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Mariano Penza

Quando ci si trova a visitare una città, un luogo, si cerca di conoscere a fondo la storia e l’origine di quel determinato territorio. Quella della Val di Noto è una delle storie più belle che la Sicilia e l’Italia intera possa vantare, un vero e proprio esempio di rinascita e di rivincita. La Val di Noto è “l’araba fenice” della Sicilia, risorta dalle ceneri (o meglio dalle macerie) di uno dei terremoti più potenti della storia italiana. Era l’11 gennaio del 1693 quando una potente scossa di terremoto distrusse tutta la zona sud-orientale della Sicilia, causando la morte di oltre sessantamila persone e radendo al suolo città e villaggi.

Il risvolto più importante di questa nefasta catastrofe è stata però la capacità di iniziare subito una ricostruzione grazie all’abilità di architetti e ingegneri che si adoperarono per riportare alla luce ciò che era stato distrutto. Nacque così il più grande esempio del tardo barocco dell’epoca, stile con cui si scelse di procedere con questa miracolosa ricostruzione. La scelta di un’architettura impreziosita da decorazioni complesse, mascheroni grotteschi, complicati ricami nella pietra calcarea, l’equilibrio tra chiese, palazzi storici e la bellezza naturale delle sfumature tra il rosa e l’arancione del tramonto che si riflette sulla pietra tufacea, sono solo alcuni dei parametri utilizzati nel 2002 dall’Unesco per procedere all’inserimento della Val di Noto, nella lista dei siti considerati Patrimonio dell’Umanità.

Sono degni di nota due dei sei criteri che l’Unesco ha individuato per considerare questo sito di “valore universale eccezionale”:
• offrire esempio eminente di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o di paesaggio che illustri un periodo significativo della storia umana.
• costituire un esempio eminente di insediamento umano o d’occupazione del territorio tradizionale, rappresentativi di una culturale (o di culture) soprattutto quando esso diviene vulnerabile per effetto di mutazioni irreversibili. Tutto questo ci deve far comprendere quanto la Val di Noto sia un fiore all’occhiello non solo della Sicilia ma di tutta l’Italia e pianificare un viaggio in questa zona, è d’obbligo.

Il Sommelier Magazine VAL DI NOTO, L’ARABA FENICE DELLA SICILIA

La prima cosa che mozza il fiato quando si raggiungono questi luoghi è lo spettacolo che la
natura ci offre: mare incontaminato con la presenza di fondali sabbiosi misto a rocce, acque basse e limpide, presenza di diverse aree naturali quali Vendicari, il Plemmirio, i pantani di Pachino. È indescrivibile il gioco di colori delle varie tonalità di azzurro, delle “casuzze arabe” di Marzamemi, importante centro arabo per la pesca del tonno e che attualmente rappresenta un palcoscenico naturale d’eccezione per chi ha il piacere di farne visita.

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