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di Lara Loreti

L’Oriente è il desiderio di andare oltre. L’ingegno è una seta, che sfiora nuove possibilità, tra intuito e studio. E l’enologo, Marco Polo del vino, guida la carovana verso nuove conquiste. Un miracolo che si ripete ogni anno, a partire dalla vendemmia. “L’annata 2019 oscilla tra buona ed eccezionale – afferma Riccardo Cotarella, Presidente di Assoenologi – ma attenzione un enologo non potrà mai dirsi pienamente soddisfatto, si può sempre fare meglio”. La prima criticità da gestire è il clima, con i suoi continui cambi d’umore.

Il Sommelier Magazine Parola di esploratore - Intervista a Riccardo Cotarella

Come è andata la vendemmia 2019?

“La stagione non si può definire con un solo aggettivo perché ormai il riscaldamento climatico porta a notevoli differenze anche nell’arco di pochi chilometri. Siamo sottoposti a eventi forti come bombe d’acqua e siccità, e questo comporta una trasversalità qualitativa in tutto il Paese. In generale nel 2019 la vendemmia è stata positiva: posticipata un po’ per tutte le uve perché abbiamo avuto una primavera fredda, con un ritardo vegetativo che si è tradotto in un vantaggio perché con la maturazione più lenta la qualità cresce. Come quantità, invece, abbiamo avuto un calo del 16%, cioè 8 milioni di ettolitri. Però c’è da dire che la vendemmia precedente è stata una delle più ricche degli ultimi anni”.

Tutto questo in cosa si traduce in bottiglia?

“In bottiglia avremo vini equilibrati, rossi di giusta struttura, bianchi minerali”.

Quali difficoltà comporta il cambiamento climatico in corso?

“Il lavoro dell’enologo è importante perché riesce a sfruttare in positivo il cambiamento climatico. Per esempio, quando c’è siccità è fondamentale la gestione del verde. A trarre giovamento sono soprattutto i vitigni autoctoni rossi come Sangiovese, Montepulciano, Aglianico, Nebbiolo e Nerello Mascalese, tutte uve tardive che il cambiamento climatico aiuta a maturare meglio e prima. Le uve bianche invece non sono particolarmente influenzate dal riscaldamento globale”.

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