Sotto il mare del Salento: le Cantine Paololeo tra le poche in Italia a puntare sull’affinamento sottomarino

Il Sommelier Magazine Sotto il mare del Salento: le Cantine Paololeo tra le poche in Italia a puntare sull’affinamento sottomarino

Nel cuore della suggestiva terra salentina, fra campi fertili baciati dal sole e accarezzati da venti secolari, emerge una delle aziende vinicole italiane che guarda al mare come fonte di innovazione: le Cantine Paololeo. Fondata nel 1989, questa cantina pugliese ha sempre cercato di incarnare l’innovazione e la passione per la tradizione enologica, ma è con il suo ultimo progetto che ha attirato l’attenzione del mondo vinicolo.

La novità? Una cantina sottomarina. Le Cantine Paololeo, come altre quattro cantine italiane ha deciso di puntare su questo curioso metodo di affinamento. Dopo un lungo processo di ricerca e sviluppo, la Cantina Paololeo ha quindi immerso 1011 bottiglie del suo Metodo Classico Pas Dosé nelle acque marine del Salento, a 30 metri di profondità.
Questo progetto audace è stato concepito non solo per la sua innovazione tecnologica, ma anche per i suoi impatti ambientali positivi. Utilizzando il fondale marino come un gigantesco frigorifero naturale, Paololeo mira a ridurre i consumi energetici e a abbattere le emissioni di CO2, mantenendo le bottiglie alla temperatura ideale di 12-14 gradi Celsius. Questo non solo preserva l’ambiente, ma si sposa perfettamente con la visione green dell’azienda, già certificata Equalitas.
L’immersione delle bottiglie sott’acqua non solo preserva il vino, ma potenzialmente lo migliora. L’oscillazione delle onde favorisce un remuage più duraturo e costante, mentre la pressione delle profondità marine può influenzare l’evoluzione del vino durante l’affinamento, creando una gamma di sapori e aromi unici.

“La nostra cantina sott’acqua accentua l’affinamento sui lieviti – afferma l’enologo Nicola Leo- producono una bolla elegante molto fine, la cremosità in bocca e un’acidità meno tagliente. All’olfatto si nota un’evoluzione importante, e sembra di assaggiare un vino rimasto per più anni sui lieviti”.