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Silvia Parcianello

Nei posti belli si fa il vino buono. È facile pensarlo ogni volta che si visita una zona vitata di particolare pregio. Accade ovunque, è uno di quegli assiomi che alla fine diventano scontati, e che racchiudono la verità in poche semplici parole.

Belli significa dotati naturalisticamente, certo, ma anche rispettati dal lavoro dell’uomo, preservati nel corso dei secoli, valorizzati negli ultimi anni in cui la viticoltura si sta facendo sempre più arte, e le zone vitivinicole sono una meta apprezzata dai turisti.
Tra le colline veronesi, costeggiando la Valpolicella a ovest e la Lessinia a nord, ci si imbatte in un paesaggio vitivinicolo di rara bellezza: piccoli coni vulcanici che svettano ripidi a punteggiare la pianura, terreni che passano dal nero basaltico al rosso dei carbonati di origine marina, al bianco calcareo, il tutto ammantato di viti allevate con un sistema antico, la pergola veronese, che, vista dall’alto, crea l’illusione ottica di vedere un mare
di viti.

Siamo tra le colline vitate del Soave. Nel 2016 il Ministero dell’Agricoltura le ha dichiarate “Paesaggio rurale di interesse storico”, fugando la considerazione comune del Soave quale luogo di agricoltura intensiva. La particolarità di queste colline, nel 2017, ha colpito anche la FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), che ha invitato Soave a diventare il primo candidato italiano per il programma GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage System) per poi, nel 2018, attribuire a questo territorio la qualifica di Patrimonio Agricolo di Rilevanza Mondiale. Ma quali sono le caratteristiche che hanno portato a questo prestigioso riconoscimento, a parte l’innegabile bellezza del luogo?

Soave è zona vitata da tempi antichissimi e da almeno 200 anni è un sistema agro-economico che dà sostentamento a circa 3000 famiglie con la produzione del Soave Doc, uno dei più famosi vini bianchi italiani. Si tratta di un’area di 9.000 ettari con un’altitudine che comprende 33 unità geografiche che varia da 35 m a 650 m slm. Il territorio passa da versanti ripidi a pianure e i terreni sono di matrice vulcanica o calcarea. La certificazione Giahs riguarda il territorio della DOC e non le denominazioni italiane, però ritengo che sia corretto citare anche il Soave Superiore DOCG dato che è prodotto in questo territorio. L’area è resa unica da diversi elementi come: la presenza di varietà autoctone come la Garganega e il Trebbiano di Soave, alternate a oliveti e frutteti, in particolare alberi di ciliegie.

Il Sommelier Magazine LE COLLINE VITATE DEL SOAVE

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