaki, Serena Belcapo-Madonna delle Macchie, Alessandra Cerquetelli Resp. Estero Paolo e Noemia D’Amico Wines. Ha moderato l’interessante incontro Cristina Baglioni, referente Fisar in Rosa Italia Centro. Karen Casagrande, brand Ambassador Fisar e past Miglior Sommelier d’Italia 2010, ha incantato i partecipanti con la Degustazione emozionale dei vini delle produttrici abbinati ai piatti della locanda della Banda.

Il Sommelier Magazine Le protagoniste della Teverina

Il primo calice, il Best Brut di Famiglia Cotarella, è un Est Est Est! che non tradisce Trebbiano e Malvasia, e ne esalta con la bollicina accattivante le sfumature più fresche: fruttato e floreale, pesca e rosa gialla, uniti al naso e al palato, accompagnati dalla lunghezza gustativa di acidità e mineralità importanti. L’acquolina in bocca è perfetta per iniziare la cena e per smorzare la frittura di lattarino. Con un antipasto misto di pesce il Grechetto di Madonna delle Macchie, ci introduce al vitigno del luogo, quintessenza della macchia mediterranea al naso, dall’alloro al timo. La sua leggerezza al palato è perfetta per chiudere in equilibrio con il piatto. Passando ai primi ritroviamo il grechetto, nel G109 di Tenuta la Pazzaglia. Stesso vitigno ma sottozona differente, che esalta al massimo la vulcanicità del territorio. Al naso la nota sulfurea, che lascia scoprire un finissimo sfondo fruttato. In bocca la mineralità, sapidità e corpo, le note retrolfattive si allungano e ben si abbinano ai gnocchetti al profumo di mare. A seguire lo Chardonnay del vino Calanchi di Paolo e Noemia d’Amico, al naso classico fruttato maturo con note sulfuree-mediterranee, anche floreale, in bocca sorprendente con note fresche, grande struttura, alcolicità morbida, regalo delle argille dei calanchi, che affronta con coraggio il salmone affumicato protagonista del sugo del secondo primo piatto. Un grande matrimonio tra cibo e vino. Con una zuppa di moscardini e fagioli anche i bicchieri si tingono di colore: un cerasuolo brillante del vino U di Doganieri e Myazaki, una versione di Montepulciano in rosa.  Fragola e lampone dominano la scena olfattiva ma lasciano intravedere un futuro più speziato per questo vino che ha un grande equilibrio, perfetta unione tra alcolicità e acidità, con un finale leggermente tannico e amaro, ottimo per dare lunghezza e pulizia in bocca dopo l’assaggio di questo secondo “in rosso” di mare. Il gran finale è atteso con trepidazione: chiude la scena l’immancabile Grechetto nella versione del Muffo di Sergio Mottura, un vino che nasce da attenta selezione di uve botritizzate in modo nobile. Miele, albicocche disidratate, zagare, marmellata d’arance e zafferano. Chiude il pasto con una sfida di dolce e salato: un erborinato vaccino “blu” e un biscotto secco. La dolcezza perfetta per chiudere il sipario sull’ennesima scena in rosa in due parole: coraggio e bellezza.

 

 

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