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Paolo Peira

Nuove frontiere di consumo si aprono all’orizzonte della materia vitivinicola, allo scopo di ristabilire un contatto diretto con la natura da parte dell’uomo e richiamare metodi di produzione enologica ancestrali anche se rivisitati e riadattati al consumatore attuale.

Ogni qual volta guardo un paesaggio, il profilo di una collina, un paese in lontananza, l’orizzonte di una vetta di montagna, un vigneto rigoglioso, mi viene in mente la celebre frase: la bellezza è negli occhi di chi guarda. Questo perché differenti sono gli stimoli che riceve un osservatore a seconda della propria inclinazione e della propria competenza. Vincent Van Gogh guarda un paesaggio e riesce a catturare il vento. Attraverso i suoi quadri ci restituisce una sensazione di movimento nitida e precisa. Un agronomo osserva i vigneti terrazzati del Trentino, delle Cinque Terre, di Ischia, di Pantelleria o dell’Etna e riesce ad andare oltre al semplice valore estetico di una linea ripetuta, simmetrica e perfetta.

L’esperto sa che dietro l’armonia dei filari c’è un significato, c’è la protezione e la conservazione di quel paesaggio, un ostacolo al ruscellamento, all’erosione, che senza quelle terrazze sarebbe inevitabile. Un architetto paesaggista sa bene che molti vigneti italiani sono stati, e lo sono tuttora, un freno alla cementificazione senza limiti che si è verificata nel secondo dopoguerra. I Castelli romani ne sono un esempio preciso. Ogni professione, quindi, influenza le nostre capacità di giudizio, anche quando si tratta di definire un paesaggio. Per un enologo accade la stessa cosa, guardando un paesaggio, al di là della bellezza estetica, si cerca di comprendere la potenzialità di un luogo, quali dovranno essere le opportune strategie da intraprendere per ottenere il miglior vino possibile in quel contesto.

Essere un buon enologo è innanzitutto questo: comprendere un territorio, studiarne il clima, i suoli, le varietà, le tradizioni e le abitudini del luogo, immaginare il miglior vino possibile e cercare di operare delle scelte che ci avvicinano a quell’immagine di vino-tipo che abbiamo ipotizzato. Non importa da dove tira il vento se uno non sa dove vuole andare (Seneca). In quest’ottica, creare un vino non vuol dire degustare nel mese di novembre i prodotti ottenuti all’interno dei vari serbatoi per capire che cosa abbiamo prodotto. Se abbiamo lavorato con rigore e competenza, non dovrebbe essere una sorpresa scoprire che in un determinato contenitore ci sia quel determinato vino, con le sue caratteristiche e potenzialità, ed in quell’altro contenitore ci sia un vino completamente diverso con altri profumi e sapori.

Il Sommelier Magazine PAESAGGIO E SENSAZIONI ENOLOGICHE

 

Fonte: R. Morlat et al. – Terroir viticole: De la recherche à la valorisation par le vigneron –
Journal International des Sciences de la Vigne et du Vin 35 :21-33, January 2001

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