COS’È LA VITICOLTURA EROICA?

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Ugo Baldassarre

 

Storicamente, questa particolare opera di antropizzazione, con presenza di attività di viticoltura nei posti più inaccessibili e inospitali, si accompagna alla necessità di conservare e tramandare un patrimonio di tradizioni, di saggezza, di pratiche colturali, unitamente all’esigenza di salvaguardia del suolo e dei vitigni storici del luogo, i cosiddetti “autoctoni”. Capita talvolta che queste uve, grazie a dei “folli viticoltori”, vengano sottratte a una probabile estinzione. Molto spesso questi vigneti formano parte integrante di paesaggi affascinanti, quasi immaginifici; molto spesso, ancora, questi luoghi incantati ottengono un’apposita tutela come patrimonio dell’intera umanità, acquisendo ulteriore valore turistico e culturale.

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Proprio tenendo presente questi concetti, nel corso degli ultimi anni si è avvertita la necessità di inquadrare e tutelare il fenomeno della cosiddetta viticoltura eroica. Il Cervim, Centro di Ricerca Studi e Salvaguardia Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, organismo internazionale che opera dal 1987 in collaborazione con l’OIV, a suo tempo ha censito i vigneti eroici, fissando i criteri per poterli individuare. Occorre la sussistenza di almeno una di queste precondizioni: giacitura pari o superiore al 30%, altezza superiore ai 500m slm, terrazzamenti a gradoni, vigneti di piccole isole.

Le parole della viticoltura eroica:
fatica, gerle sulle spalle, monorotaie, pendenze estreme, roccia nuda, sabbia rovente, sana follia, scale a pioli, sudore, terrazzi sospesi sul mare, vino autentico

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