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Alfonso Ermanno Matarazzo

Quando si parla di legislazione vitivinicola non si può prescindere dal concetto di OCM vino (acronimo di Organizzazione Comune dei Mercati), che rappresenta la regolamentazione unica del settore vitivinicolo da parte dell’Unione Europea e che detta alcune norme sia per quanto concerne la produzione che i contributi a fondo perduto assegnati alle aziende. La legislazione di settore fa precipuo riferimento alla normativa comunitaria la quale prevale su quella emanata dagli organismi legislativi nazionali.

Gli albori dell’OCM vino

La OCM vino è stata creata nell’anno 1962 e, ante il 2008, il fulcro del sistema normativo è rappresentato dal Regolamento n.1493/1999, la cui importanza fondamentale è quella di aver definito il concetto giuridico del prodotto: “Il vino è il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche, pigiate o non, o di mosti d’uva”. Mediante il regolamento CE n. 479/2008, è stata creata la nuova OCM vino e, da lì, si assiste a un rilevante e complesso percorso di rinnovamento. La revisione della politica comunitaria a sostegno del vino può essere considerata l’ultimo tassello del pacchetto di revisione del settore, peraltro già avviato nell’anno 2003 dalla cosiddetta “Riforma Fisher”, che aveva determinato il rinnovamento della quasi totalità delle misure settoriali a sostegno dei mercati.
Il rinnovamento del settore vitivinicolo inizia, formalmente, nel 2006 con la comunicazione della Commissione europea “Verso un settore vitivinicolo europeo sostenibile”, che annunciava di procedere a una riforma radicale della politica del vino. I paesi membri hanno ritenuto che il vecchio Regolamento (CE) n. 1493/1999, non fosse più in grado di far fronte alle esigenze di riequilibrio tra offerta e sbocchi di mercato per i prodotti vitivinicoli delle imprese europee, che necessitavano di un potenziamento sostanziale della loro competitività.

Le novità introdotte dalla riforma dell’anno 2008

Il Reg. (CE) 479/2008 si caratterizza per le numerose novità che investono le diverse aree di intervento dell’OCM vino, vale a dire: le misure di spesa; gli aspetti regolamentari generali e la disciplina del potenziale produttivo. Sotto quest’ultimo aspetto il Reg. (CE) 479/2008 prevede una liberalizzazione degli impianti a partire dal marzo 2015, dilazionabile al 2018, dopo una significativa riduzione della superficie vitata grazie all’erogazione di vantaggiosi premi all’estirpazione.

Nuove categorie di vino

Viene abolita la categoria dei VQPRD (vini di qualità prodotti in regione determinata), vengono introdotte le categorie di vini DOP (Denominazione Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta). Le DOP includono le DOCG e le DOC, mentre le IGP sostituiscono le IGT. I VINI DA TAVOLA sono sostituiti dai VINI COMUNI, i quali, laddove indichino vitigno e/o annata di produzione, si definiscono VINI VARIETALI. L’obiettivo del Regolamento (CE) n. 479/2008 è quello di distinguere due categorie di vini: Vini con denominazione d’origine (DOP e IGP) e vini senza denominazione d’origine (VINI COMUNI). Regole più severe vengono stabilite per l’etichettatura, in virtù del principio della tracciabilità del prodotto, sinonimo di maggior qualità.

Introduzione del PNS

Per quanto riguarda le misure di spesa, oltre a una profonda innovazione nelle possibili destinazioni delle risorse rivolte agli operatori, vi è anche l’introduzione di una nuova procedura nell’organizzazione dell’erogazione a livello nazionale, che trova il suo strumento di applicazione nel Programma nazionale di sostegno (PNS). Il Programma nazionale di sostegno si qualifica come uno strumento programmatico e operativo di durata quinquennale che ogni Stato membro ha il compito di predisporre per finanziare specifiche misure di sostegno al settore vitivinicolo tenendo conto: delle peculiarità regionali nel quale si specifica; delle misure previste da attivare, e della relativa dotazione finanziaria, tra quelle previste dal Regolamento. La riorganizzazione della spesa prevede lo smantellamento di tutte le tradizionali misure di intervento sul mercato che si riteneva contribuissero alla crescita artificiosa dell’offerta (distillazioni, magazzinaggio privato, sostegno all’uso del mosto concentrato) ma, per non rendere traumatico il passaggio dal vecchio al nuovo regime è previsto che alcune di queste misure possano essere utilizzate con intensità decrescente nei primi anni di applicazione del nuovo regolamento (periodo di phasing-out).

Il Sommelier Magazine L’OCM VINO

La nuova OCM Vino rappresentata dal Regolamento (UE) n. 1308/2013

La normativa comunitaria relativa all’OCM vitivinicola, così come enunciata dal Reg. (UE) 1308/2013, prevede che l’individuazione delle forme di complementarietà, di coerenza e l’assunzione dei criteri di demarcazione, sia effettuata nell’ambito del PNS.

In sintesi

Nell’Unione europea vige una «procedura legislativa ordinaria» della politica agricola comune (cd PAC) che si esprime attraverso una serie di pilastri tra i quali vi è l’OCM, ovvero uno strumento finanziario che l’UE mette a disposizione degli Stati membri per sostenere il settore vitivinicolo che, nella fattispecie, si esprime attraverso il Regolamento OCM vino. Ogni singolo Stato aderente all’Unione europea, grazie al PSN, assegna tali fondi (mediante bandi regionali) per finanziare gli interventi a favore delle aziende vitivinicole, come, ad esempio, la promozione del vino fuori dall’UE, i contributi per l’acquisto di beni strumentali per le aziende (botti di legno, pigiatrici…) e fondi dedicati alla riconversione, rinnovo e irrigazione dei vigneti.

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