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di Lara Loreti

Sono stati i rivoluzionari del Chianti Classico a partire da fine anni Sessanta. Hanno infatti visto in quel terroir e nella Toscana un enorme potenziale, dove poter produrre grandi vini di tradizione, applicando le tecniche più all’avanguardia nei processi produttivi e aumentando gli standard qualitativi dell’epoca

Oggi rispetto dell’ambiente e investimento sui giovani sono i must aziendali. Carpineto è stata fondata in Toscana nel 1967 da Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo. E’ la storia di una amicizia, fortificata dall’amore per il vino che ha fatto da malta nel rafforzare il rapporto tra i due imprenditori e anche nel rendere celebre nel mondo il brand Carpineto. Viticoltori illuminati, Sacchet (scomparso a febbraio 2017) e Zaccheo hanno messo insieme le proprie forze per perseguire gli stessi obiettivi: vini di qualità assoluta da esportare al livello internazionale. L’azienda attraversa il top delle denominazioni toscane, dal nucleo storico del Chianti Classico al Brunello fino a Nobile di Montepulciano, senza dimenticare l’ “avanguardia” maremmana. Sono 216 gli ettari vitati per 500 chilometri di filari, e un totale di 569 ettari di proprietà, comprensivi anche di ulivi e bosco. Il Sommelier Magazine Carpineto, avanguardia maremmana Cinque le tenute, tutte toscane: Alto Valdarno in località Gaville, Greve in Chianti in località Dudda, Gavorrano in Maremma, Montalcino e Montepulciano. In particolare, Greve si estende per dieci ettari, di cui nove e mezzo vitati; Valdarno per 65, di cui 2 vitati; la splendida tenuta di Montepulciano-Chianciano 184, di cui 115 vitati; la Maremma offre una estensione di 180 ettari, di cui 10 vitati, e infine Montalcino 50, di cui 10 vitati. La massima espressione aziendale è il Chianti Classico, base e Riserva. Bellissima declinazione del territorio anche il Brunello di Montalcino; di stoffa elegante e ricco bouquet di frutta esotica a note balsamiche il Vino Nobile di Montepulciano, in primis la Riserva. In particolare, va citato un prodotto di gran razza dotato di tutte le caratteristiche per affrontare una lunga crescita nel tempo: il Vino Nobile di Montepulciano Docg Poggio Sant’Enrico. Proveniente dalle zone meglio esposte di due vigneti, “Poggio Sant’Enrico Piccolo” e “Poggio Sant’Enrico Grande”, prende vita da uve coltivate a un’altitudine di 300-350 metri sul livello del mare. Intrigante il Merlot maremmano Farnito Valcolomba Toscano Igt. “La nostra produzione è composta da oltre il 90% di vini rossi. E le uve arrivano tutte da vigneti di proprietà”, dicono i viticoltori. Gran parte della produzione è data dunque da vini delle più prestigiose Docg della Toscana. Rossi per lo più, Riserve di grande struttura ed estratto, vini estremamente longevi. Carisma, stile, grande continuità qualitativa dei vini, hanno fatto sì che l’azienda negli anni abbia collezionato riconoscimenti internazionali.

Il Sommelier Magazine Carpineto, avanguardia maremmana Tanta tradizione, ma anche uno sguardo allungato al futuro nei vini Carpineto. Negli anni i patron dell’azienda hanno passato il testimone alle nuove generazioni, infondendo nei giovani quella capacità di lungimiranza che ha guidato oltre 50 anni del loro lavoro. Ed ecco all’opera Caterina Sacchet, enologa, poi Elisabetta Sacchet, Francesca Zaccheo, Antonio Michael Zaccheo, fino al nuovissimo volto di Anton Robert Zaccheo. Poco più che adolescente, quest’ultimo mostra grande entusiasmo raccontando la sua giornata tipo. E precisando che non ce n’è mai una uguale all’altra. “Mi sveglio presto e vado in vigna, seguendo il lavoro nei campi – racconta Anton Robert – Questo è il mio primo anno effettivo in azienda, e per volere sia di mio nonno sia di mio padre, ho cominciato dal basso, in tutti i sensi: ho piantato una nuova vigna di Sangiovese a Montepulciano-Chianciano, sul lato che guarda il piccolo lago naturale che c’è all’interno della tenuta. E’ stato un lavoro duro, ma stare insieme al nostro agronomo storico e agli altri ragazzi con più esperienza mi ha fatto capire tante cose”. Anton Robert segue l’azienda da tutti i punti di vista, attento anche all’estero. A testimonianza della fama di Carpineto sui mercati mondiali, c’è il dato dell’export che rappresenta il 91% della produzione totale – oltre 3.300.000 bottiglie all’anno – che è rivolto a 70 Paesi, in particolare Canada, Stati Uniti, Italia, Germania, Svizzera, Australia e Regno Unito.

Il Sommelier Magazine Carpineto, avanguardia maremmana E la nuova sfida è la sostenibilità: le tenute Carpineto sono ad emissioni zero. Gli obiettivi sono tutela dell’ambiente e scelte consapevoli nel segno dell’etica, della valorizzazione della biodiversità e della riduzione al minimo dell’impatto dei fitofarmaci e del rame: dalla terra al vigneto, passando attraverso i boschi, come quelli di querce, fittamente presenti nelle cinque sedi, come se anche la natura avesse donato un segno in più di durata nel tempo, di lunga vita. E c’è attenzione anche alle bottiglie: il peso di quelle delle Riserve è stato sensibilmente diminuito. Il tutto per la salvaguardia del suolo della vigna, la sua fertilità. Dunque niente uso di additivi, coadiuvanti enologici e stabilizzatori, ad eccezione di una percentuale minima di bisolfito, molto inferiore ai limiti consentiti per legge. La prova che l’azienda sta andando nella giusta direzione.

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