Home Blog Pagina 18

Alto apprendistato sommelier: una nuova opportunità formativa nasce dalla collaborazione fra fisar e slowfood

Il nuovo progetto formativo di “Alto Apprendistato in Sommellerie e management di cantina” è sta­to presentato lo scorso ottobre a Montecatini in anteprima, un percorso rivolto a chi è interessato ad acquisire competenze di altissimo livello nella sommelierie applicata nel mondo dell’alta ristora­zione, non solo di servizio ma anche e soprattutto gestionale.

Ma andiamo per gradi: il percorso, che ha avuto la benedizione di Carlin Petrini e del Consiglio Nazio­nale FISAR, partirà a settembre 2020 e si svolgerà presso l’Università di Pollenzo. Il progetto vede una collaborazione fra diversi soggetti: Slowfood e Slow Wine, Banca del Vino e Fisar per lo svilup­po della parte didattica; importanti buyer ed ope­ratori del mondo del vino, sia per testimonianze formative che per la fornitura di vini di qualità da tutto il mondo; ristoranti di altissimo livello per la realizzazione di visite didattiche, testimonianze di sommelier operativi e per la realizzazione degli stage previsti nel percorso didattico.

Il ruolo di FISAR è ben evidenziato: saranno docenti della nostra Associazione a sviluppare gli interven­ti relativi al servizio sia per la parte teorica che per i laboratori applicati, a cui sarà dato ampio spazio: servizio in sala, servizio banqueting, tecniche del servizio, conservazione vini, abbinamento vino e cibo, presentazione dei vini.

Il percorso complessivo prevede ampi approfon­dimenti dell’enografia e della cultura enologica nazionale ed internazionale con particolare rife­rimento alle aree vocate tradizionali ma anche in ascesa e alle tendenze dei consumi (sono pre­viste visite in cantina), con esperti di altissimo valore ed esperienza e attenti ai principi cari a Slowfood del buono, pulito e giusto. Verranno sviluppate competenze inerenti la gestione eco­nomica/finanziaria di una cantina di alto livello, i rapporti con i fornitori, la programmazione di acquisti e consumi, lo sviluppo e l’aggiornamen­to delle carte dei vini, delle birre e dei miscela­ti, le tecniche commerciali, gli abbinamenti con i piatti dell’alta cucina ma anche di quella più territoriale. E se queste sono competenze di tipo tecnico, il percorso prevede ovviamente anche la valorizzazione delle competenze comunicative, di relazione, di empatia, di accoglienza e di analisi psicologica, nei confronti delle diverse tipologie di clientela per proporre in modo emozionale, competente e anche creativo, un approccio cono­scitivo al vino per i meno esperti, e uno scambio di alto livello con consumatori esperti.

Infine una parte del percorso formativo sarà dedi­cata allo sviluppo del proprio personal branding per costruire e valorizzare la propria identità per­sonale e professionale anche in versione digitale, e, contestualmente, saper supportare adeguata­mente la brand identity delle aziende in cui questi sommelier 4.0 si troveranno ad operare.

La figura del sommelier è in forte evoluzione, deve acquisire nuove competenze in relazione alle nuo­ve esigenze del consumatore sempre più attento e preparato: saper comunicare il vino a tutto tondo è oggi fondamentale. Il ruolo del sommelier richie­de sempre più la capacità di presentare questo magnifico prodotto in diversi contesti: nella sala del ristorante ma anche durante eventi e manife­stazioni, in laboratori di degustazione ma anche in luoghi diversi dal ristorante e in diversi contesti culturali, a livello internazionale. Una capacità che da comunicativa è diventata narrativa non solo del vino ma anche dei luoghi, dei territori, delle storie dei produttori.

Anche la crescita del fenomeno enoturistico ri­chiede questo cambiamento: i luoghi del cibo e del vino (e delle birre artigianali) sono sempre più destinazioni turistiche di appassionati ma anche di veri cultori della materia che richiedono compe­tenze specialistiche, linguistiche e culturali che si fondono in modo armonico ed originale, un som­melier, insomma, capace di far vivere un’esperien­za unica ed indimenticabile.

Il CTN comunica – Due importanti novità

A CURA DEL CENTRO TECNICO NAZIONALE FISAR
di Davide Amadei – Referente CTN

Il Consiglio Nazionale del 15 febbraio 2020, a Venezia, ha approvato alcune importanti delibere in materie di competenza del Centro Tecnico Nazionale.
Innanzitutto, il CTN ha proposto un rinnovato corso per Degustatore Ufficiale FISAR (il DUF): una tre-giorni di full-immersion e di alta formazione sui vari temi della degustazione, con un esame finale, da svolgersi dopo alcune settimane, per l’ottenimento del titolo.
Così, si potrà presto rispondere alle molte le richieste che giungono in Segreteria Nazionale o direttamente al CTN, da parte di sommelier professionisti o soci che vogliono proseguire il proprio percorso di crescita e qualificazione nel mondo del vino.
Poi, torna Divinando, il torneo che per alcuni anni aveva appassionato le squadre delle delegazioni di tutta Italia, creato legami ed amicizie, avvicinato realtà fisariane diverse: è stato rivisto e adottato un nuovo regolamento, che mantiene inalterate le caratteristiche peculiari della gara, e saranno organizzate presto le prove eliminatorie in sede di coordinamenti, per poi svolgere la competizione finale durante Vinoé, a Bologna, il 16-17 maggio.
Ma soprattutto, con un percorso condiviso tra CTN e Consiglio Nazionale, è stato approvato un riassetto della mappa dei Responsabili di Zona, con le relative delegazioni assegnate; sono stati inseriti alcuni nuovi soggetti, che, insieme alla esperienza dei più “anziani”, potranno apportare nuova linfa e vivacità al controllo della didattica e della formazione di qualità della nostra associazione.
Nel frattempo, è stato diffuso tra le Delegazioni e gli RDZ il nuovo libro di testo e di studio per il Primo Livello del Corso per Sommelier: tutti, in particolare relatori, RDZ e commissari d’esame, sono chiamati a aggiornarsi e adeguarsi alle novità del manuale.

Ora si apre una strada che condurrà all’adozione di nuovi testi per il secondo livello, che sono quelli che più hanno bisogno di revisione e rinnovamento.

Insieme per Crescere

E’ un’emozione forte quella che mi spinge a scrivere questo editoriale, un’emozione regalatami non solo da una rivista, la nostra, tutta nuova, ma anche dal Congresso annuale degli Associati Fisar tenutosi, a Livorno, lo scorso 17 novembre. Un momento sociale ormai consolidato. Un appuntamento federativo sempre stimolante fatto di incontri e di confronti interessanti nel quale si informano i partecipanti dei risultati e delle prospettive future della nostra Associazione. Il Congresso è una riunione speciale perché è anche l’occasione per ringraziare vis à vis: gli Associati, per la fiducia e per l’entusiasmo che esprimono; i Delegati, per la dedizione e la passione con cui ogni giorno si spendono sul territorio per la nostra Associazione, spesso sacrificando il loro tempo libero e, non ultimo, gli Organizzatori del Congresso per il lavoro svolto e l’impegno profuso per la riuscita dell’evento. E’ stata una gran bella emozione.

E’ vero, l’anno non è ancora concluso, ma credo che la crescita di Fisar già sia palpabile a voi tutti. Una crescita non esclusivamente numerica ma anche qualitativa che ci porta ad allargare gli orizzonti. Mi viene in mente un tema, a me molto caro, quello della sostenibilità. Fisar sta lavorando affinché possa orientare le sue scelte verso una concreta responsabilità ambientale, sociale e, mi auguro, anche economica. Certo ci vuole tempo, però questo vorrebbe dire, non solo uno sviluppo sostenibile, ma anche un valore federativo capace di guidare la nostra attività in vista dei progetti e degli appuntamenti futuri.

Il Congresso annuale dei Soci e queste sfide rilevanti che ci attendono, ribadiscono più che mai l’importanza, per la nostra Federazione, del contributo di tutti gli Associati per rafforzarci, crescere e rinnovarci. Tutti insieme, sono certo, raggiungeremo questi e altri traguardi con la passione e l’entusiasmo che finora abbiamo espresso.

Ci apprestiamo ormai a festeggiare la fine del 2019, a nome del Consiglio nazionale, giungano a voi e alle vostre famiglie, i miei più sentiti auguri per un sereno Natale e un prosperoso anno nuovo.

 

Il punto del Segretario

Alcune situazioni lasciano determinano il vuoto nella propria mente, perché tardi a giustificarle oppure non vuoi identificarle, ma certamente danno evidenza della necessità di fissare un punto di domanda un momento di riflessione. In questi mesi trascorsi nel cuore di Fisar, ho avuto la netta sensazione che la strada che abbiamo intrapreso sia quella giusta non perfettamente asfaltata ma decisamente percorribile, con i tempi di sviluppo necessari affinchè ogni situazione sia opportunamente vagliata e letta. Sono innumerevoli le richieste di supporto, di spiegazione, di consigli, di sviluppo dei punti di miglioramento che ricevo e riceviamo ogni giorno, e cerco sempre dare risposte in tempo reale. Perché niente deve essere lasciato il caso, ogni richiesta d’aiuto, devono essere sempre trattati con la giusta attenzione e tensione emotiva. Deve passare il messaggio che ogni socio deve e dovrà essere sempre il mio /nostro punto di riferimento. Come ho scritto possiamo dire che il solco è tracciato, stiamo per far nascere e sono nate nuove Delegazioni al Sud del nostro Paese, penso a Capri , Cosenza, Palermo, Foggia, Siracusa, Lecce, e altre sono in procinto di partire, perché dobbiamo puntare sempre di più a un profilo globalizzante, che possa posizionare il nostro Brand sempre più avanti.

Fisar…. ha fame…. ha un profondo desiderio di affermarsi di ricollocarsi, le nuove aperture ai mercati globali, stanno a rappresentare quanto il Gruppo Dirigente di Fisar profonda tutte le proprie energie per dare la massima visibilità alla nostra Associazione. E permettetemi di precisare che tutto ciò non passa necessariamente dai servizi svolti e dalla qualità degli stessi, l’attestazione di riconoscibilità e riconoscimento Nazionale e non, deve e dovrà transitare solo ed esclusivamente andando a cercare e vagliare tutte quelle sinergie esterne che costituiranno il treno di sviluppo della nostra Associazione. Stiamo per varare accordi di significativa rilevanza, a cui stò e stiamo lavorando in silenzio da diversi mesi, perché non abbiamo la necessità di evidenziare o avallare ipotesi, vogliamo portarvi certezze e fatti concreti. Come ho in altri casi evidenziato, il “penso e credo”, non farà mai parte del mio/nostro modus operandi. Questo è il punto della Segreteria che volevo evidenziare, perché la progettualità è diventata la nostra linea guida, in cui tutto non potrà e non dovrà mai essere lasciato al caso.

Il Segretario Nazionale

Costruire il nostro futuro

Di Massimo Marchi

Cercare di fissare un punto è difficile, ma potrei, anzi potremmo, pensare di fissare un traguardo.  Siamo oramai giunti quasi al primo anno di lavoro del nuovo Consiglio nazionale, e tanti sono stati gli progetti a cui abbiamo dato vita. La Fisar affermatasi come una delle Associazioni di riferimento  nell’ambito delle sommellerie a livello nazionale – speriamo presto anche fuori dai nostri confini – ha bisogno di raggiungere una sempre maggiore rilevanza nel panorama enogastronomico, perché il lavoro svolto, dalle stesse Delegazioni e da ogni singolo Associato, è stato determinante per questa significativa visibilità raggiunta, e per la conferma di quanto, buono e professionalmente edificante, la nostra Associazione è riuscita a fare. Un po’di tempo fa, ero nella nostra Sede sociale e sfogliavo l’abbeccedario polveroso del passato; cercando, dentro quelle immagini e quelle pagine, delle risposte, delle basi concrete da cui partire e su cui costruire un ragionamento sull’evoluzione della nostra Federazione.  Ho trovato, in mezzo a quella polvere, tanto calore umano, una visione aperta di famiglia, che con il passare del tempo ha assunto il ruolo di comunità, ovvero una Fisar che, già allora, iniziava a capire che doveva destrutturarsi per crescere. In altre parole, incominciava a comprendere, che oltre quella piccola comunità di appassionati, vi erano tante persone ancora che da conoscere, incontrare… non nel mero confronto di prossimità, ma come possibile visione di un’Associazione, che finalmente aveva compreso che era necessario aprire una finestra verso l’esterno. Il tempo è passato come sempre, in modo inesorabile, lasciando tracce di sé. Ed eccoci arrivati a oggi anzi, a domani, in cui Fisar ha tratteggiato un segno, un traguardo preciso, netto: il Consiglio nazionale tutto, le Delegazioni e gli Associati – che senza smarrire i valori delle origini, costruiti su condivisione, affetto, senso di appartenenza – andranno uniti per allargare la famiglia Fisar, cercando di sviluppare nuove presenze sul territorio nazionale, necessarie ad aprire un discorso di più ampio respiro, riconducibile a quei valori che Fisar ha saputo creare  e valorizzare. Dovremo, con umiltà, essere dei bravi muratori… mettere mattone su mattone per costruire il nostro futuro. Più costruiremo bene, in maniera solida il nostro edificio, più lungimirante sarà il nostro avvenire, e noi tutti uniti dovremo credere a questo disegno, perché sicuramente non sarà avaro di soddisfazioni.

 

Una FISAR in continuo movimento

LETTERA DEL PRESIDENTE
di Luigi Terzago – Presidente Nazionale FISAR

L’occasione è propizia per ringraziare, a nome di tutto il Consiglio, ogni Delegazione per l’impegno e la dedizione con cui svolgono le loro attività e la professionalità che connota i servizi svolti

Il Consiglio Nazionale, anche in questo trimestre, ha portato avanti diverse attività. Due in particolare mi preme di parteciparle ai nostri Associati.

Durante la primavera il Consiglio Nazionale ha stretto una collaborazione con lo Champagne A. Bergére Italia dedicato al torneo Jaguar Land Rover Golf Challenge che coinvolge esclusivi Golf Village italiani. In questa iniziativa, che si concluderà con la sfida finale il 31 ottobre, i nostri sommelier hanno affiancato, e affiancheranno, la maison francese durante tutte le tappe della competizione.

L’occasione è propizia per ringraziare, a nome di tutto il Consiglio, ogni Delegazione per l’impegno e la dedizione con cui svolgono le loro attività e la professionalità che connota i servizi svolti.

Inoltre, è con grande soddisfazione che vi annuncio che il Consiglio Nazionale ha deciso di aderire ad una iniziativa sociale “I libri aiutano a crescere” un progetto decennale che porta avanti la Giunti Editore che vede destinatari i piccoli lettori di alcuni ospedali pediatrici italiani. Saranno installate dieci bibliotechine (ciascuna contenente 100 libri) per i bambini da 0 a 6 anni e da 6 a 11 anni. Presto vi invieremo i dettagli dell’iniziativa. Ci tengo a sottolineare che è un progetto di invito alla lettura per divulgare il piacere di leggere nei piccoli lettori, nei piccoli pazienti.

Il CTN comunica – Uniformità

A CURA DEL CENTRO TECNICO NAZIONALE FISAR
di Davide Amadei – Referente CTN

Uniformità. Se l’obiettivo ed il criterio di lavoro fondamentale per il Centro Tecnico Nazionale è la qualità della didattica e della formazione FISAR, ad essa deve accompagnarsi la uniformità sul piano nazionale. Ecco che in tale direzione il CTN sta lavorando alla revisione del libro di primo livello, ormai in dirittura d’arrivo; e soprattutto sta redigendo un vademecum, che confluirà nel regolamento CTN, per gli esami di III livello, per garantire che le prove avvengano e siano valutate in modo conforme e coerente su tutto il territorio nazionale

Con questa “bussola”, l’11 maggio 2019, dopo quasi tre anni dall’ultima volta, si è tenuta a Firenze la riunione plenaria dei Responsabili di Zona con l’Organo di Indirizzo del CTN, e sono emerse varie proposte, novità, esperienze: solo con la condivisione si riesce a crescere e viaggiare nella stessa direzione della qualità, ed è essenziale la trasmissione tra organo di vertice, RDZ, direttori di corso, nelle due direzioni, per comunicare novità e direttive, conoscere problemi e difficoltà, fornire soluzioni, migliorare insieme.

Uniformità, per un’associazione di sommelier, significa anche chiarezza ed univocità delle regole e delle tecniche di servizio: parallelamente alla revisione del primo capitolo del libro di primo livello si sta rivisitando, con tante necessarie puntualizzazioni, indotte anche dall’evoluzione del mondo del vino (si pensi ad esempio alla diffusione del tappo a vite) il regolamento sul servizio e sui comportamenti del sommelier, per rendere tutto coerente e fornire risposte ai tanti piccoli e grandi dubbi che spesso emergono, per evitare difformità; ne uscirà al più presto un Corso di Formazione Superiore sul Servizio, per elevare la qualità diffusa dei sommelier FISAR che operano nelle delegazioni, nei coordinamenti, nei servizi nazionali.

Nel frattempo, il CTN ha perfezionato due questionari di valutazione del relatore e del corso, che, con il nuovo sistema gestionale, condurranno alla creazione di una scheda di ciascun relatore, affinché i direttori di corso, i responsabili di zona, i delegati, ma anche gli stessi relatori siano consapevoli della qualità della didattica e del servizio fornito ai corsisti.

Molti sono gli altri “cantieri aperti”, che presto troveranno compimento, dal Corso DUF (Degustatori Ufficiali FISAR) al seminario di degustazione in inglese.

Infine, si segnala che nel fisar cloud è stata inserita una cartella denominata “CTN” dove è stata inserita la scheda di degustazione interattiva ed il capitolo del libro sulla tecnica di degustazione. Sarà arricchita di materiale utile a relatori e direttori di corso, a servizio delle delegazioni e dello sviluppo della formazione FISAR.

Il CTN comunica

a cura del Centro Tecnico Nazionale FISAR

A seguire le iniziative adottate, o in corso di definizione, da parte del CTN, al fine di poter stringere rapporti di fattiva collaborazione fra tutti i soci e il Centro Tecnico stesso.

Il Consiglio Nazionale del 16 marzo 2019, su proposta del CTN, ha approvato importanti modifiche alle lezioni dei Corsi per Sommelier ed allo svolgimento dell’esame finale.
Per quanto riguarda il Primo Livello, sono stati razionalizzati i titoli delle lezioni, ed è stato precisato il contenuto di alcune di esse. In particolare, nella lezione di “Vinificazione 2” saranno svolti cenni a difetti, alterazioni e malattie del vino; la lezione di “Vini Speciali” sarà dedicata ai vini fortificati, liquorosi, aromatizzati, mentre quella di “Vini Passiti e Particolari” contemplerà i vini passiti, da uve botritizzate e simili, nonché vini biologici, da agricoltura biodinamica, naturali, bianchi macerati. Soprattutto, è stata resa obbligatoria la visita in cantina, che dovrà essere inserita nel calendario delle lezioni come tutte le altre.

Nel Secondo Livello, è stata inserita la lezione “Francia 3”, dedicata al Sud (con particolare riguardo alle importanti aree del Rodano, del Languedoc-Roussillon, della Provenza) ed alla Corsica. Si dà così anche maggior respiro alle altre due lezioni, Francia 1 (Borgogna, Champagne, Alsazia, Jura e Savoia) e Francia 2 (Bordeaux, Loira, Sud-Ovest).
Nel Terzo Livello sono state aggiunte due lezioni: “i Salumi”, che meritano un’attenzione specifica ed autonoma, e “Il Sommelier e la Tavola”, per approfondire, anche in vista dell’esame, le tecniche di servizio, affrontate solo nella prima lezione del primo livello, e tutto ciò che riguarda il vino a tavola (bicchieri, progressione dei vini, menu, mise-en-place, etc.).
A proposito dell’esame finale, è stata introdotta la regola per cui non può accedere alla prova pratica ed orale il candidato che non ottenga almeno 15/25 nella prova scritta, e l’esame avrà esito positivo solo se sarà raggiunta la sufficienza in ciascuna delle tre prove (scritta, pratica e orale). Anche il Presidente potrà collaborare all’interrogazione.

Il Consiglio Nazionale ha anche ritenuto opportuno “liberare” il Delegato dall’obbligo di partecipare inutilmente alla Commissione d’Esame, nella quale non aveva alcuna funzione: non sarà così più costretto a fare il “convitato di pietra”, pur potendo assistere in ogni caso allo svolgimento dell’esame per controllarne la regolarità e la correttezza.

Il CTN, in collaborazione con la Delegazione di Prato, sta lavorando per attivare un nostro Corso Monografico sulla Birra che permetta ai nostri sommelier di confrontarsi in modo ancora più competente e professionale con l’universo della birra nei suoi diversi aspetti.

Su segnalazione di molti voi, stiamo terminando l’aggiornamento della nostra scheda di abbinamento cibo-vino al fine di renderla di più agile compilazione nonché coerente con la nuova scheda di degustazione; la nuova scheda sarà presto disponibile su Fisar Cloud.
Le numerose richieste giunte dai soci di attivare un corso per Degustatori Ufficiali FISAR (DUF) ci hanno portato a lavorare al fine di poter proporre a voi una nuova edizione di tale corso della nostra formazione superiore cercando di renderlo quanto più attinente possibile alle necessità di un approccio moderno e professionale alla degustazione.

Da ultimo, ma ai primi posti per importanza, stiamo già lavorando alla revisione del Libro di Primo Livello del Corso per Sommelier ed alla introduzione di un efficace sistema di valutazione della qualità dei singoli relatori e dei corsi.

Obiettivo fondamentale e criterio di lavoro del CTN è stato e sarà sempre quello dell’incremento della qualità (dei corsi, della didattica, dei materiali) per formare sommelier sempre più competenti e professionali, attenti alla cultura del vino come prodotto della terra e del lavoro dell’uomo.

Nelle prossime edizioni di questa rubrica vi aggiorneremo sugli sviluppi.

Organigramma del CTN

Referente
DAVIDE AMADEI

Organo di Indirizzo
SIMONE ANTONIETTI
STEFANO CARMASSI
VITTORIO FALUOMI
AUGUSTO GENTILLI

Fare e dare

di Massimo Marchi, Segretario Nazionale FISAR

Idee, informazioni, domande, risposte, visioni prospettive: tutti insieme per percorrere la strada giusta.

Vorrei prendere lo spunto dal mio primo editoriale, in cui parlavo di condivisione, punti di miglioramento, concetto del “fare e dare”, tutti aspetti forse appesi al filo della “filosofia del pensiero”, ma così non è stato. Posso, con estrema soddisfazione affermare che voi, cari soci, avete fatto vostro il mio richiamo alla condivisione. Auspicavo un ritorno di feedback positivi a questa ricerca di ridurre il gap creatosi all’interno dell’Associazione, e mai avrei sperato di avere tale riscontro. Il mio unico desiderio, è e sarà quello di essere il vostro punto di riferimento, e il continuo scambio di idee, d’informazioni, domande e risposte, visioni prospettive, mi hanno fatto intuire che abbiamo tutti insieme, iniziato a percorrere la strada giusta che dovrà condurci a nuovi traguardi, a nuovi obiettivi, per continuare a stupirci e stupire.

Prendo l’occasione per comunicare a tutti voi l’insediamento del nuovo CDA della FISAR Servizi che vedrà nella veste di Presidente il Consigliere Nazionale Fabio Baroncini, coadiuvato dagli altri quattro membri facenti parte del Consiglio Direttivo, ovvero Elce Fabretti, Annamaria Olivieri, Claudio Scapolo, Antonio Vaia. Vanno a tal proposito i dovuti ringraziamenti al Presidente uscente Carlo Iacone e al Consiglio tutto che lo ha sostenuto nel difficile lavoro.

Chiudo questo mio spazio, avendo da poco letto i dati confortanti della crescita numerica dei nostri soci, ringraziando per questo incremento tutti i Delegati e i loro diretti collaboratori, che con passione professionalità e tanto sacrificio, hanno permesso e permetteranno alla nostra Federazione di raggiungere traguardi sempre più ambizioni.

Lo “spirito” di un popolo: single malt whisky di Scozia

di Davide Amadei

L’unicità del whisky, in Scozia, è stata creata, come sempre, dall’incontro della natura con il lavoro dell’uomo

“O tu, mia Musa! Buona vecchia bevanda scozzese! Che tu fili nelle contorte spirali, o, di un ricco marrone, spumi sull’orlo con schiuma gloriosa, ispirami, fino a farmi balbettare e chiudere gli occhi, a cantare il tuo nome!”. Robert Burns (1759-1796), poeta e cantore scozzese, è un vero e proprio orgoglio nazionale. Egli così rendeva omaggio al whisky, che, proprio come lui, è un elemento essenziale profondamente immanente nella realtà della Scozia e degli Scozzesi.
Il Sommelier Magazine Lo “spirito” di un popolo: single malt whisky di Scozia E’ davvero difficile trovare un prodotto, ed in particolare una bevanda, che sia così connesso con l’ambiente ed il tessuto sociale di una nazione, come lo è il distillato del malto d’orzo, in particolare quello di una singola distilleria (single malt).
Così, nelle città così come nei piccoli paesi, i bar e pub (freehouses) hanno sempre, oltre a ottime birre, molti “malti” al bicchiere, per scegliere e godersi un dram (la quantità giusta di whisky nel bicchiere: 25 ml).
L’unicità del whisky, in Scozia, è stata creata, come sempre, dall’incontro della natura con il lavoro dell’uomo.
Uno degli elementi che più colpiscono e che caratterizzano la produzione del distillato è l’acqua, purissima, di cui il territorio scozzese è ricco, con i suoi laghi, i torrenti, i fiumi, le sorgenti.
L’acqua assume in sé e si porta dietro le caratteristiche dei luoghi in cui nasce o scorre: la elevata acidità dello Speyside, in suoli calcarei, fornisce un liquido diverso dalla ricca mineralità di quella delle Isole di Mull e di Skye, ad es., in terreni basaltici (come le Cuillin Hills) di origine vulcanica.
Insieme all’orzo maltato e ai lieviti, è uno dei tre ingredienti “materiali” per la produzione del whisky. Incide in fase di maltazione, ma soprattutto nella formazione del “mosto”: l’orzo maltato viene messo a macerare nel mashtun dove si svolgono, normalmente, tre passaggi con acqua a temperature diverse per lo sviluppo ottimale degli zuccheri necessari alla successiva fermentazione. E poi, alla fine, l’acqua è utilizzata per gestire la gradazione alcolica voluta dalla distilleria per ciascun prodotto, con appositi tagli.
Il Sommelier Magazine Lo “spirito” di un popolo: single malt whisky di Scozia Ecco che ogni distilleria ha vicino un corso d’acqua (come Talisker, sull’Isola di Skye, o Tobermory su Mull; e lo Speyside prende il nome proprio dal fiume Spey attorno al quale sono sorte le varie aziende) oppure utilizza sorgenti naturali dalla pura roccia (come Glenfarclas, in Speyside).
Quanto al malto, è chiaro che in origine tutto è nato dalla coltivazione, nel clima scozzese, di grandi quantità di orzo (ed altri cereali), da cui trarre materia prima per la fermentazione (birra) e la successiva distillazione (whisky).
Oggi sono pochissime le distillerie che maltano l’orzo direttamente, presso di sé, come da tradizione, e si contano sulla punta di poche dita, anche se certamente sono alcune tra le più rinomate, come Balvenie in Speyside; Highland Park sulle Isole Orcadi; Laphroaig e Bowmore su Islay; Springbank a Campbeltown. Quasi tutte acquistano da maltatoi di fiducia, che a loro volta usano orzo che proviene da altri paesi europei, continentali.
Un passaggio essenziale della produzione del malto è l’essiccazione; in molti casi avviene mediante fuoco o vapore, in altri mediante fumo da torba che, per i whisky della costa Ovest, conferisce i caratteristici sentori torbati (peaty), affumicati, medicinali, che tanto affascinano gli appassionati della tipologia.
Il Sommelier Magazine Lo “spirito” di un popolo: single malt whisky di Scozia Dopo la preparazione del mosto, la fermentazione avviene in grandi recipienti, che, a seconda delle scelte e delle tradizioni aziendali, sono di acciaio inox o di legno, dove vengono inoculati i lieviti per giungere ad un prodotto (simile alla birra) di gradazione alcolica tra l’8 e il 9 %.
Questo liquido (il wash) subisce la distillazione nei grandi alambicchi (pot still) che sono l’immagine simbolica più caratteristica delle varie aziende. Il vapore-alcol, che deriva dal riscaldamento dell’alambicco (wash still per la prima fase), con il passaggio all’esterno nella serpentina o in tubi immersi nell’acqua si condensa ed assume lo stato liquido; poi passa nello spirit safe sotto l’attento controllo dello stillman, per gestire la gradazione nonché testa, cuore e coda; ne deriva un distillato di bassa gradazione (low wine, 21-28 gradi) che quindi torna in altri alambicchi (spirit still) per la seconda distillazione, dove si purifica ulteriormente ed acquista la forza e la struttura volute (circa 70 gradi). Da notare che tradizionalmente le distillazioni erano tre, ma oggi solo la Auchentoshan, alle porte di Glasgow, lo fa.
A questo punto il neo-distillato, privo di colore, è pronto per iniziare l’affinamento, dove emerge tutta l’arte della distilleria, del maestro distillatore e dei suoi collaboratori.
Il Sommelier Magazine Lo “spirito” di un popolo: single malt whisky di Scozia Si scelgono con cura le botti: il distillato si arricchisce dei sentori ceduti dal legno, che può essere di rovere europeo o americano, nuovo, con la sua tostatura più o meno accentuata, o vecchio, e normalmente è un recipiente in cui precedentemente è stato affinato un altro prodotto (un vino rosso, oppure, soprattutto, un vino speciale come Sherry, in particolare Oloroso, Madeira, Porto, o ancora un altro distillato, come bourbon USA, whisky, rum caraibico). E molto cambia sulla base del tempo di maturazione, dai 10 anni di bae (ma a volte anche meno) ai 25 e più: saper attendere ripaga in ricchezza dei profumi, persistenza delle sensazioni gustative, in emozione.
Durante tutto questo tempo, il whisky assume con lentezza i profumi dell’aria circostante, i fiori e le piante, i boschi, ma soprattutto il mare con il suo salmastro, la sua salinità e la sua mineralità.
Il Sommelier Magazine Lo “spirito” di un popolo: single malt whisky di Scozia Qui sta anche uno dei motivi per cui la Scozia è perfetta per la produzione del whisky: esiste il clima ideale affinché sia molto limitata l’evaporazione, durante il lungo affinamento, del liquido dalle botti, poiché le temperature sono costantemente basse durante l’anno, con scarse escursioni termiche tra inverno ed estate. E’ dunque solo il 2% annuale la cosidetta “parte degli angeli”, la angels’ share, come viene chiamata, con un’immagine particolarmente evocativa, la quota che, evaporando, è goduta dagli angeli.
Ed il grande fascino del whisky sta proprio nella complessità olfattiva che deriva dai tanti elementi e passaggi della sua produzione. C’è l’acqua, con gli elementi minerali che ha saputo recepire nel suo percorso; ci sono i sentori che derivano dal cereale originario e dal malto, così come presenti nella materia prima, o sviluppati dal procedimento, e comunque “trascinati” dalla distillazione nello spirito che ne deriva; e se il malto è stato essiccato con calore e fumo di torba, come avviene soprattutto nelle Isole dell’Ovest (in particolare Islay, ma anche Jura, Skye, Arran, Campbeltown), emergono aromi medicinali, affumicati, iodati; ci sono i profumi portati dai lieviti, quelli che si sviluppano con la fermentazione, e poi, soprattutto, le tante sensazioni olfattive (il 70% di quelle del prodotto finale) conferite dall’affinamento, dall’arte della maturazione nelle botti, con il tempo e con la diversità dei contenitori.
Il Sommelier Magazine Lo “spirito” di un popolo: single malt whisky di Scozia Ecco che un detto anonimo, non a caso scritto anche sul muro di un pub nel centro di Inverness, recita che “l’amicizia è come il whisky: quanto più è vecchia, tanto è migliore”.
E’ questo lo spirito del popolo scozzese, e non è un caso, allora, che la Burns Night, grande festa che si celebra il 25 gennaio, giorno della nascita del poeta, si concluda con qualche whisky dram per celebrare la ricchezza della natura di Scozia, la tempra e l’umanità dei suoi abitanti, la gioia di vivere.

Questo contenuto è riservato agli Associati

Esegui il login per continuare la lettura!

Talisker 27 anni (1985) – Dall’unica, antica distilleria della meravigliosa Isola di Skye, con l’acqua del fiume che scende dalle vulcaniche Cuillin Hills, un assaggio indimenticabile: al naso si susseguono svariati profumi, tra il fumo di torba, le sensazioni floreali, la frutta secca; è proprio uno spirito made by the sea, come dicono a Talisker, e gli aromi di iodio, salmastro, alghe sono davvero netti ed intriganti, con una profondità gusto-olfattiva disarmante. Subito dopo, in un chiosco si prendono ostriche crude e, nel mangiarle, i sentori del whisky ritornano in un connubio affascinante, con il mare a fare da legame.
Highland Park 25 anni – L’assaggio di un mito non lascia indifferenti e non delude le aspettative: sono evidenti i sentori di fiori, di erica, di erbe aromatiche, di salmastro; ma soprattutto colpisce l’eleganza gustativa, con un sorso teso ed affilato che lascia una bocca pulitissima con una persistenza aromatica infinita, paradossalmente rinfrescante. Dalle isole Orcadi, una purezza che sa di prati colpiti dal vento pieno di salmastro.
The Balvenie 17 anni Doublewood – C’è tutta la dolcezza suadente dello Speyside, in questo malto affascinante fin dall’etichetta, tradizionale ed espressiva; all’olfatto è molto tipico e intrigante, pieno di frutta secca dolce, miele, pan di spezie; in bocca colpisce la grande integrazione dell’alcol con le altre componenti: i profumi e la struttura compensano perfettamente la forza alcolica e la morbidezza, con un finale dove tutto va “a braccetto”, dolcezza, calore, profumi, acidità.
Glenfarclas 25 anni – La famosa distilleria dello Speyside è una delle poche che, nonostante l’importanza commerciale, è rimasta familiare: di padre in figlio i Grant ne hanno fatto la storia e la guidano oggi con una qualità senza compromessi. Colpisce in azienda la profondità e varietà delle annate degli spiriti che hanno in affinamento, con botti riempite 50 e più anni fa. Questo malto ha una ricchezza olfattiva fuori dal comune, con confettura d’arance, miele di castagno, frutta secca, cenni anche iodati, cioccolato; in bocca è rotondo, avvolgente, con un’infinita persistenza delle sensazioni odorose dolci e speziate.
Ledaig Oloroso Cask 2004 (Tobermory) – La distilleria Tobermory si trova sul porticciolo del paese omonimo, sull’affascinante Isola di Mull; è una delle più antiche, dal 1823, anche se nel corso del 1900 ha avuto alterne vicende e solo da un ventennio è tornata ad alti livelli qualitativi; gode dell’acqua pura del fiume e dell’essere direttamente sul mare. Produce malti senza torbatura, i Tobermory, e quelli invece torbati, della linea Ledaig (l’antico nome del paese in gaelico). Questo, dell’annata 2004, è maturato in botti di Sherry Oloroso, presenta una peatiness (il sentore di torba) molto delicata, integratissima con la dolcezza di frutta secca, miele e spezie; in bocca è morbido, carezzevole e asciutto, con finale appena affumicato, non lungo ma molto elegante. Un perfetto connubio di stili. In distilleria si assaggia anche il Ledaig Virgin Oak Cask 2006, maturato in botti nuove di rovere, meno dolce, ma penetrante e più profondo e strutturato al gusto, decisamente persistente ed intrigante.

Il Sommelier Magazine Lo “spirito” di un popolo: single malt whisky di Scozia

Tanti nuovi appuntamenti

Molti i punti che desidero comunicare a tutti gli Associati tra eventi e progetti a marchio FISAR, in questa mia seconda lettera da Presidente.

A marzo vi è stato l’incontro annuale della Fisar in Rosa che ha portato le nostre Associate e i nostri Associati a scoprire la bella terra siciliana. “Non solo Etna”, il viaggio sociale 2019, è stato un successo sia per l’entusiasmo dei presenti che di affluenza, oltre 130 sono stati i partecipanti.

Vinitaly 2019, ha visto la FISAR protagonista sia nelle attività che della scena mediale; oltre 400 nostri Sommelier hanno prestato servizio alla manifestazione in fiera e nel centro storico di Verona con il Vinitaly and the City. A tutti loro voglio rivolgere uno speciale ringraziamento per la professionalità espressa durante tutte le giornate degli eventi e per i tanti feedback positivi ricevuti.

L’Assemblea dei Soci per l’approvazione del bilancio, tenutasi lo scorso 28 aprile a Campi Bisenzio, non è stato un atto meramente istituzionale ma anche un piacevole momento d’incontro tra il Consiglio Nazionale e gli Associati che ha rinnovato e confermato il senso di appartenenza al nostro sodalizio. Ringrazio tutti coloro che vi hanno partecipato e la Delegazione di Prato per aver organizzato l’evento.

Inoltre, è stato un periodo fertile anche per il fiorire di diversi progetti messi in campo dal Consiglio Nazionale.

In primis, l’attivazione dello Sportello lavoro FISAR. I riscontri sinora pervenuti fanno ben pensare per un’evoluzione positiva del progetto. Vi aggiorneremo, come sempre, sugli sviluppi e sul prosieguo delle attività promosse.

La nostra Federazione ha ricevuto, per la prima volta, l’invito dell’OIV– Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, a partecipare a Parigi alla Conferenza sui dati della viticoltura mondiale. Essa si è tenuta lo scorso 11 aprile e in tale occasione, dall’incontro tra il sottoscritto e il Direttore Generale Roca, si sono creati i presupposti per una possibile collaborazione, appunto, tra la FISAR e l’OIV.

Taomoda, la kermesse interazionale più importante nell’area Centro-Sud d’Italia dedicata alla moda, ci vuole fortemente tra i suoi partener ufficiali.

Gli eventi e i progetti descritti rappresentano dei traguardi o, meglio, dei punti di ripartenza raggiunti grazie a tutte le nostre Delegazioni per l’impegno e la professionalità profusi.

Vi saluto calorosamente anticipandovi che, durante la decima edizione di Maredivino a Livorno, si terrà la prossima Assemblea FISAR.

È giunto il momento di mettersi in front office, in posizione di ascolto

di Massimo Marchi, Segretario Nazionale FISAR

È giunto il momento di mettersi in front office, in posizione di ascolto, in un’attenta analisi della nostra Federazione.

Il mio principale desiderio e compito sarà rappresentato dalla capacità di raccogliere le esigenze dei soci, delle stesse delegazioni, e in sinergia con il nostro Presidente e gli altri componenti della Giunta Esecutiva e del Consiglio Nazionale, elaborarli e renderli fruibili a tutti.

Saranno quattro anni in cui metterò a disposizione tutto il mio know now, al servizio della nostra Federazione, con l’unico obiettivo di dare concretezza al mio ruolo, non conosco e non desidero conoscere il senso del “penso e credo”, ma sono portatore sano del concetto del “fare e dare”, in un reciproco scambio d informazioni e sensazioni positive, che devono avere l’unico indirizzo di arricchire di contenuti la nostra Associazione.

Potranno insistere momenti difficili, possibili incomprensioni, ma dovremo insieme leggerli in un’ottica di condivisione reciproca, con l’unico scopo di fornire contributi e punti di miglioramento alla nostra Federazione.

Abbiamo scritto e detto che il socio Fisar dovrà riappropriarsi della centralità del suo ruolo, ed io in qualità di vostro segretario nazionale, darò tutto il mio supporto per raggiungere questo scopo. La rubrica dedicata alla figura del segretario, non vorrà essere solo una mera didascalia di incontri, scadenze e quant’altro, ma anche e soprattutto, un momento di riflessione per tutte le attività che andremo a svolgere o potremmo mettere in campo, perché sono fermamente convinto che se vogliamo far crescere Fisar, dovremo tutti andare oltre i pregiudizi contro questo o quello, mettere dentro il baule dei ricordi tutte quelle forme di contrapposizione, opportunismi, egoismi gratuiti, che in momenti certi, hanno solo regalato i momenti più bui della nostra associazione.

E allora forza, rimbocchiamoci le maniche, io per primo, per dare nuovi significati a tutto ciò che prima ha diviso, ma con la voglia del fare, potremo solo regalarci tante soddisfazioni, da condividere e spendere nel panorama enogastronomico italiano e non solo.

Una FISAR consapevole e al servizio degli Associati

di  Luigi Terzago – Presidente Nazionale FISAR

Ogni mese dedicherò un’intera giornata ad incontrare le Delegazioni, nella nostra sede sociale ad Asciano.

E’ con gioia e orgoglio che scrivo questa lettera da Presidente della nostra prestigiosa Federazione. Sento forte il desiderio di ringraziare tutti gli Associati per avermi sostenuto durante la campagna elettorale.

A nome dell’intero Consiglio Nazionale, intendo esprimere i miei più sinceri e vividi ringraziamenti a tutte le componenti del Consiglio uscente per il lavoro profuso e la dedizione con la quale si sono spesi nel corso del triennio passato.

L’attuale Consiglio si è subito messo a lavorare. Il 15 gennaio scorso, abbiamo attivato uno spazio web per procedere con il tesseramento digitale. La piattaforma segreteriafisar.online con la quale, Associati e Delegazioni, possono procedere, sia al rinnovo che ad una nuova iscrizione, è un modo veloce, snello, rispettoso della normativa europea sulla Privacy e anche al passo con i tempi.

Sono molto fiero dell’introduzione di un calendario semestrale di riunioni per il Consiglio Nazionale che diviene di fatto itinerante. Visiteremo ogni mese una Delegazione d’Italia con l’intento primo di incontrare e confrontarci con il Direttivo e gli Associati.

Il tema del dialogo, ho confessato più volte, è a me molto caro. Voglio stabilire con voi un rapporto di comunicazione diretta che porti avanti un proficuo lavoro associativo. In tal senso mi sono già messo in moto. Ogni mese dedicherò un’intera giornata ad incontrare le Delegazioni, nella nostra sede sociale ad Asciano. Vi basterà contattare l’Ufficio di Segreteria per fissare un appuntamento.

Questo è per la Fisar un periodo ricco non solo di propositi e di idee ma anche di lavoro per confermare il valore, l’identità e il successo della nostra Federazione.

Il Sommelier Magazine Una FISAR consapevole e al servizio degli Associati

A Merano si celebra l’eccellenza enologica

A cura di Lara Loreti

Il 27esimo Merano WineFestival nel novembre 2018 si è chiuso con l’8,5% in più di visitatori rispetto all’edizione precedente e con il ricordo di una carrellata di eventi e novità che hanno reso brillante e sempre più di qualità l’edizione.

Il Sommelier Magazine A Merano si celebra l’eccellenza enologica Un weekend a Merano per rigenerarsi. Clima mediterraneo, panorama incantato, le acque limpide del fiume Passirio. E poi i castelli principeschi, in primis il Trauttmansdorff, il Kurhaus, il teatro civico e i giardini, Con le Alpi a fare da cornice a un quadro ricco di pennellate variegate e piacevoli. Dal confort delle Terme, cuore della città, alla bontà dei piatti tipici, dai negozi che animano le eleganti strade del centro ai locali dove bere un aperitivo o un gin tonic post cena. Fino al vino, principe della meravigliosa località altoatesina, protagonista incontrastato in quello che è diventato uno degli appuntamenti annuali più attesi e desiderati dagli appassionati di vino: il Merano Wine Festival. Un insieme di ricchezze che spaziano dal food al confort allo sport e allo shopping, e che fanno di Merano la vera regina di inverno e non solo del turismo italiano, con flussi crescenti anche dagli altri Paesi europei.

Partiamo dalla kermesse vinicola che attira visitatori da ogni parte d’Italia, ma anche da Austria, Germania e Inghilterra. Il 27esimo Merano WineFestival nel novembre 2018 si è chiuso con l’8,5% in più di visitatori rispetto all’edizione precedente e con il ricordo di una carrellata di eventi e novità che hanno reso brillante e sempre più di qualità l’edizione. In tutto 11mila presenze  nei cinque giorni della manifestazione. Crescente l’interesse per le giornate della bio&dynamica  con la selezione di vini biologici, biodinamici e PIWI (varietà di vite resistenti alle crittogame) e di Catwalk Champagne, accompagnato dallo show-cooking sul palco del Kursaal dello chef stellato Karl Baumgartner. Il patron Helmuth Köcher nell’elegante scenario del Kurhaus, sede del festival, ha ospitato nella Official Selection oltre 950 case vitivinicole tra le migliori in Italia e nel mondo, e più di 120 artigiani del gusto; più un grande focus sui vini rosè. E tra gli ospiti più vip anche Joe Bastianich, protagonista di uno spettacolo da lui ideato con musica e racconti di vita vissuta, il tutto in compagnia di un calice di vino.

Il Sommelier Magazine A Merano si celebra l’eccellenza enologica Insomma, un grande successo non solo per la varietà e qualità dei vini in mostra, ma anche e soprattutto per l’atmosfera magica che Merano regala con il suo essere pret-a-porter. E anche quest’anno, i migliori vini presenti alla manifestazione sono stati premiati con l’Award Platinum, riconoscimento assegnato da Helmuth Köcher attraverso la guida The WineHunter Award. Dall’Alto Adige alla Sicilia, passando per la Toscana, 34 i vini incoronati: Alto Adige Pinot Nero Riserva Doc Burgum Novum 2015, Castelfeder; Alto Adige Gewürztraminer Doc Terminum 2015, Cantina Tramin; Costa D’Amalfi Bianco DOC Fiorduva 2016, Marisa Cuomo; Collio Friulano Doc Riserva Zegla 2013, Renato Keber; Franciacorta Vittorio Moretti 2011, Bellavista; Molise Rosso Doc Don Luigi 2014, Di Majo Norante; Langhe Rosso Doc Luigi Einaudi 2013, Poderi Luigi Einaudi; Barolo Bricco San Pietro Vigna D’La Roul DOCG 2013, Rocche dei Manzoni; Barolo Marcenasco Docg 2014, Renato Ratti; Barolo Ciabot Mentin Docg 2014, Domenico Clerico; Barbaresco Vanotu Docg 2015, Pelissero; Sardegna Rosso Igt Turriga 2014, Argiolas; Pantelleria Doc Ben Ryé 2016, Donnafugata; Carmignano Vin Santo Occhio Di Pernice Doc 2011, Tenuta di Artimino; Brunello di Montalcino Riserva Docg Millecento 2012, Castiglion Del Bosco; Toscana Rosso Igt Monteverro 2014, Monteverro; Toscana Igt Desiderio 2015, Avignonesi; Colli Toscana Centrale Igt Flaccianello Della Pieve 2015, Fontodi; Rosso Toscana Igt Paleo 2015, Le Macchiole; Toscana Rosso IGT Casalferro 2015, Ricasoli; Bolgheri Rosso Superiore Doc Ornellaia 2015, Tenuta Ornellaia; Toscana Igt Siepi 2016, Castello di Fonterutoli; Vigneti Delle Dolomiti Igt San Leonardo 2013, San Leonardo; Amarone Della Valpolicella Docg Riserva Di Costasera 2012, Masi Agricola; Amarone Valpolicella Docg 2013, Carlo Ferragù; Alto Adige Pinot Bianco Doc Rarità 2005, Cantina di Terlano; Franciacorta Dosage Zéro Noir 2009, Ca’ Del Bosco; Barolo Bussia Riserva Docg 2009, Parusso Armando; Carmignano Docg Capezzana 2008, Villa Di Capezzana; Trento DOC 976 Riserva Del Fondatore 2008, Letrari; Trento Doc Madame Martis Brut Riserva 2008, Maso Martis; Trento Doc Cuvée Dell’Abate Brut Riserva 2008, Abate Nero; Valpolicella Amarone Classico Riserva Docg 2008, De Buris e Veneto Rosso Igp Harlequin 2009, Zymé.  Chiuso il sipario della kermesse, l’appuntamento è per la prossima edizione che si terrà dall’8 al 12 novembre 2019.

Il Sommelier Magazine A Merano si celebra l’eccellenza enologica Dal calice alla tavola il passo è brevissimo: per i gourmet, in pieno centro tappa obbligata è il ristorante Sissi, regno dello chef stellato Andrea Fenoglio. Il versatile cuoco delizia i palati con la sua cucina tradizionale, volta a valorizzare le delizie del territorio riproposte con stile ed eleganza. Sono 30-35 piatti proprosti che interpretano la tradizione italiana e l’avanguardia, oltre a ricette must dello chef diventate irrinunciabili per i clienti. Dieci in tutto i tavoli, più l’undicesimo più appartato per le occasioni speciali. Il nome del ristorante ricorda le passeggiate che la impetratrice Sissi si concedeva lungo il fiume e per le stradine ai piedi delle montagne di Merano, che al fascino principesco di lei è rimasta devota. E’ il 1870 quando l’imperatrice Elisabetta d’Austria, desiderosa di ritirarsi in un luogo soleggiato e al riparo dal vento, sceglie Castel Trauttmansdorff, nel cuore della cittadina, per svernare fino al 1889. Nessuno sfarzo, eppure la decisione dell’imperatrice Sissi cade lo stesso su Merano, in primis per la sua posizione meridionale, ma allo stesso tempo vicina al centro dell’impero, ma per il suo fascino discreto. Quattro in tutto le visite di Sissi nella cittadina altoatesina che è divnetata così simbolo e luogo di cura per la nobiltà. Oggi Castel Trauttmansdorff  ospita il Touriseum, il Museo che colleziona oggetti legati alla storia del turismo della regione, il cui patrimonio museale si arricchisce costantemente grazie a donazioni.

Il Sommelier Magazine A Merano si celebra l’eccellenza enologica Ma una vista a Merano non può prescindere da un blitz (o anche di più) alle Terme: un bagno di benessere tra idromassaggi e vapori, in un ambiente confortevole dove rilassarsi dopo una giornata di degustazioni o dopo una passeggiata in montagna. Da non perdere la sessione di sauna con il maestro – fissata in vari orari e aperta a tutti – che inebria l’aria con essenze di eucalipto e lavanda. Poi un tuffo nelle piscine di acqua a 15 gradi, all’aperto, in uno scenario mozzafiato.

Per gli amanti del relax più esigenti, l’ideale è l’hotel Terme:  un viaggio nel tempo in un luogo di “culto” per Merano. Prima di accedere alla hall dell’albergo ci si trova di fronte una struttura architettonica di arte contemporanea immersa in un contesto ottocentesco: un intreccio di forme e colori dallo stile e comfort moderno e nel design un forte richiamo alla storia dell’Alto Adige. Dalla hall il viaggio prosegue al Palm Lounge della struttura, dove vengono serviti cocktail e specialità. L’ambiente è arricchito da quadri che ritraggono istanti di vita a Merano di Sissi, lampadari con corna di cervo, tappeti di pelle di mucca e mobilia in legno naturale. Merito della progettazione del famoso architetto bolzanino Matteo Thun che nel 2006 ha realizzato l’hotel, in un crescendo di contrasti tra stile moderno e tradizionale. In tutto  139 camere (suite comprese) dove poter godere di sedie a dondolo, poltrone stile “Belle Époque” assieme a dettagli in cristallo Swarovski e lana di pecora. Da provare anche il Bistro La Piazza, progettato dall’architetto Hugo Demetz.

Ma il pezzo forte della struttura è la Sky Spa, inaugurata ad aprile 2017, progettata da Demetz con vista a 360° sul paesaggio alpino. Siamo al quarto piano, in un’oasi di benessere di 3.200 metri quadri, con ampie zone relax all’aperto con camino e angolo dedicato a infusi, tisane e mele fresche dell’Alto Adige. Il tutto deliziato da vista panoramica favolosa. A terra invece c’è la Garden Spa, da cui è possibile raggiungere i 7.600 metri quadri e le 15 piscine delle Terme di Merano, attraversando (anche in accappatoio) il tunnel riscaldato di collegamento. Per tutta la bella stagione l’offerta si arricchisce con il Parco delle Terme di 52.000 metri quadri  e altre 10 piscine all’aperto. D’inverno, invece, per gli amanti dello sport, bastano  pochi metri per raggiungere il comprensorio sciistico Merano 2000.

Il Feltrino, i sassi e la vite: storia della rinascita della sua vitivinicoltura

A cura di Augusto Gentilli

Fra le aree alpine che maggiormente hanno patito la riduzione – se non la quasi completa scomparsa  dei vigneti – il territorio del Feltrino, nella parte bassa della provincia di Belluno, rappresenta uno dei casi più drammatici.

Il Sommelier Magazine Il Feltrino, i sassi e la vite: storia della rinascita della sua vitivinicoltura La vite e la montagna: un rapporto complesso, quasi di odio e amore, nel quale le potenzialità di territori in grado di produrre uve di altissima qualità si scontrano con le difficoltà climatiche e orografiche, quali l’impossibilità della meccanizzazione e il numero di ore di lavoro per ettaro difficilmente sostenibile in termini di prezzo finale sul mercato; a questi già gravi problemi vanno aggiunte le rese per ettaro spesso molto basse e le frequenti stagioni spesso climaticamente complesse. Ecco quindi che, soprattutto con il secondo dopo guerra, importanti aree vitivinicole alpine – basti pensare, a puro titolo di esempio, alla Val d’Aosta e alla Valtellina – hanno visto contrarsi fortemente le loro superfici vitate e solo recentemente stanno riuscendo a tornare a raccogliere i meritati successi.

La vitivinicoltura del Feltrino: antichi vitigni con le radici nella storia

Il passato

Il Sommelier Magazine Il Feltrino, i sassi e la vite: storia della rinascita della sua vitivinicoltura Area di ottima potenzialità vitivinicola, il Feltrino vede documentata la propria viticoltura almeno a partire dal 24 febbraio 1518 quando Gerolamo Borgasio chiese e ottenne, con 21 voti favorevoli e solo 13 contrari, che si approvassero gli statuti dei vignaioli dell’Aurin, un colle a pochi chilometri a ovest di Feltre. In questi statuti erano contenute regole sia tecniche (ad esempio era imposto che la vendemmia non avvenisse prima del giorno di San Michele, ovvero il 29 settembre) sia riguardanti i rapporti tra produttori e tra i produttori e gli altri lavoratori agricoli, ad esempio i boscaioli, che dovevano prestare attenzione a non danneggiare le vigne stesse (Archivio Comunale di Feltre, Volume 34).

In seguito, di viticoltura bellunese si occupò, nel 1632, anche Giovan Battista Barpo, decano del Capitolo della Cattedrale di Belluno, nella propria opera in tre libri dal titolo “Le delizie e i frutti dell’agricoltura e della villa” in modo particolare nel Trattato Quinto del Libro Secondo di quest’opera, intitolato “Delle uve, delle viti e dei recipienti per il vino”.

I vini feltrini, esportati oltralpe ancora nel corso del XIX secolo, videro iniziare il proprio tramonto con l’arrivo prima di oidio e peronospora e, in seguito, della fillossera, che incentivarono la diffusione degli ibridi produttori diretti quali clinto e bacò. Il colpo di grazia venne, però, dalla Grande Guerra e dall’emigrazione che sottrassero gli uomini alla coltivazione della vigne e, cosa altrettanto grave, cancellarono quasi completamente le tradizioni e gli antichi saperi legati alla coltivazione della vite e alla produzione di vini di qualità.

Il territorio e i vitigni

Il Sommelier Magazine Il Feltrino, i sassi e la vite: storia della rinascita della sua vitivinicoltura La viticoltura feltrina interessa le porzioni collinari e pedemontane della bassa Val Belluna a un’altitudine compresa fra i 300 e i 600 metri in modo particolare nei comuni di Arsiè, Fonzaso, Feltre, Seren del Grappa, Pedavena, Sovramonte, Lamon, Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi e Santa Giustina pur essendo presente anche in alcuni comuni sulla sponda sinistra del fiume Piave; i vigneti sono frequentemente situati su grandi conoidi generalmente non più attive. I suoli, sottili se non molto sottili, sono ricchi di scheletro grossolano di natura calcarea o calcareo – dolomitica. L’area vitata è attualmente limitata a circa 20 ettari oltre ad altri 20 che entreranno presto in produzione. Il clima è caratterizzato da rigide temperature invernali, da un significativo incremento delle stesse durante l’estate e da una piovosità che supera frequentemente i 1.000mm all’anno.

Il patrimonio ampelografico tradizionale del territorio conserva alcune antiche varietà quali la bianchetta trevigiana, la pavana, la turca e la trevisana nera; in anni recenti, a questi vitigni ne sono sono stati affiancati altri ad ampia diffusione quali, ad esempio, il manzoni bianco, lo chardonnay, il gewürztraminer, il merlot e il pinot nero.

Il presente e il futuro, ovvero il Consorzio Coste del Feltrino

Il Sommelier Magazine Il Feltrino, i sassi e la vite: storia della rinascita della sua vitivinicoltura Il futuro vitivinicolo di queste terre vede riposte molte delle proprie speranze nel Consorzio Coste del Feltrino, nato nel 2015 allo scopo di promuovere da un lato una viticoltura “sana”, non intensiva e pienamente sostenibile dal punto di vista paesaggistico ed ambientale e dall’altro offrire ad aziende agricole e privati un’opportunità di diversificazione e sviluppo delle proprie attività agricole all’interno dei Comuni in precedenza riportati. Il Consorzio conta oggi 11 aziende agricole aderenti e si è fornito di uno stringente disciplinare che, pur rimanendo nell’ambito del più generale Vigneti delle Dolomiti Igt, pone severi vincoli sulla varietà ammesse alla coltivazione da parte dei soci e sull’uso delle molecole di sintesi. Particolare rilevanza è rivestita dalla norma che obbliga i soci a valorizzare le varietà tradizionali riservando loro in vigna delle superfici minime garantite; inoltre, cito testualmente “Il Consorzio si riserva di introdurre gradualmente il divieto di utilizzo – per la coltivazione delle uve destinate alla produzione di vini contraddistinti dal proprio marchio – di principi attivi che, pur ammessi dalla legge e/o dai regolamenti in vigore, siano valutati dalla comunità scientifica gravemente pericolosi per la salute e/o per l’ambiente”. In quest’ottica assume particolare rilevanza la collaborazione con con un locale consorzio di apicoltori e con l’Istituto Zooprofilattico di Padova per l’adozione di modelli di produzione che risultino non nocivi per le api e per gli altri insetti pronubi. È, inoltre, interessante segnalare che tra le varietà ammesse alla coltivazione da parte dei soci non è presente la glera.

Credo che il modo migliore di concludere queste righe sia lasciare direttamente la parola all’attuale Presidente del Consorzio, Enzo Guarnieri, che in una breve intervista ci racconta i principali obiettivi e la filosofia di questa promettente realtà che sta riportando nei nostri calici vini ormai dimenticati.

Enzo, il Feltrino vanta una storia importante nella produzione di vini di qualità per lo meno a partire dal Rinascimento: quali sono gli obiettivi che il Consorzio Coste del Feltrino si è dato per aiutare la rinascita della vitivinicoltura del territorio e quali le strade che intende percorrere per raggiungere tali risultati?

Il Sommelier Magazine Il Feltrino, i sassi e la vite: storia della rinascita della sua vitivinicoltura Riteniamo che l’area del Feltrino per le sue peculiarità ampelografiche, climatiche, geomorfologiche e storiche abbia tutti i presupposti per poter ottenere il riconoscimento di una denominazione d’origine specifica e quindi di una DOC che la distingua rispetto alla pur valida, ma troppo ampia IGT esistente, ossia quella “Vigneti delle Dolomiti” che ricomprende per intero le tre province dolomitiche di Belluno Trento e Bolzano.

Il Consorzio ha, pertanto, come proprio obiettivo principale proprio quello di accompagnare i produttori in questo percorso, che non è solo un iter di carattere amministrativo, ma soprattutto, per tutti noi, uno sforzo di focalizzazione della nostra identità e di continuo miglioramento qualitativo.

Un secondo obiettivo fondamentale è poi naturalmente quello di costituire un punto di riferimento per tutti gli operatori locali nei rapporti istituzionali e anche un supporto rispetto alle Associazioni di categoria che nella nostra zona solo in questi ultimi anni stanno iniziando ad attrezzarsi in questo settore così complesso e mutevole.

La tutela delle varietà tradizionali e dell’ambiente rappresentano per voi dei valori irrinunciabili: come credi siano percepiti dai consumatori tali principi?

Nella nostra visione la tutela delle varietà tradizionali e quella dell’ambiente vanno di pari passo e ciò in primo luogo per la maggior capacità dei nostri vitigni di adattarsi alle caratteristiche del territorio e di resistere quindi meglio a molte fitopatie con conseguente riduzione del numero e dell’intensità dei trattamenti fitosanitari necessari; in secondo luogo perché la qualità ambientale percepita non è determinata solo da parametri scientifici ma anche dalla possibilità per il consumatore di identificare ed apprezzare, proprio mediante le varietà tradizionali, l’autenticità, la genuinità e la specificità dell’areale viticolo feltrino.

Ciò che il consumatore ricerca nel nostro territorio è riassumibile in tre parole: semplicità, tradizione ed autenticità, che devono però essere naturalmente coniugate a un costante miglioramento di prodotti e servizi in termini di qualità e sostenibilità.

Elenco delle Aziende aderenti al Consorzio Coste del Feltrino

  • Azienda Agr. Bivai di Iacopo Avogadro Degli Azzoni (Santa Giustina fraz. Bivai)
  • Azienda Agricola Bonan Marco (Fonzaso fraz. Arten)
  • Azienda Agricola De Pian Giuseppe (Feltre fraz. Vignui)
  • Azienda Agricola Drusian Francesco (Valdobbiadene, ma con vigneto in Feltre fraz. Cart)
  • Azienda Agricola Guarnieri Enzo (Feltre fraz. Tomo)
  • Azienda Agricola Guiotto Zugni Tauro de Mezzan Massimiliano (Feltre fraz. Grum di Villabruna)
  • Azienda Agricola Vieceli di Zucco Beatrice (Fonzaso)
  • Fondazione Val di Seren ONLUS (Seren del Grappa località Col dei Bof)
  • Soc. agr  Altor di Borsa Giuliana & C. ss. (Pedavena fraz. Altor)
  • Soc. agr. De Bacco Pietro di De Bacco Marco e C. sas (Seren del Grappa fraz. Rasai)
  • Soc. agr. Pian delle Vette ss (Feltre fraz. Pren)

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per capire quali cookie ed in che modo vengono utilizzati, consulta la nostra pagina della Privacy. Accetta i cookie cliccando sul pulsante 'Accetta'. In qualsiasi momento dalla pagina relativa potrai rivedere e cambiare il tuo consenso. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi