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Marco Barbetti

Ripidi declivi erbosi dominati da una vegetazione rigogliosa; morbide stradine, a tratti tortuose, che disegnano un mosaico irregolare fatto di piccole vigne, borghi e boschi lussureggianti. Una calma “operosa” che pervade un territorio spettacolare, tra i più belli d’Italia e del Mondo. È così che appare, a chi lo incontra per la prima volta, l’areale di Conegliano e Valdobbiadene.
Questa terra, situata nella fascia collinare della marca trevigiana, è intrisa di cultura e di storia. Dapprima vi furono i Romani che collaborarono con la già fiorente civiltà veneto-istriana, introducendo elementi di diritto e infrastrutture militari. È in questo periodo storico che si diffuse l’utilizzo del nome Prosecco associato all’uva Glera.

Per distinguere il vino “Pucino” (molto amato da Livia, moglie dell’imperatore Augusto), prodotto nei dintorni di Trieste da quello istriano, si decise di denominarlo utilizzando il nome della zona più vocata, dove si ergeva appunto la torre di Prosecco. Poi ci fu il Medioevo, un periodo di grandi fermenti sociali, culturali e scientifici che vide la costruzione dei tanti castelli che si possono ancora ammirare. Con la Repubblica di Venezia l’economia si sviluppò ulteriormente, grazie alle nuove possibilità di commercio con le esportazioni all’estero. Infine, la storia recente con l’istituzione della scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano, dove docenti di altissimo livello posero le basi della moderna scienza enologica.

Proprio l’enologia e la conduzione dei vigneti hanno portato grande prestigio, elevando a fama internazionale questo incredibile panorama culturale, identificandolo con un unico vino, un’unica uva e una metodologia spumantistica: Prosecco (che, in senso generale, un definisce territorio più vasto e variegato da quello qui descritto e comprendente tre denominazioni: Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, l’Asolo Prosecco Superiore DOCG e il Prosecco DOC).

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