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Stefania Zolotti

“Come regalo consigliamo un bianco frizzante per una donna e un rosso fermo per un uomo, ma con un rosso invecchiato si dovrebbe andare sul sicuro un po’ con tutti”. Sembra incredibile, nel 2020, doverlo ancora leggere eppure questa frase l’ho ripresa dal sito di un’azienda italiana del vino. Il tema della mia ricerca online è stato “quali vini regalare a Natale?”. Le sorprese non sono mancate. Il tratto distintivo con cui si fanno regali a Natale, se l’oggetto è il vino, è un bivio ormai indiscusso: chi non se ne intende più di tanto, sfrutta le scontistiche e si fa passare la paura – promozioni solitamente abbinate ai grandi classici dei vini spumante etichettati per le feste – mentre chi vanta una buona conoscenza ha come unico scopo quello di strafare regalando la novità, la chicca, la bottiglia che vanta di conoscere solo lui.

A proposito di bollicine: dicembre è il mese in cui il loro mercato incassava il 35% del fatturato annuo totale; ciò non si ripeterà a fine 2020, anno che ha visto contrazioni pesanti per il segmento più “frizzante” del comparto anche a causa delle chiusure forzate in campo Horeca. Poco dopo che il Governo aveva fatto pubblicamente invito a vivere un Natale 2020 molto ristretto in famiglia, la Coldiretti pubblicava già la sua proiezione delle feste senza i brindisi di rito, stimando un -1,2 miliardi di euro rispetto ai consumi 2019 (fonte: indagine Coldiretti/ Ixe). Sempre secondo Coldiretti, tra lo scorso Natale e Capodanno erano saltati ben 74 milioni di tappi, di cui quasi due terzi frutto di regali e cesti in dono. Le logiche dei vini in regalo a fine 2020 subiranno cambi di rotta e, mai come ora, i produttori saranno complici del proprio destino.

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