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A Lucca i profumi ed i sapori della Costa Toscana

Notizia inviata dalla Delegazione di Fisar Lucca e Garfagnana

 

Il Sommelier Magazine A Lucca i profumi ed i sapori della Costa Toscana
Ristorante Butterfly, da sx: Fabrizio Girasoli (Chef), Alessandra Guidi (Event Service Tuscany), Serena Frediani (Assessore Comune di Capannori), Piero Giampaoli (Delegato Fisar Lucca e Garfagnana)

Nella prestigiosa cornice del Real Collegio di Lucca si è svolta a fine Giugno la 20° edizione dell’Anteprima Vini della Costa Toscana che, con oltre 75 tavoli di degustazione, rappresenta una tra le manifestazioni enologiche più importanti ed apprezzate del panorama toscano.

I sommelier della Delegazione Fisar Lucca e Garfagnana, sotto gli ampi porticati cinquecenteschi affacciati sui due grandi chiostri, hanno potuto illustrare e far degustare in anteprima ai partecipanti le più importanti etichette provenienti delle provincie di Massa-Carrara, Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto.

L’organizzazione, a cura di Event Service Tuscany, oltre alla consueta professionalità, ha garantito anche la riuscita dell’evento in piena sicurezza, assicurando il rispetto di tutte le norme necessarie in una situazione così particolare dal punto di vista sanitario.

Il Sommelier Magazine A Lucca i profumi ed i sapori della Costa Toscana
Ristorante Butterfly, da sx: Duccio Corsini (Presidente Associazione Grandi Cru della Costa Toscana), Piero Giampaoli (Delegato Fisar Lucca e Garfagnana)

Il tema di quest’importante evento si è voluto ripercorrere anche nel Convivio d’Estate, un’occasione per ritrovarsi, insieme a tutti gli associati lucchesi, nel meraviglioso ristorante Butterfly di Marlia (LU), Stella Michelin, guidato splendidamente dallo Chef Fabrizio Girasoli e sua moglie Mariella. I piatti, sublimi, sono stati accompagnati infatti da cinque vini in abbinamento dell’Associazione Grandi Cru della Costa Toscana, con la gradita presenza del suo Presidente Duccio Corsini. Un viaggio tra i profumi ed i sapori della costa Toscana, un percorso che ha spaziato dalle Alpi Apuane, passando per le colline lucchesi e pisane, fino alla costa livornese ed alla pianura maremmana.

La cena si è conclusa con la consegna degli attestati di partecipazione agli aspiranti sommelier del corso di Primo Livello, terminato a ridosso delle chiusure dell’inverno scorso e che meritava, dopo tanti sacrifici, il giusto festeggiamento.

Un ringraziamento particolare va agli amici sommelier della Fisar Versilia per il loro servizio, impeccabile e discreto, al Convivio d’Estate.

Il Delegato della Fisar Lucca e Garfagnana, Piero Giampaoli, insieme ad Alessandra Guidi di Event Service Tuscany e Serena Frediani, Assessore al Comune di Capannori (LU), hanno così rinnovato gli auguri di una buona estate a tutti gli associati ed alle loro famiglie, auguri che estendiamo tramite queste righe agli associati Fisar di tutta Italia, con l’auspicio di rimanere uniti e pronti a nuovi brindisi insieme.

Fabio Fazio, consigliere e responsabile della comunicazione per Fisar Lucca e Garfagnana

 

 

Il Sommelier Magazine A Lucca i profumi ed i sapori della Costa Toscana
Ristorante Butterfly, da sx: Duccio Corsini (Presidente Associazione Grandi Cru della Costa Toscana), Piero Giampaoli (Delegato Fisar Lucca e Garfagnana)

 

 

 

Fisar Roma e Castelli Romani ancora partner dell’Università Roma Tre

Notizia inviata dalla Delegazione Storica Fisar Roma e Castelli Romani

 

Secondo corso di Primo Livello svolto dalla Delegazione Storica della Capitale nell’ambito del corso di Laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche del terzo ateneo romano

Il Sommelier Magazine Fisar Roma e Castelli Romani ancora partner dell’Università Roma Tre Nonostante la pandemia, non si sono fermate le attività di formazione della Delegazione Storica FISAR Roma e Castelli Romani. Nell’ambito della partnership con l’Università Roma Tre, si è infatti svolto regolarmente il corso di Primo Livello per Sommelier – comprensivo di alcuni appuntamenti aggiuntivi rispetto al programma standard – tenuto nell’ambito del Corso di Laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche dall’Ateneo romano.

L’attività si è svolta in presenza, trattandosi del “Laboratorio di Enogastronomia III”, in una grande aula dove è stato possibile mantenere le distanze di sicurezza durante la parte teorica della lezione, sdoppiando poi quella pratica di degustazione così da diminuire ancoraIl Sommelier Magazine Fisar Roma e Castelli Romani ancora partner dell’Università Roma Tre le presenze. Uno sforzo importante per i docenti e per tutto lo staff della Delegazione nelle lezioni, che però ha permesso agli iscritti al corso di avere una formazione assolutamente completa e rispettosa degli alti standard Fisar.

Il giorno del test finale la Delegazione ha voluto far intervenire, anche se solo in collegamento video, anche il Presidente Nazionale della FISAR Luigi Terzago che ha così avuto modo di salutare tutti gli studenti e il personale dell’Università Roma Tre che ha gestito il corso.

Si tratta della seconda esperienza che vede coinvolta la Delegazione Storica FISAR Roma e Castelli Romani al fianco dell’ateneo romano, una conferma e una sfida ancora una volta vinta per il bene della sommellerie tutta, che mette piede a pieno titolo nell’università, e in particolare per la Fisar che si vede consacrata come partner affidabile anche al più alto livello formativo.

Fisar Prato tra attestati e solidarietà

Notizia inviata dalla Delegazione FISAR Prato

Il 14 luglio, la splendida cornice di Villa La Costaglia a Quarrata, ha ospitato il Convivio d’Estate della Delegazione.

Alla presenza della Delegata Monalda Cerfeda, del Consiglio di delegazione e del Responsabile di zona Giampaolo Zuliani, sono stati consegnati gli attestati di primo livello di Il Sommelier Magazine Fisar Prato tra attestati e solidarietà quattro corsi svolti tra il 2019 ed il 2021.

La pazienza e l’impegno dei corsisti e dei loro direttori Virgina Fossi, Simona Orlandi, Raffaele Castaldi, Fabrizio Fabbri e Simone Collini, sono stati finalmente premiati.

Non è stato facile portare a termine questo percorso fatto di numerose interruzioni e lezioni a distanza ma, grazie al sostegno della Delegazione e di tutti i docenti Fisar, è stato fatto comunque un ottimo lavoro e la preparazione dei ragazzi è risultata superiore alle aspettative.

Durante la cena, sono stati serviti vini del territorio, Chardonnay 2019 Tenuta di Capezzana, Sancti Blasii 2015 Colline San Biagio e Vin Santo Chianti Doc Fattoria Marini dai Sommelier della delegazione: Francesco Capaccioli, Tiziano Capacci, Daniele Menchetti e Isabella Hu.

A settembre partiranno due nuovi corsi di primo livello e a Ottobre, i ragazzi che hanno preso l’attestato di primo, si cimenteranno nel secondo livello.

Entro la fine dell’anno terminerà anche il corso di terzo livello di Elena Priami, più volteIl Sommelier Magazine Fisar Prato tra attestati e solidarietà interrotto a causa del Covid ed i corsisti coroneranno finalmente il sogno di diventare Sommelier.

A proposito di sogni, durante la serata, la Delegata Monalda Cerfeda ha colto l’occasione per ringraziare tutti coloro, Soci ed amici Fisar, che hanno sostenuto l’Associazione il Sogno nel progetto di costruzione di una nuova scuola in Kenya.

L’idea è nata in pieno lockdown a dicembre 2020, quando la Delegazione, inattiva con i corsi ma in fase di produzione dei vini della sua vigna didattica Cru Candeglia, ha pensato di produrre un vino aromatizzato a base trebbiano e di regalarlo ai corsisti in cambio di una offerta all’Associazione il Sogno che da anni realizza in Kenya progetti a sostegno delle comunità più bisognose.

Nasce così l’Alchemico, il vino aromatizzato “solidale” che, grazie al contributo di soci ed amici Fisar Prato, ha permesso la realizzazione di un’ aula nella nuova scuola di khadija in Kenya.

L’iniziativa ha avuto talmente tanto successo tra i Soci Fisar, che la Delegazione pensa di ripeterla anche il prossimo Natale producendo un altro vino “solidale”.

Il Sommelier Magazine Fisar Prato tra attestati e solidarietà L’altro vino della Delegazione a base di sangiovese, è stato regalato ai Soci durante il Convivio e porta l’etichetta disegnata dalla corsista Giulia Risaliti, vincitrice del concorso “disegna l’etichetta del vino rosso Fisar Prato”.

Il progetto di vigna didattica Cru Candeglia, nato dalla volontà della Delegazione di mettere a disposizione dei corsisti uno strumento di studio alternativo, che consenta loro di sperimentare tutte le fasi della produzione di un vino, sta continuando a dare grandi soddisfazioni oltre ad essere sempre di più un luogo di aggregazione oltre che di studio.

Con queste premesse, la Delegazione si augura un 2021/2022 ricco di attività per i Soci e di successi per i corsisti.

 

 

 

A Teramo va in scena la Fisar in Rosa

In occasione della V° edizione della Festa Europea della Musica, che si svolgerà dal 21 al 25 Luglio 2021 a Teramo ,le donne saranno al centro della manifestazione “DONNE SUMMER ”, protagoniste con le loro voci, nell’interpretazione di vari generi musicali, dal jazz al rock, dal folk, alla classica e al pop. Evento che si articolerà nei luoghi della città di Teramo.

Nell’ambito di questa prestigiosa manifestazione culturale, Fisar in Rosa ha voluto dedicare alle Donne Protagoniste del Mondo del Vino ,con la collaborazione della Delegazione Fisar di Teramo, un WINE TASTING-TAVOLA ROTONDA dal titolo ” Il contributo delle donne per lo sviluppo e la valorizzazione della realtà vitivinicola ed enogastronomica dell’ Abruzzo”, che si svolgerà il 25 Luglio 2021 alle ore 19.00  presso la Piazza Sant’Anna a Teramo ,al quale parteciperanno tre intraprendenti e tenaci  produttrici vitivinicole del territorio.

il programma

 

Luigi Terzago Presidente Nazionale Fisar-Saluti

Giuseppe Ialonardi  Delegato Fisar Teramo-Saluto e Introduzione

Luisella Rubin  Coordinatrice Nazionale Fisar in Rosa-Presentazione

Patrizia Loiola Responsabile Comunicazione Fisar-Moderatrice dell’incontro

Carlotta Salvini Miglior Sommelier Fisar 2019- Guiderà la degustazione

Emilia Monti produttrice vitivinicola Az.Agr.Monti-Controguerra (TE)

Sofia Pepe produttrice vitivinicola Az.Agr.di Emidio Pepe di Pepe Sofia e Daniela-Torano Nuovo(TE)

Valentina Di Camillo produttrice vitivinicola Tenuta I Fauri- Chieti

Una squadra di Sommelier della Delegazione Fisar di Teramo effettuerà il servizio dei vini che ciascuna produttrice presenterà.

Il Sommelier Magazine A Teramo va in scena la Fisar in Rosa

Luigi Moio è stato eletto Presidente dell’OIV

E’ Luigi Moio il nuovo Presidente dell’Organizzazione della Vigna e del Vino lo si apprende da una nota diramata poco fa dallo stesso OIV: “Firstly, the election to the OIV presidency, which was entrusted to Luigi Moio. The new President now assumes a 3-year mandate, succeeding Regina Vanderlinde. The Scientific and Technical Committee has also been renewed with new heads of working bodies elected“.
La Redazione de Il Sommelier esprime le sue congratulazioni al Professor Luigi Moio per il nuovo incarico che saprà brillantemente portare avanti.
Il Sommelier Magazine Luigi Moio è stato eletto Presidente dell'OIV

Il Vermouth di Torino accompagna antipasti, dolci e gastronomie di altro genere

Per il  presidente Roberto Bava la strategia futura del Consorzio ha nel suo Piano triennale come elementi chiave: protezione della IG come marchio collettivo a livello internazionale, attrattività per il consumatore internazionale, protezione della IG su Internet, conformità alle norme, aumento della consapevolezza del mercato, sviluppo sostenibile.

Quando è l’ora giusta per degustare il Vermouth?  L’illustre Ottavio Ottavi nel suo “Calendario agrario” per l’anno 1881 consiglia un menu per un pranzo in grande stile. E’ imprescindibile, secondo lui, servire un “Vermouth  di Cora o d’altro rinomata fabbrica, un’ora prima del pranzo”. Così analogamente Francesco Chapusot e Pietro Baricco, nel 1869, secondo cui il Vermouth “giova a stuzzicar l’appetito”. L’indicazione di passare presso una confettiere torinese per prendere un Vermouth prima del pasto divenne per molto tempo una piacevole e generalizzata abitudine. Confermava Edmondo De Amicis: “ Torino ha l’ora del Vermouth, l’ora in cui la sua faccia si colora e il suo sangue circola più rapido e più caldo”. A distanza di tempo queste abitudini sono ancora attuali? Oppure si sono modificate le abitudini dei torinesi e degli italiani? Il Vermouth si beve ancora nature o con l’aggiunta di altri ingredienti? Quale futuro si può prefigurare per questa bevanda tipicamente sabauda?

Di questo e di altro abbiamo voluto parlare con Roberto Bava, Presidente del  Consorzio di Tutela del Vermouth di Torino, che recentemente ha festeggiato i 30 anni dalla nascita dell’indicazione geografica del prodotto. Nel 2017 il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha riconosciuto il disciplinare di produzione del Vermouth che prevede la protezione della indicazione geografica e ha definito i suoi requisiti produttivi e commerciali.  Nel 2019 è stato invece costituito il suddetto Consorzio di Tutela, composto da  23  di aziende. Oltre a  Roberto Bava, l’organigramma prevede i vicepresidenti Marco Pellegrini e Pierstefano Berta con funzioni di direttore. La sede legale è a Torino, gli uffici operativi sono ad Asti.

 

Dott. Bava, il  Vermouth è una bevanda che sembra più legata al primo 900. CosaIl Sommelier Magazine Il Vermouth di Torino accompagna antipasti, dolci e gastronomie di altro genere rappresenta o potrebbe rappresentare per i consumatori del 21mo secolo?

Il Vermouth di Torino è un aperitivo che, dalla fine del 1700 ad oggi, continua a essere vivo e vitale, seguendo le mode e le abitudini di consumo. La sua finezza, equilibrio e complessità e il contenuto tenore alcolico lo rendono assolutamente adatto alle tendenze attuali che uniscono ricerca dell’eleganza e un’esperienza sensoriale coinvolgente.

 

Tradizione, modernità, attualità. Come si colloca il Vermouth in queste tre modalità?

Il Vermouth di Torino è assolutamente attuale, pur continuando a mantenere le radici nella tradizioni plurisecolare. Proprio per simboleggiare che un prodotto moderno come il Vermouth di Torino mantiene vive le sue radici tradizionali, il Consorzio del Vermouth di Torino ha scelto come logo il marchio consortile che ha le due diciture “Vermouth di Torino”/”Vermut di Torino” che circondano la sommità fiorita dell’Artemisia, costituente una parte della “V” di Vermouth.

 

Come dobbiamo preferire la degustazione di Vermouth: da solo o come base per cocktail? Possono essere ancora attuali il Vermouth americano con gin e whisky o il Bronx o lo York?

Fino alla fine del 1800 il Vermouth di Torino viveva il suo consumo esclusivamente come prodotto puro, prima dei pasti, in abbinamento con stuzzichini. In questo modo divenne il protagonista del rito dell’aperitivo con un grande boom tra metà 800 e la metà del 1900. Era il momento che era definito “l’ora del Vermouth”, nato a Torino e poi sviluppato prima in Italia e poi all’estero. La tradizione italiana allora era quella di bere il vermouth liscio, poi, dopo i contatti con gli Stati Uniti, anche da noi, a partire dagli anni 1920, si adotta la moda americana dei cocktail. Oggi queste due modalità di consumo si affiancano e continuano la loro vita.

 

Quale futuro state pensando per il Vermouth di Torino?

Il Sommelier Magazine Il Vermouth di Torino accompagna antipasti, dolci e gastronomie di altro genere Il Vermouth di Torino vive negli ultimi anni un periodo di interessante sviluppo e di attenzione particolare. Nei prossimi anni si prevede un effetto positivo sul mercato internazionale, anche grazie all’attività di promozione che il Consorzio prevede di realizzare, con una tendenza di crescita della produzione complessiva. La strategia futura del Consorzio ha nel suo Piano triennale come elementi chiave: protezione della IG come marchio collettivo a livello internazionale, attrattività per il consumatore internazionale, protezione della IG su Internet, conformità alle norme, aumento della consapevolezza del mercato, sviluppo sostenibile.

 

Che rapporti avete con i produttori classici e tradizionali di vino? Da quale zona di provenienza utilizzate preferibilmente i vini per il Vermouth e quale vitigno? 

Ottimi rapporti sia con i produttori di vino sia con i coltivatori piemontesi di Artemisie e di altre erbe officinali. Un eccellente vino è un elemento essenziale per la creazione di un prodotto di alta gamma come il Vermouth di Torino, e le erbe aromatiche e le spezie si uniscono ad ogni specifico vino con risultati sensoriali diversi, quindi sta alla esperienza del maestro vermuttiere trovarne l’unione perfetta. Si possono usare ad esempio sia vini come il Moscato, che valorizzano i sentori dolci e fruttati, sia vini come il Cortese che mettono in evidenza il bouquet di erbe e spezie. Il Disciplinare di produzione del Vermouth di Torino impone l’uso di vino italiano, e di vini piemontesi per la tipologia “Superiore”

 

Il Vermouth è sempre stato considerato ottimo aperitivo. Potremmo pensare di abbinarci qualche piatto? Tipo dolci, formaggi, salumi, pesce? 

Assolutamente sì. Tra la gamma variegata delle bottiglie dei Soci del Consorzio del Vermouth di Torino è possibile selezionare i prodotti con il profilo sensoriale migliore per il consumo liscio, con ghiaccio e scorza di limone biologico, oppure in miscelazione. Sono possibili abbinamenti gastronomici di molti tipi, selezionando le caratteristiche sensoriali ottimali per l’abbinamento con un determinato piatto, che può andare dagli antipasti in genere, ai formaggi e ai salumi, ma anche ai dolci, per i quali può risultare molto interessante l’equilibrio tra dolce ed amaro del Vermouth di Torino.

 

Da un punto di vista commerciale puntate soprattutto al mercato italiano o internazionale?

Le radici rimangono locali, ma lo sviluppo è internazionale. Se il 40% del Vermouth di Torino è venduto in Italia, i Soci del Consorzio del Vermouth di Torino esportano globalmente in 78 diverse Nazioni, oltre a 3 Territori d’Oltremare e una RegioneIl Sommelier Magazine Il Vermouth di Torino accompagna antipasti, dolci e gastronomie di altro genere amministrativa speciale. Recentemente il Vermouth di Torino è stato inserito dall’Unione Europea nella registrazione internazionale ai sensi dell’Accordo di Lisbona e Atto di Ginevra, che costituirà a nostro parere un tassello importante nella strategia futura del Consorzio della protezione dell’Indicazione Geografica.

 

 

 

 

 

Si ringrazia il Consorzio Tutela Vermouth di Torino per le immagini concesse

I Sommelier Fisar presenti a SlowFish 2021

Si è conclusa l’edizione 2021 dello SlowFish svoltasi come da tradizione nel capoluogo ligure, un’edizione itinerante che, ha visto gli eventi sparsi per le piazze più importanti della città, i sommelier FISAR della Liguria, sono stai protagonisti nello spazio enoteca che quest’anno era ubicata nella centralissima Piazza della Vittoria.

Un’edizione che ha visto la concomitanza dell’assemblea elettiva dei vertici nazionali di Slowfood.

Il Sommelier Magazine I Sommelier Fisar presenti a SlowFish 2021 Più di 40 Sommelier che si sono alternati fra i banchi di assaggio ed i laboratori del gusto, organizzati quotidianamente per tutte le quattro giornate, giornate alle quali hanno partecipato i vertici di SlowFood e della politica regionale e comunale, fra questi abbiamo avuto le gradite visite di Carlin Petrini e del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Ai banchi d’assaggio erano presenti più di 300 etichette, ed uno spazio rilevante ha avuto l’Enoteca regionale della Liguria, anche quest’ultima gestita dai nostri Sommelier, i quali hanno accolto con la consueta cordialità e professionalità i visitatori, rispondendo a tutte le domande che giustamente gli venivano rivolte, sulle curiosità, sulla storia del territorio e delle aziende, e le schede tecniche dei vini.

Ai Sommelier va il mio personale ringraziamento per il grande spirito associativo dimostrato, quest’anno per causa del Covid, l’edizione non si è potuta svolgere nel mese di Aprile (come da tradizione); le giornate climaticamente sono state davvero pesanti, hanno messo a dura prova tutti i nostri ragazzi, ma ognuno di loro ha dato più del massimo!

Gita enogastronomica in Umbria

Notizia inviata dalla Delegazione Fisar Castelli di Jesi

 

Motivati dalla bella stagione, ormai esplosa, e soprattutto dal piano vaccinale che ci proietta ottimisticamente verso il tanto atteso ritorno alla “normalità”, la Delegazione Castelli di Jesi ha curato l’organizzazione di una gita enogastronomica in Umbria, nella giornata di sabato 12 giugno.

Il ritrovo per soci, amici, ma anche associati di altre Delegazioni, è stato presso la prima tappa della giornata, l’azienda Di Filippo, nel comune di Cannara (PG). Fondata nel 1971 da Italo e Giuseppa Di Filippo, oggi viene condotta con lungimiranza dai fratelli Emma e Roberto Di Filippo, che hanno dato seguito alla tradizione di famiglia. Pionieri in Umbria nella conduzione in regime biologico dei vigneti (prima produzione certificata nel 1994), oggi l’azienda coltiva secondo i dettami della biodinamica 30 ettari di vigneto, dislocati parte all’interno del DOC Montefalco e parte nella DOC Colli Martani.

Di particolare interesse il progetto “Agriforestery”, nato grazie alla collaborazione con la Facoltà di Agraria e Veterinaria dell’Università di Perugia: un sistema di coltivazione incentrato sulla sinergia tra la vigna, coltivata senza alcun prodotto di sintesi, un allevamento di 400 oche, libere di nutrirsi dell’erba che cresce tra i filari e concimando al contempo, e la lavorazione del terreno, condotta per l’80% delle attività con alcuni cavalli allevati in azienda che, rispetto ai mezzi tradizionali, permettono un minore compattamento del suolo, principale causa del calo di fertilità.

Questo studio ha dimostrato che i 10 ettari sperimentali condotti con tale sinergia non solo rappresentano i suoli più fertili di tutta l’azienda, ma garantiscono anche un risparmio energetico del 40%. Molto apprezzato da tutti il pranzo, durante il quale, all’ombra di enormi querce e con una suggestiva vista su Assisi, sono stati degustati gran parte delle etichette prodotte dall’azienda.

Seconda tappa della visita è stata l’azienda Tenuta Bellafonte, situata vicino al borgo di Torre del Colle, nei pressi di Bevagna (PG). L’azienda nasce dall’idea e dal desiderio di Peter Heilbron, il quale nel 2008 decide di mettere termine alla sua carriera di affermato manager d’importanti aziende, per dedicarsi alla sua grande passione, il vino. Innamoratosi di una vigna di Sagrantino situata in una delle zone collinari più alte di Bevagna, decide di dare inizio alla costruzione dell’azienda, proprio nei pressi di quella vigna.

La bellissima cantina è un inno alla sostenibilità: completamente interrata, il diretto contatto con la roccia garantisce temperatura e umidità ideali durante tutto l’anno, anche grazie ad un sistema di circolazione d’aria. Gli impianti fotovoltaici e una caldaia a biomassa che utilizza anche i residui vegetali prodotti nelle vigne consentono l’auto sufficienza energetica. La produzione proviene da circa 9 ettari vitati che si trovano ad un’altitudine media di circa 300 metri s.l.m., e i vigneti sono condotti con il massimo rispetto dell’ambiente, concimando solo con letame selezionato e trattando oltre che con rame e zolfo, il cui utilizzo è ridotto al minimo, anche con estratti di alghe, cavolo ed equiseto.

In cantina poi, si utilizzano lieviti indigeni per le fermentazioni, e si decide di non ricorrere a chiarifica né a filtrazione. Di particolare interesse la vinificazione del sagrantino, per il quale il 30% delle uve non vengono pigiate ma solo diraspate, portandole in fermentazione ad acino intero, accorgimento che permette di limitare l’estrazione di questa uva particolarmente generosa nella componente polifenolica. Tale accorgimento è motivato dal desiderio di Peter di produrre un Sagrantino molto meno austero rispetto a quanto restituito dalla tradizione locale, a favore di una beva quanto più agile possibile, nonostante l’importanza del vino stesso.

La stessa tecnica viene utilizzata anche per la vinificazione del trebbiano spoletino, per limitarne l’ossidazione. Alla visita della cantina, impreziosita da grandi botti di Slavonia, è seguita la degustazione delle etichette dell’azienda, nella meravigliosa cornice del terrazzo della cantina circondato da ginestre in fiore.

È bastata una giornata di giugno per farci tornare a fare quello che ci piace, esplorare territori, conoscere persone, ascoltare storie che si racchiudono nel calice dei vini che assaggiamo, con la lietezza negli occhi di chi si ritrova e spera di non doverne più fare a meno.

E uscito il nuovo numero de il Sommelier

Ecco il nuovo numero di giugno della rivista il Sommelier.
Tutta da leggere. Scarica qui il nostro winemagazine: https://bit.ly/3jqHTDO
Buona lettura!

Notizia inviata dalla Delegazione Fisar di Lodi

Al termine di una lunga assenza di eventi in presenza, gli Associati della Delegazione di Lodi si sono ritrovati finalmente a festeggiare la consegna degli attestati di primo e secondo livello, che si sarebbe dovuta tenere poco prima di Natale, e purtroppo rimandata a causa delle restrizioni anti Covid. La cerimonia si è svolta presso il Ristorante Cà de Mazzoli a Livraga ed è stato un momento di gioia e speranza per il futuro, vista l’intenzione di programmare l’avvio dei corsi in presenza il prossimo autunno. Presenti alla serata, oltre ai corsisti, il Consiglio direttivo composto dal Delegato Daniele Acconci, dal segretario Rocco Chiarillo, dal tesoriere Roberto Crispini e dal consigliere Ermanno Cambiè, nonché le Direttrici di corso Elena Milani e Rosanna Gioia. Ospite d’onore, il Delegato di Fisar Pavia Roberto Pace.

“La consegna degli attestati è un momento di grande importanza simbolica –ha affermato il Delegato Daniele Acconci- perché significa che festeggiamo la fine di due cicli di corsi e che progettiamo la ripresa della nostra normalità con l’organizzazione di nuovi corsi e di nuovi eventi a partire dal prossimo mese di settembre, sempre con le dovute precauzioni sanitarie”.

Il Sommelier Magazine

Nasce il progetto UN-IO BIO

Il mondo Cooperativo Toscano si incontra su un progetto nuovo di sostenibilità e biologico che coinvolge un comparto importante della produzione vinicola Toscana. Infatti dalla volontà di due realtà cooperative Toscane, la Vecchia Cantina di Montepulciano e la Castelli del Grevepesa nasce il progetto  UN-IO BIO che se tradotto in termini minimali lo potremo anche classificare come un’operazione di marketing ma in realtà è qualcosa di più profondo ed etico.

Le due cooperative mettono insieme oltre 500 produttori di due zone diverse della Toscana: l’ area Nord Chiantigiana e l’areale di Montepulciano, entrambi i territori sono riconosciuti come altamente vocati alla produzione di vini di qualità e  che rappresentano anche la storicità del vino Toscano: il Chianti Classico ed il Vino Nobile di Montepulciano.

Il Sommelier Magazine Nasce il progetto UN-IO BIO Il progetto consiste in un nuovo sistema di valorizzazione biologico e sostenibile del prodotto vino, ma soprattutto uno stimolo per  muovere le coscienze su tematiche importanti per il nostro futuro.

Attraverso gli interventi del Presidente della Vecchia Cantina di Montepulciano  Andrea Rossi e di Alessandro Cardini Direttore Generale della Castelli del Grevepesa, è emerso con forza questa volontà nuova che, in quanto tale, comporta anche un cambiamento nel modus operandi e nel modo di gestire tutto il processo. Sviluppare un pensiero bio è già di per sé  difficile, applicarlo ad un sistema cooperativo implica uno sforzo maggiore nel far metabolizzare il processo ai consorziati che devono cambiare appunto il modus di gestione  agronomica del vigneto con rischi ulteriori oltre a quelli già presenti dovuti soprattutto al cambiamento climatico.

Sotto l’aspetto sociale ed etico il progetto include anche la sostenibilità totale nel processo post-produttivo e quindi imballaggi e cartoni da carta riciclata, capsule di origine vegetale, tappi di sughero certificati, colle di origine naturale e soprattutto una bottiglia leggera per impattare sulla emissione di CO2.

Un progetto di questo genere riguarda anche l’etica del lavoro e le sue componenti umane; trasferire il “concetto di lavoro”  in concetto di “lavoro familiare “ è un’altra sfida da sostenere e che comporta un impegno costante e giornaliero.

Fiduciosi che  altre realtà cooperative toscane sposino questo primo progetto, oggi  abbiamo avuto la possibilità di degustare in anteprima le tre tipologie di vino che fanno da apripista:

  • Vino Nobile di Montepulciano Docg 2017

Produttore: Vecchia cantina di Montepulciano

Coloro rosso rubino, riflesso vivo, poco scorrevole. Naso complesso, ampio con frutta rossa  matura e sottobosco, nota di speziato con richiamo alla tostatura del legno. Caldo, di corpo, giustamente tannico, beva lunga.

 

  • Toscana rosso Igt 2019

Produttore: Castelli del Grevepesa e Vecchia Cantina di Montepulciano in pari percentuale.

Colore rosso rubino con riflesso violaceo. Naso fine, intenso su frutta a polpa rossa appena matura, nota di marasca, floreale di viola mammola, leggermente pungente. Caldo, di buona struttura, evidenzia un tannino giovane e pulito, fresco, sorso beva piacevole.

 

  • Chianti Classico Docg 2018.

Produttore: Castelli del Grevepesa.

Colore rosso rubino di buona intensità e densità. Naso interessante con note di frutta rossa in polpa e floreale, speziato dolce e ritorno di vegetale fresco. Caldo, di corpo, tannino pulito e battente, non ancora in equilibrio, sapido.

 

Una commissione di esami tutta in rosa

Notizia inviata dalla Delegazione Fisar di Milano

Il 21 giugno, presso il Centro Formazione Fisar Milano si è tenuto un esame di 3° liv. E’ stato un esame diverso dal solito che ricorderemo con piacere per due bellissimi motivi.

Il tanto desiderato ritorno alla quasi normalità, dove le restrizioni “covidiane” stanno riducendosi e ci consentono gli esami in presenza.

E sembra quasi a voler sottolineare questo avvenimento che, inaspettatamente, abbiamo avuto una commissione tutta femminile, donne come le nostre DCSF. Che dire?. E’ un segno del destino ?…. la rinascita!

 

Nella foto partendo da sinistra: Stefania Turato Presidente di Commissione, Vincenza Mazzarelli Direttore di Corso, Katia Vergani Responsabile di Zona, Ornella De Boni Direttore di Corso, Laura Sandoli Responsabile di Zona sterno.

Cantine da Hurlo:Fattoria Garbole, la nascita di un sogno.

Nella provincia di Verona, in quella parte di terra eletta che è la Valpolicella DOC, non semplice da raggiungere, troviamo la fattoria Garbole a Tregnago, in Val d’Illassi, lungo il corso accidentato del Progno dove si estendono alcuni dei loro vigneti. Sono terre ghiaiose, alluvionali, poco adatte alla coltura orticola ma particolarmente vocate alla vigna “che ama soffrire”. Bisogna soffrire anche per raggiungere questo luogo è la prima cosa che facciamo notare ad Ettore Finetto il produttore di vini unici che nell’immaginario collettivo possiamo definire a “Unicorn Wine”, appena scesi dall’auto, dopo un cordialissimo buongiorno, ci dice: “È fatto apposta la ricerca di un’opera unica non è un percorso semplice neanche in suv“.

Lo seguiamo all’interno dell’azienda e rimaniamo sorpresi dall’originalità degli interni dove la tecnica,” filosofia”, ci tiene a sottolineare Ettore, si fonde con la bellezza di opere d’arte contemporanea scelte e selezionate accuratamente da lui stesso che ne è un grande estimatore. Sulla parete di fronte all’ingresso campeggia un bellissimo ritratto dei fratelli Ettore e Filippo Finetto, sorridenti in uno scatto di Greg Gorman, ovviamente non uno a caso, parliamo dello stesso fotografo autore di ritratti di star quali Rachel Welch, Sharon Stone, John Travolta, Richard Gere, solo per citarne  alcuni, già questo ci dà la misura del successo che questi fratelli hanno costruito dal 1994, anno di nascita dell’azienda, ad oggi. Sul loro ritratto campeggia una scritta:” Learn from the Past. Live The Present. Dream the Future”, con in calce le firme dei fratelli Finetto, quasi a voler sottolineare la loro filosofia di vita per poi riportarla con grande passione nel loro lavoro, o meglio, come racconta Ettore: “questo non è un lavoro, Il nostro è uno stile di vita, non siamo produttori siamo creatori di opere d’arte.”

Il Sommelier Magazine Cantine da Hurlo:Fattoria Garbole, la nascita di un sogno. Ci parla della materia prima, il terroir, ci sono altri vigneti, oltre quelli che vediamo intorno all’azienda, situati in collina a 330 metri di altezza su terreni argillosi e calcarei, per un totale di circa dodici ettari “ma ne abbiamo altri a Cazzano di Tramigna che insistono su suoli vulcanici,li abbiamo acquistati nel 2013 i vini sono ancora lì a riposare è una terra completamente nera che conferisce complessità al vino“.

Sono in totale circa 10 ettari vitati ed una produzione di venti, venticinquemila bottiglie all’anno. Puntando esclusivamente sui vitigni classici della tradizione Veronese: Corvina, Corvina grossa, Rondinella e Molinara, un’uva che in piccole percentuali conferisce la giusta sapidità ai vini. Forniture di nicchia che vanno in ogni parte del mondo e che hanno un forte legame con il territorio che li genera ma al tempo stesso un’anima inafferrabile che cerca di andare oltre. Amarone Riserva, Recioto, Rosso Veneto IGP sono le migliori espressioni delle rispettive tipologie. I Finetto non producono più il Valpolicella Superiore “non se la sentiva di essere chiamato ancora cosi si è” Heletto”per diventare qualcos’altro“.

Il Recioto è quel vino che ha segnato la storia del territorio, dai tempi dei Romani, e che Gaborle interpreta con un ottimo equilibrio tra dolcezza e acidità, evitando che un vino così concentrato risulti stucchevole. Gli chiedo di raccontarci degli esordi, della nascita del sogno  “Garbole” ed Ettore, sintesi perfetta di umiltà, passione e capacità di sognare un cuore caldo ma con i piedi saldamente a terra, prosegue il suo racconto. L’idea comincia a prendere corpo poco più di vent’anni fa, nel garage di casa, dove i fratelli Ettore e Filippo, compiono alcuni esperimenti di vinificazione “con due cisternette in vetroresina”. Il passo successivo è trasformare la piccola azienda di famiglia, fino ad allora condotta dal nonno, da “in parte vinicola e in parte agricola” a completamente vinicola. Siamo negli anni 1996/1997 quando viene effettuata in larga parte il reimpianto dei vigneti,a Guyot semplice, a fusto basso, con densità di 5000 – 5500 ceppi per ettaro. “Iniziava ad essere qualcosa di più di un semplice hobby anche se non era ancora lavoro“, prosegue Ettore.

Il debutto effettivo sul mercato avviene con un Valpolicella Superiore e un Amarone entrambi annata 2001. Le primissime bottiglie di Hurlo, annata 2008, vedono la luce solo alla fine del 2014, adesso si imbottiglia il 2009. “La nostra forza e che eravamo liberi, anche di sbagliare“.

All’interno la Cantina di Garbole, somiglia ad una galleria d’arte moderna. Due sedie e un tavolino di legno sospesi in aria, ma saldamente agganciati alle pareti, rappresentano l’angolo pensatoio dove sono prese le decisioni aziendali più importanti. “A volte bisogna cambiare la prospettiva per ottenere un risultato diverso” è un omaggio all’artista Gino De Amicis “uno che ha fatto una sola intervista nella sua vita poco prima di morire“.

Più avanti troviamo altre opere d’arte dalla pittoscultura di Milena Maccaro al quelle di Umberto Esposti, realizzate con materiali di recupero, all’uomo mediatico con il suo fisico scolpito ma senza volto dedicato a Edward Bernays; ci spiega Ettore “sono opere originaliIl Sommelier Magazine Cantine da Hurlo:Fattoria Garbole, la nascita di un sogno. dalle quali attingiamo “ispirazione” e con cui cerchiamo di esprimere concetti che portiamo dentro la bottiglia. Noi troviamo molto più interessante focalizzarci su ciò che sta alla base del vino e ne afferra l’essenza che sugli aspetti tecnici, come sapere quant’è l’acidità. Se fosse per me non metterei neanche l’etichetta sulla bottiglia“.

Sulle pareti della cantina spiccano frasi scritte sulle quali ci soffermiamo, una citazione di Einstein “Le cose non accadono per caso, ma per merito“, poesie di Emily Dickinson e poi la leggenda di Seabiscuit il cavallo da corsa americano sul quale nessuno avrebbe scommesso e che un giorno inaspettatamente vince tutte le gare “un po’ come noi che qualche garetta la stiamo vincendo” racconta Ettore ammiccando.

La cantina è su due livelli, un impianto fatto su misura per una vinificazione ad alta precisione. La maggior parte delle operazioni è effettuata in gravità. Le cisterne sovrapposte, tutte a saturazione di azoto, sono separate l’una dall’altra in modo che i travasi siano eseguiti per caduta limitando al massimo le operazioni meccaniche. I tubi alimentari, completamente lisci al loro interno per evitare residui di sporco, ci dice, “costano una follia circa €200 al metro“.

“La tecnica non dà emozione il mondo del vino è talmente vasto che si ha una percezione di quello che è ma mai una certezza. Il vino è un prodotto vivo, che ha sbalzi di umore paragonabili ai nostri se decide di ribellarsi lo fa“. Continua il racconto sulla tecnica di vinificazione: “Il segreto e portare in cantina uva buona e cercare di rovinarla il meno possibile. Non sono d’accordo con chi dice che il vino si fa in vigna, in vigna si fa l’uva, il vino si fa in cantina questo non vuol dire sofisticarlo ma averne una cura dettagliata durante il processo. L’insieme di tantissimi piccoli particolari fa la grande differenza. I vini sono composti principalmente di acqua e alcool etilico, ed è con il restante 5% – 6%, (che è una quantità minima) che si fa la differenza tra un vino scadente è un grandissimo vino, differenza alla quale è vocato il nostro lavoro, la nostra opera. Servono quindi una miriadi di attenzioni“.

Nella barricaia troviamo botti nuove, ci dice Ettore “sono appena arrivate dalla Spagna, le dobbiamo ancora preparare. Lavoriamo solo con botti monomarca di una tonnellerie spagnola, la Magrenan. Arrivano dalla Rioja e sono di legno americano, il più robusto per reggere il carattere dei nostri vini. Io vado in Spagna una volta all’anno per scegliere i legni migliori. Ci siamo accorti che il legno nuovo dà un’altra espressione ai nostri vini. Nel 2009, come abbiamo avuto la possibilità economica per sostenere questo percorso, non l’abbiamo più abbandonato. Solo nel 2014 non le abbiamo acquistate ma perché non abbiamo prodotto vino o meglio non c’erano le condizioni minime per fare i nostri vini”. Ci ricorda così l’annata non felice, quella del 2014 appunto, per molti produttori di vino. “Anche i tappi sono selezionati a mano da un unico fornitore“, spiega Ettore.

Arriviamo così al momento dell’assaggio dei vini nella sala degustazione di lato su un ceppo di legno fanno bella mostra di se le mitiche bottiglie Heletto, Hurlo e Hestremo. Sul grande tavolo di legno ci aspettano sei calici con accanto le leggendarie bottiglie che andremo a degustare sappiamo già che non sarà il solito percorso tecnico dove andremo a sviscerare tutte le componenti che fanno grande un vino andremo a degustare dei vini di grande struttura ed equilibrio.

Incuriosita dalla grafica delle etichette e dai nomi scelti per ciascun vino, chiedo spiegazioni, le etichette sono semplici, ricercate, raffinate giocate nei toni del nero, rosso, bianco e grigio poi la scelta di far precedere dalla lettera “H” il nome di ciascuno dei vini. “La “H” che dà significati nuovi in silenzio, il fattore “H” che è la capacità di andare oltre l’esistente, è il punto di rottura, l’essere fuori di tutto. Fuori dal Dogma”. Ci spiega così la scelta di uscire fuori dal Disciplinare per preservare il segreto della miscela di uvaggio che compone ciascuno dei loro prodotti. Una scelta coraggiosa, in perfetta sintonia con la personalità dei produttori: “coraggiosamente inquieti, saggiamente folli, incautamente estremi.”

Iniziamo la degustazione con l’Heletto, a seguire con l’Hestremo per poi terminare con l’Hurlo il tanto decantato vino che ci ha portati fin qui. Stiamo parlando di un Rosso Veneto IGP, 2008, 15 % Vol, senza ombra di dubbio un grande vino, “ne produciamo circa 1500 bottiglie all’anno”, e in vendita solo su prenotazione. “Il valore prima del prezzo” ciascuna bottiglia è numerata e accompagnata da un certificato di autenticità. Le etichette vengono attaccate rigorosamente a mano, altro dettaglio che ne giustifica l’unicità. Un vino di colore rosso rubino intenso, di corpo pieno e di grande complessità aromatica è un “Inno alla gioia”, come sostiene Ettore: “Sia a livello culturale che sociale, si è perso l’urlo di gioia ed il nostro vino Hurlo vuole essere un omaggio al benessere: un urlo, appunto, di grinta e di energia“.

Cinque i vitigni autoctoni utilizzati alcuni in via di estinzione: Saccola, Pontedarola, Uva Segreta, Negrara, Corvina Veronese, la cui percentuale di uvaggio non è data sapere così come non esiste una scheda tecnica del vino. Un vino morbido che fa sentire il legno senza rinunciare alla territorialità. Al naso arriva profondamente intenso a distanza si riescono a percepire note di piccoli frutti rossi, lamponi, more, ciliegie mature, marasca per poi lasciare spazio a sentori di erbe selvatiche timo, muschio, pepe e note stuzzicanti di cioccolato fondente. Un vino equilibrato e complesso con una bella spalla acida che lo renderà gradevole alla beva anche nel lungo periodo.

 

Il Tesoro Poliziano

Sono molti i tesori che la città Poliziana offre ai visitatori: tesori architettonici, culturali, storici, ambientalistici… ma ce n’è uno meno propenso a mostrarsi, come se fosse timido, schivo o riservato. Questo è il vin santo che a Montepulciano ha trovato un ambiente consono per la sua tutela, soprattutto nell’aspetto della tradizione e della cultura, facendosi testimone di un prodotto unico che fin dal 1300 ha caratterizzato questa produzione nella Toscana ed in seguito anche in altre regioni Italiane limitrofe e non. La storia ci racconta di un vino che è “Santo” perché l’ammostamento viene fatto nel periodo della Settimana Santa a seguito di un meticoloso appassimento in locali ben areati; santo perché dato ai malati, alle partorenti e, in piccole gocce, ai ragazzi gracili perché grazie al suo grado alcolico elevato e ad un alto residuo zuccherino viene assimilato velocemente apportando al corpo umano un benessere immediato, santo perché usato anche come vino da messa. La tradizione invece ci racconta un’altra  storia dove il Vin Santo assume un significato ben diverso in quanto, per la sua ricchezza di operosità e squisitezza, era ed è tutt’oggi, il vino dell’ospitalità, dell’accoglienza familiare, della convivialità.

Tornando alla tradizione del vinsanto a Montepulciano dobbiamo andare alla ricerca dei motivi che lo hanno portato a tanta importanza. Partiamo dal 1300 circa, quando ogni casata nobiliare produceva il “Suo” Vin Santo ottenuto come detto dall’appassimento delle uve che originariamente erano a bacca bianca, soprattutto  Malvasia, Pulcinculo (riconducibile ad un Grechetto così chiamato per il fatto di avere un puntino nero alla base dell’acino) e Trebbiano.

La ricetta, esclusivamente familiare, era il segno distintivo di quel prodotto unico e diverso da tutti gli altri  che veniva custodito gelosamente come un gioiello di famiglia o come un figlio ad identificare appunto l’amore per quel vino. Che dire poi del misticismo che avvolgeva il Vin Santo, il suo processo produttivo lungo e complesso, la confinazione dei caratelli nel sottotetto lontano da occhi indiscreti, la sua perdita quantitativa importante durante il processo di fermentazione, e poi la “Madre”.

Viene da chiedersi cosa sia questa “Madre” che in modo veloce ma efficiente potremmo paragonare ad un lievito madre usato nella panificazione, che viene rigenerato, usato e ancora rigenerato, nutrito tutte le volte per la sua acidificazione; come sappiamo questo lievito rende appunto il pane unico e diverso ogni volta che si va a lavorarlo. Tecnicamente la “Madre” è definita un deposito feccioso formatosi nell’ultimo ciclo produttivo in caratello e contenente ceppi di microrganismi resistenti e destinati appunto alla fermentazione del vin santo: gommoresine, pectine, proteine, lieviti e batteri. Tutto questo crea l’unicità del vin santo da annata ad annata, da caratello a caratello, e da famiglia a famiglia.

Il Sommelier Magazine Il Tesoro Poliziano Da qualche anno a questa parte, molto si dibatte sull’uso della madre in quanto già di per sé il sistema produttivo si svolge in ambiente ossidante e quindi tecnicamente o, enologicamente parlando, si potrebbe ottenere  un prodotto di scarsa qualità; ma ahimè dovremo farcene una ragione visto che altre tipologie di vini simili, prodotti in diverse parti del mondo, usano questa tecnica produttiva con risultati importanti e gratificanti. L’altra soluzione è il non uso della madre e quindi iniziare la fermentazione in modo spontaneo (non sempre possibile) oppure inoculando lieviti adatti alla fermentazione con condizioni di grado zuccherino molto elevato.

Su quest’ argomento, si sono dette e scritte tante cose, e sono molti gli enologhi che, come Fregoni, Tachis,  Sicheri, Scienza e Cotarella, a vario titolo si sono espressi in materia secondo la propria filosofia, e ciò è andato ovviamente ad aumentarne il blasone e l’interesse.

Personalmente preferisco vin santi ottenuti con il metodo tradizionale non disdegnando affatto alcune versione o interpretazioni più moderne o contemporanee.

Prima di passare alla degustazione organizzata dal Consorzio del vino nobile di Montepulciano è giusto ricordare come il Vin santo preveda anche una versione Occhio di Pernice che, pur essendo ottenuta con lo stessa sistema produttivo, parte però da uve a bacca rossa con il Sangiovese per min.50% ed altri vitigni compresi nella mappa ampelografica della Regione Toscana. Secondo i vari disciplinari di produzione  possono  essere classificati secchi o dolci a seconda del residuo zuccherino.

La degustazione, oggetto del nostro desiderio, comprendeva 10 campioni di varie annate tutte a Doc. Serve ricordare che la  metodologia di degustazione ha seguito la scala dei residui zuccherini senza tenere conto di fattori quali il grado alcolico o l’anno di produzione. I dati analitici sono stati comunicati dalle aziende.

Abbadia Vecchia – anno 2016.

Vitigni: 70% Trebbiano, 20% Grechetto, 10% Malvasia.

Madre: no

Appassimento: 60 gg in ambiente ventilato

Affinamento: 4 anni in Barrique da 300 lt

Dati Analitici:

  • Alcol: 18,2
  • Zuccheri residui Glucosio+ Fruttosio: 95 g/l,
  • Acidità totale: 6,2 g/l,
  • Acidità volatile: 1,32 g/l,
  • Estratto secco: 127,5 g/l.

Colore giallo topazio, luminoso. Naso su uva spina sotto spirito, candito da agrume, miele, nota mentolata, ginestra e confetto. Caldo, di corpo, dolce ma non stucchevole, lungo di beva, correlazione olfattiva.

 

Fattoria del Cerro – anno 2016.

Vitigni: 50% Trebbiano, 50% Grechetto

Madre: No

Appassimento: Mediamente 5 mesi

Affinamento: 3 anni in caratelli di Rovere.

Dati analitici:

  • Alcol: 14,5
  • Zuccheri residui: 164 g/l
  • Acidità fissa: 6,83 g/l
  • Acidità volatile: 1,28 g/l
  • Estratto secco: 204,1 g/l

Colore giallo  topazio con riflessi ambrati. Naso: pesca e albicocca sciroppate, nota candita, spezia dolce e miele millefiori. Caldo, dolce, di corpo, fresco, nota amaricante, lungo di beva esalta la nota candita.
Lombardo – anno 2015.

Vitigni: Malvasia Bianca 70%, Grechetto 30%.

Madre: Si

Appassimento: 4 mesi

Affinamento: 3-4 anni in caratelli di castagno da 40 lt e 75 lt.

Dati analitici:

  • Alcol: 13.5
  • Zuccheri residui: 167 g/l
  • Acidità volatile: 1,98 g/l
  • Estratto secco: 208,2g/l

Colore ambrato scuro, buona densità. Complesso e fine nelle note di mallo di noce, legno di castagno, muschio, caffè,  miele scuro ,cannella. Caldo, rotondo e lungo. piacevole ritorno di dattero e fichi secchi.

 

Vecchia Cantina di Montepulciano – “Redi” anno 2012.

Vitigni: 70% Malvasia, 30% Grechetto.

Madre: si.

Appassimento: Circa 4 mesi.

Affinamento: 7 Anni circa in caratelli di rovere da 60lt, 80lt, 100lt.

Dati analitici:

  • Alcol: 14%
  • Zuccheri residui: 220 g/l
  • Acidità fissa: 7,1 g/l
  • Acidità volatile: 2,1 g/l
  • Estratto secco: 281,1 g/l

Colore giallo ambrato intenso, riflesso brillante. Complesso e fine, richiama l’uva sotto spirito, frutta candita e sciroppata, miele scuro e albicocca appassita, caffè. Caldo, dolce, avvolgente, fresco, forte la concentrazione del frutto.

 

Contucci – anno 2007.

Vitigni: Malvasia bianca 40%, Grechetto 40%, Trebbiano Toscano 20%.

Madre: si.

Appassimento: 4 mesi

Affinamento: 8-12 anni in caratelli di legno da 70 lt e 100 lt.

Dati analitici

  • Alcol: 12,18%
  • Acidità volatile: 2,15 g/l
  • Estratto secco: 326,5 g/l

Colore ambra, riflesso luminoso, brillante. Complesso e molto fine esalta la frutta in confettura a polpa gialla, candito netto e pulito, richiami al miele di castagno e noce. Caldo e dolce, lungo e persistente richiama note gustative di caffè. Piacevole la combinazione dei residui zuccherini e la volatile.

 

Le Berne “Ada” – anno 2011

Vitigni: 80% Pulcinculo, 20% Malvasia bianca.

Madre: si.

Appassimento: 4 mesi su cannicci.

Affinamento: 8 anni in caratelli da 50 lt, 100 lt e oltre 8 mesi in bottiglia.

Dati analitici:

  • Alcol: 13% fino a 15%
  • Acidità volatile: 1,26 g/l
  • Acidità fissa: 5.5 g/l
  • Estratto secco: 465,40 g/l

Dedicato a Mamma “Ada”.

Colore ambra scuro quasi mogano, denso, poco trasparente. Complesso e fine, note di uva passa, miele, caffè, tabacco, note di caramello e cera d’api, balsamicità. Caldo, dolce, pienezza di bocca e richiami olfattivi molto marcati.

 

Fassati -anno 2000- Riserva “l’Augusto”.

Vitigni: 90% Malvasia, 10% Grechetto.

Madre: Si.

Appassimento: 6 mesi.

Affinamento: 14 anni in  piccoli caratelli di Rovere.

Dati Analitici:

  • Alcol: 14% VOL.
  • Zuccheri residui: 205 g/l
  • Acidità volatile: 1,58 g/l
  • Acidità fissa: 6,8 g/l
  • Estratto secco totale: 255 g/l

Colore Mogano chiaro, denso. Naso complesso, persistente sulle note di uva passa, tabacco, sottobosco in surmaturazione note di affumicato e balsamicità. Caldo, di corpo, avvolgente ed equilibrato, leggera freschezza che  richiama il mentolato ed erbe secche.

 

Boscarelli – anno 2010 “Familiare” – Occhio di Pernice.

Vitigni:  75% Sangiovese, 25% Malvasia e Grechetto.

Madre: Si.

Appassimento: 5 mesi.

Affinamento: 7 anni

Dati analitici:

  • Alcol: 12.30%
  • Zuccheri residui: 270 g/l
  • Acidità fissa: 8.2 g/l
  • Acidità volatile: 1.69 g/l
  • Estratto secco: 350.0 g/l

Colore mogano con riflessi rossastri, denso. Molto fine e complesso, dattero e fichi secchi, ciliegia sotto spirito, caffè, nota balsamica e mentolata, prugna in confettura. Caldo, robusto, beva piacevole supportata dalla parte acida, ritorna la confettura di frutta rossa, lungo.

 

Tiberini – anno 1996-Occhio di Pernice.

Vitigni: 60% Prugnolo gentile, 40 % Pulcinculo.

Madre: Si.

Appassimento: 7 mesi sui graticci.

Affinamento: 20 anni in caratelli da 75 lt.

Dati analitici:

  • Alcol: 13,50 %vol.
  • Acidità totale: 7,70 g/l
  • Acidità volatile: 1,82 g/l
  • Estratto secco totale: 371,00 g/l
  • Zuccheri riduttori estratti.: 284,50 g/l
  • Titolo alcolometrico totale: 28,13 ml./10

Colore mogano scuro quasi caffè, denso. Complesso, intenso, note di caramello, caffè, prugna in confettura, vegetale di fungo e erbe officinali, mentolato, richiamo alla noce sotto spirito. Caldo, avvolgente, dolce, persistente, chiude con note minerali di idrocarburi. Mostra tutta la forza dei suoi anni.

 

Avignonesi – anno 2005.

Vitigni: Trebbiano e Malvasia.

Madre: Si.

Appassimento: 4/5 mesi

Affinamento: 10 anni  in caratelli da 40lt e 50lt.

Dati analitici:

  • Alcol: 12,50
  • Zuccheri residui: 390 g/l
  • Acidità fissa: 9,6 g/l
  • Acidità Volatile: 1,2 g/l
  • Estratto secco: 489 g/l

Colore mogano scuro, impenetrabile e denso. Complesso e lungo, frutta a guscio, nota di sotto spirito, liquerizia, candito e speziato richiama le note del panforte, boisè. Caldo, dolce, lungo sulle note di frutta matura in confettura e caffè, sufficientemente fresco, da servire a temperatura bassa per non comprometterne la beva.

AVETE MAI SOGNATO DI PRODURRE IL VOSTRO VINO?

Noi appassionati di vino, amatori, sommelier e professionisti, quante volte abbiamo fantasticato di possedere un pittoresco vigneto adagiato sulle dolci colline del nostro Bel Paese, da dove ricavarne grappoli maturi e luccicanti per produrre il miglior nettare che avessimo mai assaggiato? Sono più che convinto che tutti noi vorremmo poter scendere nelle cantine del nostro podere, spillare da una botte un bicchiere di vino ancora in affinamento e discutere dei profumi, delle sfumature di colore, delle sensazioni gustative e del tempo che dovrà ancora trascorrere prima di raggiungere la corretta maturazione.  E che dire dell’entusiasmo di condividere la nostra opera con amici, parenti e colleghi, facendo degustare il vino prodotto con le nostre stesse mani e raccontando la storia, l’impegno e la passione che abbiamo profuso per dare vita a questa bevanda dionisiaca?

Tutto questo potrebbe sembrare difficilmente realizzabile, oppure, ragionando in modo più razionale, semplicemente complesso, per via degli investimenti e delle conoscenze necessarie per portare a termine un tale progetto. Infatti, avremmo bisogno di un terreno adatto alla coltivazione della vite, dei macchinari e attrezzi, di una cantina dove svolgere le operazioni di vinificazione e stoccaggio, delle autorizzazioni necessarie per l’imbottigliamento e la vendita e di un’infinità di ulteriori accorgimenti. Bisognerà poi tener conto che per produrre un vino di qualità saranno necessarie conoscenze agronomiche per l’allevamento della vite, oltre che enologiche per la vinificazione delle uve. Ultimo aspetto, forse quello più importante, è il fattore tempo. Sì, perché per stare al passo della natura non c’è giorno, festività o fine settimana che tenga!

Esiste però una soluzione! Vi svelerò il segreto di come ho potuto intraprendere la mia avventura da apprendista vignaiolo riuscendo a non farla sovrapporre al mio lavoro e agli impegni di tutti i giorni! Si chiama VINOINVIGNA (www.vinoinvigna.com) ed è uno splendido progetto che consiste nell’adottare uno o più filari di un vigneto. Mi piace utilizzare il verbo “adottare” perché questa iniziativa è facilmente associabile ad una vera e propria adozione a distanza, con la differenza che non si rimane lontani a guardare ciò che accade, ma si partecipa direttamente e in prima persona! Di fatto viene predisposto un contratto di affitto/gestione del filare (o più filari) scelto tra quelli messi a disposizione dalla cantina, la quale si occuperà di supervisionarlo quotidianamente. È proprio questo ultimo aspetto a rendere l’esperienza realizzabile per tutti, in quanto non ci si dovrà preoccupare dell’ordinaria gestione dell’appezzamento vitato assegnato, ma solo delle principali e più importanti attività agronomiche che richiede la vigna.

Orientativamente sono una decina gli appuntamenti imperdibili ai quali partecipare in prima persona sia in vigna che in cantina. Si segue l’intero ciclo vegetativo della pianta che parte tra gennaio e marzo con la potatura invernale e la legatura, per poi passare in primavera con le operazioni di spollonatura e palizzatura, arrivando in estate con la vendemmia verde e il diradamento, e concludendosi in autunno con la vendemmia. Verranno poi effettuate anche le operazioni di vinificazione, quali pigiatura delle uve, fermentazione, svinatura, travasi e affinamento. Una volta ultimato l’intero processo produttivo, si eseguirà l’imbottigliamento e l’etichettatura.

Un intero viaggio nel mondo della vigna e del vino, vedendo con i nostri occhi e toccando con mano il risultato del nostro lavoro, sempre accompagnati e guidati dalle indispensabili indicazioni e dai sapienti consigli degli esperti vignaioli delle cantine. Il percorso si concluderà con la consegna a casa delle bottiglie di vino prodotte dal nostro filare, sulle quali potremo applicare un’etichetta unica e personalizzata dando libero sfogo anche alla nostra fantasia e doti artistiche.

Vivere le emozioni di stare a contatto con la natura, accudire le piante che crescono, germogliano, fioriscono, fruttificano e danno vita a grappoli splendidi e succosi, è un’esperienza unica. Poter poi seguire tutte le fasi della vinificazione ci insegna quanto sia importante rispettare il lavoro della terra, così da non nascondere le caratteristiche originali dell’uva, ma cercando di esaltarne il terroir di provenienza.  S’impara molto di più sul duro lavoro dei vignaioli, sui sacrifici che vivono quotidianamente, sull’imprevedibilità di madre natura, sull’influenza del clima e dei terreni, ma allo stesso tempo ci si rende conto delle enormi soddisfazioni che possiamo provare nel domare e guidare la vite in modo tale da regalarci i frutti perfetti per la creazione del nostro vino. Sono proprio queste emozioni, i ricordi e l’esperienza acquisita che finiranno all’interno di ogni singola bottiglia del nostro vino, e che ogni volta che ne apriremo una, ci consentiranno di raccontare della magia che un semplice bicchiere di vino può trasmettere.

 

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