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Elena Caldera

L’era digitale in cui viviamo ci costringe a una corsa frenetica, e ci porta a cercare di spendere sempre meglio il poco tempo disponibile per noi stessi, alzando qualitativamente lo standard del benessere desiderato e puntando ad una stabilità psico-fisica soddisfacente: un giusto equilibrio tra ciò che ci permette di fare da un lato attività fisica e, dall’altro, di raggiungere quella pace liberatoria che segue l’attività stessa. In quest’ottica, l’ultima eco-tendenza, sia per gli amanti dello sport che per gli appassionati della cultura e delle tradizioni enogastronomiche, è quella di dedicarsi al fitness nei vigneti, sempre con l’intento di sostenere l’enoturismo. Non è solo più una semplice attività fisica, ma è un allenamento mentale, sensoriale ed emozionale.

Non capita tutti giorni di unire insieme questi aspetti. Allenarsi in questo modo, per uno sportivo, diventa molto più stimolante, rispetto all’alternativa di rimanere chiusi tra quattro mura. C’è un ricambio di energia, un ossigenarsi a pieni polmoni, soprattutto in questo periodo post-emergenza, dove il ritorno alla natura diventa fondamentale. Una boccata di ossigeno a pieni polmoni! Alla fine non resta che degustare un buon calice di vino: bianco fermo, spumante, in cui la briosità della bollicina sembra ancora esaltare l’adrenalina dell’attività sportiva compiuta precedentemente, un rosso corposo, strutturato, quasi “austero”, meditativo, il quale sembra prolungare la nostra pausa rilassante.

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