Riscoprendo, con questa breve rubrica, la figura del sommelier dal punto di vista storico, ne ho colto gli aspetti salienti del suo agire prima dell’avvento del marketing per arrivare a sottolineare i collegamenti con il suo fare moderno.
Il Chiaretto della Valtènesi e i rosati d’Italia insieme in Rosautoctono, cinque Consorzi per esaltare il gusto di questo vino speciale.
Ma che Nebbiolo eccezionale! Piemonte? No, Valtellina. E che Sangiovese intrigante. È toscano? Macché, viene dalla Romagna. E che dire di una profumata Malvasia lucana, di un fresco Bianchello delle Marche o di un’avvolgente Tintilia molisana?
La “Strada dei Vigneti Alpini” propone itinerari di scoperta sui due versanti delle Alpi occidentali dei territori dell’Alta Savoia, Savoia, Torino, Valle d’Aosta, a chi ama oltre che degustare vini in cantina, visitare borghi, castelli, ammirare una natura incontaminata in tutte le stagioni
Chiunque visiti la Liguria, percorrendone l’arteria che costeggia il mare, riesce a intuire subito la peculiarità della regione: una lunga lingua di terra stretta tra il mare e i monti che la sovrastano interamente.
A un primo sguardo il territorio dell’Etna può sembrare la terra che Dio creò in un giorno di rabbia. Il vulcano più alto d’Europa, tutt’ora in piena attività, ha pareti scoscese e terra nera e le sciare punteggiano i fianchi poderosi.
Un forziere ampelografico piccolo piccolo (3.261 km quadrati l’intera regione); incastonato a Nord-Ovest sulle Alpi Occidentali, onusto dei picchi innevati del Cervino, del Monte Rosa, del Gran Paradiso e di sua maestà il Monte Bianco.
INTERVISTA A ROBERTA CAPITELLO DOCENTE PRESSO L’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA
INTERVISTA A EMANUELE RASO GEOLOGO DEL PARCO NAZIONALE DELLE CINQUE TERRE
Quando si parla di agricoltura e di paesaggi di montagna non si può tralasciare una delle aree più emblematiche in Italia: la Valtellina. La Fondazione Provinea, braccio operativo del Consorzio di tutela dei vini di Valtellina per la salvaguardia del patrimonio terrazzato vitato, è nata nel 2003. Ce ne parla Cristina Scarpellini, viticultrice e Presidente della Fondazione.
Nell’immaginario comune la viticoltura eroica si associa a impervi pendii di montagna, a terrazzamenti a picco su laghi incastonati tra le Alpi, alle anguste pergole sulle topie, a delle vere e proprie Rupi del vino o alle impraticabili Rive.
Lo scorso 30 giugno è stato firmato il Decreto di espressione interministeriale (Mipaaf. Mibact e Mattm), che rende attuativo il riconoscimento dei vigneti eroici e storici come patrimonio culturale.
Eroismo: il primo concetto che si elabora, pensando al vino della montagna. Il garante degli interessi della Viticoltura di montagna e in forte pendenza è il Cervim (Centro di Ricerca, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana), un organismo internazionale con sede in Val d’Aosta, nato nel 1987, al quale aderiscono organismi regionali nazionali ed esteri.
Storicamente, questa particolare opera di antropizzazione, con presenza di attività di viticoltura nei posti più inaccessibili e inospitali, si accompagna alla necessità di conservare e tramandare un patrimonio di tradizioni, di saggezza, di pratiche colturali, unitamente all’esigenza di salvaguardia del suolo e dei vitigni storici del luogo, i cosiddetti “autoctoni”.
INTERVISTA A ROBERTO GAUDIO, PRESIDENTE USCENTE DI CERVIM. È la viticoltura delle zone particolarmente difficili, come montagna e piccole isole, e così è stata definita dall’articolo 7 del Testo Unico del Vino (L. 238/2016) e dal Decreto attuativo emanato a inizio estate, mutuando un’espressione coniata dal Cervim, istituzione di interesse europeo che ha sede in Val d’Aosta.



