Tempo di lettura 2 min

di Emanuele Cenghiaro

Carlotta Salvini è la Miglior Sommelier dell’Anno FISAR! Sabato 16 novembre ha stupito tutti, ma forse non sé stessa, ottenendo il tastevin d’argento che spetta a chi ha raggiunto questo ambito traguardo.

Il Sommelier Magazine Intervista a Carlotta Salvini Miglior Sommelier Fisar 2019

Dall’agraria al vino, nel senese, il passo è breve. Perché un agronomo decide di fare un corso sommelier?

«Perché avevo la consapevolezza che il vino non è solo tecnica, è anche cultura, è storia. Il corso sommelier affronta tanti aspetti, è un campo talmente vasto con così svariati ambiti, a partire dalla degustazione che si impara al primo livello… sapevo di avere delle lacune, sentivo di volere approcciarmi diversamente a questo mondo. Anche l’aspetto etnografico che si fa al secondo livello è fondamentale per il panorama vitivinicolo italiano, e mi mancava».

Hai un ricordo particolare del tuo corso?

«Non uno, molti! Ma soprattutto questo, quando a un certo punto assaggi il vino e ti rendi conto che ti emoziona… è allora che ti scatta qualche cosa di personale e vuoi conoscerne di più. Il corso sommelier mi ha dato questo, gli strumenti di base, la curiosità e la voglia di approfondire questo mondo».

Poi è arrivato il concorso Miglior Sommelier. Una decisione tua, o qualcuno ti ha spinto a proporti?

«No, è stata una mia decisione. Mi piace mettermi in gioco, è un mondo dove non si finisce mai di imparare, e che ti offre occasioni per confrontarti con persone diverse anche di altre delegazioni. È un modo per arricchirti e non solo dal punto di vista formativo ma anche culturale e sociale. Questo concorso non è solo di grande prestigio, è anche una grande opportunità. Ci avevo già provato due anni fa, alle selezioni territoriali: un’esperienza molto importante dove avevo capito i miei punti di forza e di debolezza. Mi ero ripromessa che, se ci avessi riprovato, ce l’avrei messa tutta».

E così è stato. Come ti sei preparata?

«Il percorso di preparazione è stato un grande lavoro di squadra condiviso con i colleghi della mia Delegazione, Siena Valdelsa, che mi ha supportata. Cito e ringrazio per tutti il Delegato Vincenzo Niccolini, il Consigliere Riccardo Cabizza e il nostro RdZ Giampaolo Zuliani».

La prova d’esame è stata difficile?

«Lo scritto, confrontandomi anche con gli altri concorrenti, lo abbiamo trovato molto difficile: c’erano domande molto specifiche ma adeguate al livello che era richiesto, ad esempio su zone “minori”, nel senso che ancora non hanno grande rappresentatività come altre zone storiche ma hanno una certa importanza nel panorama mondiale. La parte dove mi sentivo più sicura era quella comunicativa e di degustazione, che essendo del settore è un aspetto che curo molto anche nel mio lavoro e nella quotidianità. Ma anche gli altri concorrenti non erano da meno, è stata veramente una bella sfida».

E ora?

«Intanto ringrazio FISAR e gli sponsor per i premi, ho apprezzato molto il tastevin d’argento, come simbolo e come oggetto: è molto bello. Lo stesso vale per il calice Rastal e la magnum della tenuta Guado al Tasso. Non so cosa dovrò fare: mi sono messa a disposizione di FISAR e dovrò prendere parte a qualche evento e degustazione. A livello personale, è stata un’opportunità che mi ha permesso di valutare quali sono gli ambiti che posso curare meglio; anche a livello di comunicazione e di degustazione ho degli obiettivi futuri e delle opportunità che non mi voglio precludere. So però di avere ancora molto da imparare. Questo non è solo un traguardo, è un nuovo inizio”.

Complimenti Carlotta, e auguri!

Il Sommelier Magazine Intervista a Carlotta Salvini Miglior Sommelier Fisar 2019

 

Chi è Carlotta e come è arrivata a vincere il più prestigioso titolo fisariano?

«Ho 32 anni, sono senese e sono laureata in agraria a Firenze. A febbraio prenderò una seconda laurea, in enologia, mentre per lavoro sono hospitality manager in un’azienda del Chianti. Mi occupo quindi di vino anche nella vita»,

A noi interessa sapere qualcosa di più. Ad esempio, dove è nata la passione per il vino. E scopriamo che ha radici molto in là nel tempo. «Mio nonno era agricoltore, amministrava delle tenute a Gaiole in Chianti. Io non l’ho mai conosciuto, però ho sempre sentito un grande legame con questo mondo, con la terra e con la natura. Sono state per me sempre motivo di passione e di voglia di approfondire».

Entra in contatto!

Entra nella Community de Il Sommelier!

Incontra tanti winelover come te e condividi con noi la tua passione per il mondo del vino

Commenti

Ancora nessun commento