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Marco Barbetti

 

Chiunque visiti la Liguria, percorrendone l’arteria che costeggia il mare, riesce a intuire subito la peculiarità della regione: una lunga lingua di terra stretta tra il mare e i monti che la sovrastano interamente. In questo impervio contesto dove si passa senza preavviso dal blu scintillante dell’acqua al verde smeraldo della montagna, intrisa degli intensi profumi della macchia mediterranea, si trova una delle più belle perle paesaggistiche italiane, inserita nel 1997 nella “World Heritage list” dell’Unesco, le Cinque Terre.

Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore: cinque borghi bellissimi, incastonati tra ripidi pendii a picco sul mare e separati dai tradizionali terrazzamenti. Adottati a partire dall’anno mille, questi ultimi sono l’unica soluzione per ottenere del terreno coltivabile. Per creare il piano si scava il crinale della montagna per poi riempirlo con terra di riporto debitamente setacciata. Per dare sostegno alla struttura vengono utilizzate pietre di arenaria che ne delimitano il perimetro. Su questi fazzoletti, rubati con fatica alla montagna, ha sede la viticoltura locale che, visto il contesto in cui si pratica e le modalità di esecuzione, non può che essere definita eroica.

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