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di Stefano Borelli

“Sono un podista da tanti anni, corro fin da piccolo. E’ il mio modo di stare a contatto con la natura, di entrare in sintonia con l’ambiente che mi circonda.”

E fin da ragazzo, mi piace bere un bicchiere di buon vino. Mi ricorda i pranzi in famiglia, le occasioni importanti, gli affetti veri. Mettere insieme le due cose, ora che ho un attestato da sommelier, è stata un’esperienza unica, diversa ed esaltante. Finalmente ho sorseggiato il prodotto di una terra in cui ho affondato il piede, di un luogo che ho visitato, vissuto intensamente.
L’occasione me l’ha data l’Ultramarathon Terra di Siena, una corsa podistica che, su varie distanze, si snoda attraverso i territori del Chianti e permette di percorrere un territorio fantastico fatto di case in pietra, cipressi, querce, lecci, ma soprattutto di vigne, tante vigne. Avrei voluto prendere parte alla “Brunello Crossing”, una gara che ogni anno precede di una settimana il Benvenuto Brunello, l’anteprima del re dei rossi toscani, ma ho poi optato per Siena ed è stato un amore a prima vista con la città, la gente, i paesaggi.

La vigilia
Siamo tre, io, Marco e Gianni: loro correranno la 50 Km io “solo” la 18. Sono un ex-mezzofondista abituato ai 1500 metri in pista e non ho la preparazione per distanze così lunghe. Alloggiamo in una pensione a poche centinaia di metri dall’arrivo e una volta posate le valigie andiamo a ritirare il pacco gara con il pettorale e due bottiglie in omaggio, un Chianti Classico e una Vernaccia di San Gimignano. Poi si va verso la cena. Passiamo in piazza del Campo, bellissima, a forma di conchiglia e prima di arrivare al ristorante mi colpisce un chiosco di frittelle con un viavai di gente continuo. Sono le frittelle del Savelli, un prodotto tipico locale a base di riso, olio, farina scorza di limone, zucchero a vela e vanigliato. Una delizia solo a guardarle.
Resistere alla bontà del cibo senese è difficile, ma siamo alla vigilia della gara e cerchiamo di andarci piano. Per le frittelle si aspetterà domani. Via libera però per un piatto di pici al ragù di cinta senese. A cena il carico di carboidrati è consentito. Ordiniamo anche del vino, Chianti ovviamente, ma solo un bicchiere. Nel dubbio penso a Stefano Baldini che in un libro ha raccontato di aver bevuto un mezzo bicchiere di rosso il giorno prima della vittoria alla maratona alle Olimpiadi del 2004 di Atene. Se lo faceva lui, – mi dico – a conferma che sport e vino se bevuto con moderazione vanno d’accordo, allora si può.

Il giorno della gara
La sera a letto presto, poi alle 5,30 sveglia per tutti. La sala è già piena di podisti silenziosi, concentrati sull’ultimo pasto tre ore prima dalla gara. C’è gente da tutta Italia, Rimini, Bologna, Torino, noi di Roma. Gianni, che è un veterano delle corse lunghe li stuzzica un po’: “Fai la 18 km.?”, chiede ad un vicino di tavolo. Ottiene in risposta uno sguardo cupo, quasi di minaccia. Il popolo delle ultra-maratone è strano, ama la fatica estrema, le lunghe distanze, la sofferenza. Mi faccio piccolo, piccolo. Io correrò “solo” 18 km. L’anno prossimo farò la 50 mi dico.
La mia gara parte da Monteriggioni, la 50 km. da San Gimignano. Ci porta un autobus da Siena e già lungo la strada mi faccio un’idea di quale sarà il paesaggio che dovrò attraversare. Dolci colline con lunghe distese di filari di viti ordinate, armoniche. Ogni tanto qualche casolare rustico che sembra essere stata fatta dalla stessa mano. E’ come se il capomastro e il contadino si siano parlati, con entrambi in testa il concetto di bellezza del territorio. Questa è zona di Chianti mi dico, ripassando mentalmente gli studi, Chianti da “Clante”, nome etrusco per definire una terra ricca di acque o secondo altri dal cognome di una famiglia etrusca molto presente nella zona.
Arriviamo a Monteriggioni sono le 8.30 circa, il sole fa capolino e scalda l’aria fredda. La città è un piccolo gioiello medievale costruito su una collina. Un piccolo borgo, circondato interamente da una cinta muraria in pietra, con un castello fondato nel Duecento dalla repubblica senese. Quattordici torri in pietra bianca svettano tra le tante chiese e pievi della cittadina. Subito sotto le mura ulivi e vigne, tante viti messe a dimora ma per lo più sul lato est, quello dove già batte il sole. Mi soffermo a guardare i filari, coltivati con i sistemi di allevamento a guyot e cordone speronato.
E’ Sangiovese penso, un vitigno tra i più diffusi in Italia ma che qui in Toscana dà le sue più alte espressioni. A Montalcino il Brunello, a Montepulciano il vino Nobile, il Chianti Classico e il Chianti con le sue sottozone, qui a Monteriggioni il Chianti dei Colli senesi. Ma qua e là – penso – ci potrebbero essere anche altri vitigni autoctoni, il Canaiolo, il Colorino e il Ciliegiolo, impiegati in piccola percentuale per fare il Chianti. Finito il piccolo tour per l’incantevole cittadina e dopo un ultimo sguardo ai vigneti è tempo di partire per la corsa.

La partenza e il percorso
Siamo circa 400 nella gara dei 18 km. e alle 10 in punto ecco il via. Si parte con una leggera discesa a circa 300 sul livello del mare. Il gruppo si sgrana, qualche chilometro Il Sommelier Magazine Di corsa tra le vigne sulla Cassia antica e poi via comincia l’avventura nello sterrato nei boschi, costeggiando le vigne, in un sali e scendi per colline che non superano i 400 metri. Ci circonda l’ordine, una perfezione nelle cose che contagia anche noi podisti, un territorio, colto, dignitoso. Siamo in aperta campagna il terreno è bianco. Argilla e tufo penso e poi tante pietre, alcune sembrano molto friabili, sicuramente rilasciano molti minerali nel terreno, elementi preziosi alla pianta.
La corsa procede per sentieri, boschi e ancora vigneti. Cerco di dosare le forze. Ogni tanto arriva qualche salita, immancabile nelle colline del Chianti, ma mentre raccolgo le forze e arranco per pendii mi guardo intorno. Le piante del Sangiovese sono a riposo, tra qualche settimana ci sarà il pianto e poi il germogliamento, i colori dominanti sono il marrone, il grigio, il bianco, in attesa dei primi verdi di primavera. Corro e non c’è una cosa fuori posto, sui tratti asfaltati le macchine si fermano e parte un sorriso, una parola di incitamento. Qui la gente è come il paesaggio: ti coccola, tollera l’attesa. Anche i punti di ristoro, sono perfetti: secchioni dappertutto a 5, 10, 20 metri dai tavoli dove i volontari offrono ai corridori bicchieri di plastica con acqua e sali minerali. Si è naturalmente portati a non buttare a terra nulla. La bellezza contagia tutto.Il Sommelier Magazine Di corsa tra le vigne

L’arrivo
Salite e discese si snodano per tutto il percorso, tra tratti in sterrato, strade asfaltate e e campagna. Mantengo la mia posizione tra quelli di testa. Finalmente Siena. Si vedono i torrioni in distanza e per avvicinarci alla città c’è l’ultima lunga salita, forse più di un chilometro. Provo a raggiungere i concorrenti davanti, ma le energie stanno finendo. Rimango dove sono e mi godo gli ultimi chilometri per i vicoli della città. Le viuzze di Siena sono ferme nel tempo, con i vessilli delle contrade e i palazzi di antichi casate che accompagnano i miei ultimi metri. Poi l’arrivo, in piazza del Campo, una delle più belle d’Italia, la stessa dove si svolge il Palio. Il palazzo comunale in mattone rosso è dominato dalla torre del Mangia che ci accoglie uno ad uno stanchi ed emozionati. La fatica è stata tanta, ma il percorso era così bello che un’ora e 20 circa è volato.
Mi godo il momento e mi siedo in piazza accanto alla Fonte Gaia decorata da statue e rilievi di Jacopo della Quercia. Devo aspettare l’arrivo di Gianni e Marco che hanno fatto la 50 km per fotografarli. Mi stendo al sole, dopo aver mangiato e bevuto qualcosa per reintegrare il corpo; è il momento del meritato riposo. Mi guardo tutti gli arrivi, uomini e donne di tutte le età, felici per avere tagliati il traguardo, al di là della posizione. Passano un paio di ore e stremati arrivano anche i miei compagni d’avventura. Il tempo di cambiarsi. Poi ultima immancabile tappa prima di tornare a Roma, un meritato pasto a base di prodotti del territorio. Chianti di nuovo ovviamente, un bel bicchiere, questa volta accompagnato da salumi toscani e una succulenta bistecca alla fiorentina.

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