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Il Sommelier Magazine > Blog > Attualità > News > LE ANFORE, “TESTIMONI” DELLA CULTURA DEL VINO L’OPINIONE DI RICHARD HODGES, ARCHEOLOGO
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LE ANFORE, “TESTIMONI” DELLA CULTURA DEL VINO L’OPINIONE DI RICHARD HODGES, ARCHEOLOGO

Posted by Stefano Borrelli 27/03/2020
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Vino, Confagricoltura Toscana: “E’ la scienza a garantirne la qualità, non sedicenti esperti”. Qualche polemica per il servizio di “Report”

Stefano Borelli

Professore cosa possono raccontare le anfore ad un archeologo?
Possono raccontare più di qualsiasi altro oggetto del mondo antico, più del marmo, della pittura, dei gioielli, dei vetri. Lo studio del commercio di vino è stato infatti il cuore degli studi archeologici degli ultimi 50 anni, incentrati sull’antico Mediterraneo e sul suo impatto nella parte occidentale dell’Emisfero. Studiare il vino è stata anche la chiave di volta per capire l’evoluzione, lo zenit e il declino dell’impero romano.

Il vino dunque come uno dei grandi protagonisti dell’Antichità?
Il vino è stato al centro dei commerci dell’antichità non solo nel Mediterraneo. Sono stati trovati reperti legati al vino nei paesi Baltici, vascelli romani con anfore nel mare al largo di Dublino, nel sud dell’India, nell’Africa sud-orientale.

Quando è nata la cultura del vino?
Bere vino ha assunto dimensioni trans-mediterranee intorno al settimo secolo avanti Cristo, grazie ai Greci che avviarono commerci con molte popolazioni, portando le loro anfore. Nel Lazio e nell’Etruria le scambiavano con i metalli. Tracce di questa prima e più antica “era” del bere furono trovate anche in Borgogna, in una zona che si chiama Vix. Qui fu rinvenuto, in una tomba di una principessa, il famoso “cratere”, un enorme recipiente di bronzo usato per mescolare vino datato 540 a.C., ciò dimostra che anche i Celti facevano parte di questa cultura.

Roma fu uno dei protagonisti di questo periodo?
Con la crescita di Roma, il vino diventò un’industria. Lo ricorda il Monte dei Cocci a Testaccio, una collina costruita con i resti delle anfore. Nel periodo che va dal primo secolo a.C. al primo secolo d.C. tutti erano coinvolti nel mondo del vino: dal pastore del più remoto villaggio degli Abruzzi, al contadino che lavorava i campi nel sud Italia.

Per vedere l’articolo completo : Leggilo qui

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Quando è diventato centrale lo studio delle anfore?
Lo studio delle anfore è cominciato con l’analisi delle maniglie, dei timbri e riporta indietro nel tempo alle prime vie commerciali che si realizzarono tra il nord Africa e l’Italia, tra il Mediterraneo orientale e l’Oceano Indiano, fino alla città di Pondicherry. Oggi gli studi sono diventati molto sofisticati con analisi microscopiche sulla terracotta per capire non solo il luogo di produzione industriale, ma anche i differenti stili. Alla fine dell’Impero romano le anfore illustrate più belle venivano da Vigo, sulla costa nord occidentale della Spagna. Anfore che furono rinvenute, persino, nel castello di Tintagel in Cornovaglia occidentale dove nel quinto secolo d.C. c’erano i Britanni che, anche se gli anglosassoni avevano già conquistato gran parte dell’isola, credevano di essere ancora parte di Roma. In quel castello, quando l’Impero romano si stava sgretolando, a bere vino c’era con sicurezza re Artù.

Le anfore avevano diverse forme e qualità, e diversi prezzi?
Le prime anfore venivano dalla Grecia, poi la produzione si diffuse in Etruria, dove le più famose sono quelle provenienti dalla colonia romana di Cosa, vicino ad Orbetello. Poi la maggior parte di quelle più economiche vennero prodotte in nord Africa, e nel periodo di massimo sviluppo dell’Impero, nel Mediterraneo orientale. Per quanto riguarda le navi, in ogni relitto ritrovato in mare sono state rinvenute dalle 500 alle 1000 anfore. Di diverse forme, molto grandi nel periodo repubblicano, più lunghe e allungate, per essere stivate meglio, nel periodo imperiale. Come tappo avevano uno stopper di ceramica o di legno infilato con un panno.

Le anfore trovate nelle tombe cosa raccontano?
Nelle tombe del periodo precristiano si mettevano oggetti che avrebbero accompagnato le persone nell’aldilà, nel regno degli dei, così al loro interno era possibile trovare, soprattutto per persone del ceto medio, alcuni oggetti specifici da portare con sé nel viaggio verso l’oltretomba, tra cui anfore. Bere era infatti un aspetto importante di questo viaggio e fin dagli inizi del periodo repubblicano nella maggioranza delle tombe c’erano anche bicchieri per bere vino.

Le scritte sulle anfore possono dire qualcosa?
Nel periodo tardo repubblicano e nei primi anni dell’Impero le aziende mettevano timbri su ogni anfora. Oggi, i timbri di quel periodo sono ancora molto evidenti e possono aiutare ad identificare i diversi centri di produzione. Questa è poi continuata su larga scala fino al sesto secolo dopo Cristo e continuata in modo significativo fino al settimo. Vent’anni fa, in alcuni scavi, è stata scoperta un tipo di anfora utilizzata nel settimo secolo nei monasteri copti egiziani e nell’ottavo e nono secolo in quelli della Palestina e dell’Impero bizantino. Infine, da non dimenticare che nel Medioevo, Carlo Magno, incoronato imperatore a Roma nell’anno 800, e i suoi Franchi, reintrodussero la tradizione di bere vino a tavola in Italia e nel resto del nord Europa.

Chi è Richard Hodges?

Richard Hodges è un archeologo di fama internazionale, nato a Bath nel Regno Unito. Medievalista, ha diretto, tra le altre cose, gli scavi archeologici a San Vincenzo al Volturno nel Molise. È Presidente dell’Università americana di Roma e Presidente di LoveItaly, un’associazione senza fine di lucro dedita a tutelare il patrimonio culturale italiano e a sostenere progetti di restauro in tutta Italia.

 

 

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Tags: Anfore archeologo fisar IlSommelierMagazine Richard Hodges Sommelier Vino
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Stefano Borrelli 27/03/2020
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