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Daniele Acconci

Il vino a San Colombano al Lambro c’è da sempre, dai tempi dei romani, e da quando il santo irlandese San Colombano (540-615) scese in Italia e insegnò la tecnica di coltivazione delle viti agli abitanti dei colli. San Colombano al Lambro è posto ai piedi di dolci colline che si ergono nel cuore della Pianura Padana, nei pressi di Lodi, Pavia e Piacenza, per un totale di circa 1.000 ettari. Il terreno è ricco di carbonato di calcio, cloruro di sodio, iodio, ossido di ferro, anidride solforosa e carbonica. Nel 1987 nasce il Consorzio di Tutela del vino di San Colombano con lo scopo di difendere la produzione e la commercializzazione della DOC. L’attuale presidente è Diego Bassi, titolare di un’azienda vinicola.

Il Sommelier Magazine UNA PICCOLA DOC: SAN COLOMBANO L’OPINIONE DI DIEGO BASSI, PRESIDENTE DEL CONSORZIO DI TUTELA DEL VINO DI SAN COLOMBANO

Presidente, cosa ci regala di speciale il vostro terroir?
Nei nostri vigneti produciamo Croatina, Barbera, Uva rara, Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero e un altro vitigno che per noi è una chicca: la Verdea. Si tratta di un’uva bianca che viene coltivata solo da noi, molto pregiata, dal gusto particolare, con la quale si fanno bianchi ottimi, fragranti, profumati e molto piacevoli. Alcuni anni fa chiedemmo di inserire la Verdea nella DOC del bianco, così da dare a questo prodotto la giusta collocazione, ma nel 2002 il Comitato Nazionale per la Tutela e la Valorizzazione delle DOC espresse parere negativo in quanto la produzione di tale uva non era supportata dagli ettari coltivati. Ora alcuni produttori stanno impiantando nuovi ceppi di Verdea in modo da ovviare a questo deficit. Mi auguro quindi che a breve ci potrà essere una duplice indicazione del bianco DOC proprio con la Verdea.

Il Sommelier Magazine UNA PICCOLA DOC: SAN COLOMBANO L’OPINIONE DI DIEGO BASSI, PRESIDENTE DEL CONSORZIO DI TUTELA DEL VINO DI SAN COLOMBANO
Come possiamo definire l’anno appena trascorso?
È stato un anno molto soddisfacente, abbiamo registrato una vendemmia positiva perché il tempo è stato clemente. Abbiamo incrementato il raccolto del 30% rispetto all’anno precedente e i nostri grappoli non sono stati attaccati da muffe o da malanni vari. È piovuto ad agosto, e ci sono state giornate calde e soleggiate a settembre, nel periodo della vendemmia.

Qualche anno fa la qualità del prodotto San Colombano non era elevata, in quanto si puntava alla quantità anziché sulla qualità. Ora invece i prodotti sono eccellenti, piacevoli e molto apprezzati. Cosa ha determinato questo cambiamento di tendenza?
La zona si sta spogliando dell’immagine del passato dove per motivi socioeconomici i tanti produttori guardavano solo alla quantità delle uve e del vino. Le aziende che operano sulla collina stanno ora puntando alla qualità grazie anche alle nuove consapevolezze e alle tecnologie moderne a disposizione. Ora ci sono vini di grande poesia, di ottimo gusto, che piacciono ad una clientela che non chiede più il prezzo basso ma la qualità alta.

Presidente, cosa sta facendo il Consorzio per far conoscere maggiormente il simbolo di San Colombano?
Il Consorzio è un contenitore di gente che vuole fare il bene del territorio. Assieme al Comune e alla Regione stiamo lavorando per implementare il brand San Colombano. Non è un percorso facile ma lo stiamo esplorando con molta determinazione. Partecipiamo ai principali eventi del vino come il Vinitaly e non tralasciamo i rapporti coi mercati nazionali e internazionali. Molte aziende del territorio sono state premiate, segno della qualità dei vini prodotti. Non concordo tuttavia con chi smania di vendere a tutti costi a mercati stranieri prodotti a basso prezzo. A quale scopo dovremmo fare ciò svalutando la nostra produzione? Io preferisco vendere sul mercato italiano, milanese in particolare, che è in grado di capirci e di apprezzarci.

Doc San Colombano al Lambro

Il vino “San Colombano al Lambro” nasce nel 1984 come DOC di vino rosso anche frizzante. Prevede la base ampelografica di Croatina, Barbera, Uva Rara e altre a bacca rossa e dà luogo (unitamente a Merlot e Cabernet Sauvignon) a vini di buona struttura, armonici, caldi e profumati, normalmente da bersi giovani, ma anche in grado di sopportare anni di invecchiamento. I rossi possono essere affinati in legno ed immessi al consumo a decorrere dal 1° settembre dell’anno successivo a quello di produzione delle uve, avendo maturato almeno tre mesi di affinamento in bottiglia. Il Vino a DOC “San Colombano al Lambro” bianco, anche frizzante, prevede la base ampelografica di Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero e altre uve a bacca bianca come la Verdea, vitigno autoctono, purtroppo poco diffuso. Può essere affinato in legno ed immesso al consumo dopo aver maturato almeno tre mesi di affinamento in bottiglia. La DOC interessa tre province: Lodi, Milano e Pavia, in quanto la collina oltre al Comune di San Colombano al Lambro (MI) coinvolge anche altri paesi come Miradolo Terme e Inverno Monteleone (PV), Sant’Angelo Lodigiano e Graffignana (LO).

La Verdea

La Verdea è un vitigno tipico a bacca bianca, parte importante della storia vitivinicola della Collina di San Colombano, ha probabili origini toscane, è ottima da vinificare e da consumarsi come uva da tavola. Viene chiamata anche Colombana bianca, Doreè d’Italia e Colombana di Peccioli, piccolo paese delle colline pisane dove viene coltivato un ceppo simile a quello di San Colombano. Fino all’inizio del secolo scorso la Verdea di San Colombano era commercializzata in cassettine, come uva da mensa, e ne venivano prodotti 3-4 mila quintali. Oggi viene solo vinificata, e i produttori della zona producono un IGP Verdea (85% Verdea, 15% altre uve bianche), un vino con buona alcolicità, acidità medio bassa, con buoni sentori floreali e fruttati, spesso esaltati da una rifermentazione naturale e proposto come vino frizzante. Inoltre, la Verdea, grappolo spargolo, acino croccante e buccia spessa, si presta ad un naturale appassimento, dal quale si ricava anche un ottimo vino passito. È ancora consuetudine in molte famiglie contadine di consumare qualche grappolo di Verdea durante il pranzo di Natale, in segno di gratitudine, riconoscenza e buoni auspici.

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